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La Nato scarica la
colpa sui talebani. I comandi Nato hanno riferito che i raid “mirati” di
martedì hanno ucciso solo combattenti talebani, almeno 48. Pur ammettendo la “credibilità”
delle notizie di “danni collaterali”, ovvero della morte di civili innocenti.
Mark
Laity, rappresentante civile della Nato in Afghanistan (non è un caso che abbia
parlato lui, invece dei soliti generali in mimetica) si è detto dispiaciuto (“sorry”),
ma
ha però tenuto a precisare che non è colpa della Nato se “i talebani continuano
a usare i civili come scudi umani”, nascondendosi nelle aree abitate.
Zona vietata:
impossibile indagare. Che la notizia di ingenti perdite civili sia
attendibile non c’è alcun dubbio, visto che è stata confermata da più fonti,
divergenti solo sul numero dei morti: 90 secondo fonti locali dell’agenzia
Pajhwok; 85 secondo un membro del consiglio provinciale di Kandahar, Bismallah
Afghanmal; 70 secondo Karim Jan, abitante di uno dei villaggi colpiti; 60
secondo un funzionario del governo che ha voluto rimanere anonimo “per timore
di ripercussioni”.
Condanne e rabbia
crescente. L’Unama (la Missione Onu in Afghanistan) si è detta “molto
preoccupata” per “il gran numero di civili” uccisi dalla Nato. “La salvaguardia
e il benessere dei civili devono sempre venire per primi e ogni vittima civile
è inaccettabile, senza eccezioni”, si legge nel documento diffuso dalla
Missione.
Non si può più
parlare di “incidenti”. In effetti, la frequenza di casi di civili uccisi
nei raid della Nato è ormai tale che risulta difficile chiamarli ancora
“incidenti”. Il 18 ottobre, 8 civili sono morti in un raid nello stesso
distretto di Panjwayi. Il giorno prima, 17 ottobre, altri 9 civili sono morti
sotto le bombe Nato nel vicino distretto di Zhari e 13 sono stati uccisi in
raid aerei nel distretto di Grishk, in provincia di Helmand. Nella stessa
provincia, il 15 ottobre altre bombe sono cadute su Musa Qala, nella provincia
di Helmand provocando molti feriti tra i civili (v. “Gli
incubi di Hamida”). Uno stillicidio che va avanti ormai da mesi: 50 civili
uccisi a Pnjwayi il 9 settembre; altri 21 nella stessa zona il 5 settembre; 10
a Musa Qala il 27 agosto e altri 13 il 25 agosto; 15 civili morti a Zhari il 22
agosto; e così via. Decine, centinaia di morti civili che – secondo affidabili
fonti militari di PeaceReporter –
vengono spacciate per talebani con il vecchio sistema delle armi messe accanto
ai cadaveri (v. “La
fabbrica dei talebani”).Enrico Piovesana