04/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Tempo di guerra, Arrigo Benedetti, Edizioni La Vita Felice 1997
 
Scritto per noi da
Paolo Lezziero
 
La prima di copertina del libroCollaboratore negli anni trenta di Omnibus, inviato di guerra del Mattino, Arrigo Benedetti nel dopoguerra fu fondatore e direttore de "L’Europeo" e dell'"Espresso", negli anni settanta direttore de "Il Mondo", fondato da Pannunzio, e di "Paese Sera", quotidiano di Roma.
Una firma prestigiosa, quindi, una grande esperienza umana, con una visione giornalistica per la storia come notizia, maestro di una generazione di professionisti della carta stampata.
In “Tempo di guerra”, il suo volume di esordio pubblicato a soli vent’anni e riscoperto e rilanciato da una piccola ma combattiva casa editrice, La Vita Felice di Milano, narra con penna sottile e indagatrice "le ristrettezze, i congedi, la morte e la quotidianità ai tempi della Grande Guerra, vista allora attraverso le atmosfere e gli ambienti nella sua città, Lucca".
Grandi o piccole, che siano, le guerre, con date ormai storicizzate, o nuove, con divise e armi diverse e con motivazioni quasi sempre tragicamente uguali, anche da queste pagine si rileva che sono sempre i cittadini a pagare, in divisa o sotto le bombe, in borghese, nell’attesa della pace.
 
Immagini dalla Grande GuerraLa guerra. Le immagini, i luoghi visitati dall’autore bambino (un ospedale militare) lasciano subito il segno. "Fu con Sofia", scrive, "la sorella del mio amico morto Eugenio, che visitai un ospedale militare…La visita ai feriti fu brevissima; Sofia mi spingeva avanti per le corsie e io ero contento di far presto un po' vergognoso sotto tanti occhi pronti alla minima possibilità di distrazione".
Più avanti c'è l'incontro con i primi stranieri della sua vita, i soldati ungheresi…"In quel tempo a San Pancrazio c’erano molti prigionieri, tutti ungheresi, alti, vestiti di panno giallo. Non sapevano l'italiano e si facevano intendere a cenni; i contadini li rispettavano essendo bravi lavoratori. Io desideravo un incontro dello zio (un ufficiale in licenza) con loro per vedere che avverrebbe tra nemici faccia a faccia…egli chiese loro dove avevano combattuto facendo una filza di nomi, e distribuì sigarette".
 
Immagini dalla Grande Guerra 
Il dopo. Dopo la sconfitta di Caporetto, Benedetti conosce un’altra tipologia umana, i profughi, ancora oggi il prodotto di violenze di paesi invasori. La guerra non è più lontana, i veneti fuggiaschi arrivano fino a Lucca. 
Infatti, una signora fuggita da Belluno "descriveva la ressa terribile sui treni e sui ponti: da lei per la prima volta udii parlare di ponti fatti saltare all’ora stabilita, con la folla sopra, per arrestare il nemico. Aveva fatto a piedi chilometri, a Mestre aveva trovato un alloggio improvvisato, dove non poteva spogliarsi perché accanto c’erano ufficiali, con stanze divise da pareti di tela".
Come in tutte le guerre, anche allora, causata da chi non si sa, forse diffusa dal nemico, o portata dai bacilli dei prigionieri, o per l’effetto di tanti cadaveri in putrefazione al fronte o dal solito "castigo divino" (gli untori), arriva una terribile epidemia, "la spagnola", che aggiungerà strage a strage.
Per evitare la carestia la famiglia dello scrittore si spostava in campagna. E li scopre chi paga più di tutti per la guerra, quando un figlio di contadino gli chiede perché suo padre non fosse in guerra…"rimasi interdetto a tale domanda", racconta lo scrittore, " finii con lo smarrirmi quando aggiunse ridacchiando: 'Perché siete signori'”.
Categoria: Guerra
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