10/12/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Paraguay, senza terra in marcia per la riforma agraria
Manifestazione contadinaUna mobilitazione nazionale per il diritto alla terra. “Protesta e resistenza” sono le parole d’ordine che i senza terra paraguaiani si sono dati nell’indire le manifestazioni in otto dipartimenti del paese: San Pedro, Concepción, Caaguazú, Caazapá, Guairá, Paraguarí, Misiones y Canindeyú. Obiettivo: imporre le proprie ragioni su un conflitto atavico, che da sempre vede da una parte i grandi proprietari terrieri con immensi latifondi incolti e dall’altra i contadini senza terra, poveri e affamati.
“Le occupazioni riprenderanno oggi – ha annunciato il segretario generale aggiunto della Federazione nazionale campesina (Fnc), Marcial Gomez –e non ci fermeremo finché il governo non ci darà risposte concrete”. La tensione è alta, nonostante la tavola rotonda convocata ieri dal Congreso Nacional.

I precedenti - Gli ultimi sanguinosi episodi hanno scioccato l’intero movimento e rinvigorito la voglia di giustizia e diritti. Una settimana fa una ventina di contadini sono rimasti feriti durante lo sgombero forzato della tenuta agricola 'Carla Maria', nella zona di San Pedro. Quarantacinque minuti di scontri e centosettanta gli arrestati, tra cui molte donne. Un poliziotto è rimasto ucciso durante l’evacuazione di un’altra proprietà, a Maria Auxiliadora, nel dipartimento di Itapua. Polizia ed esercito, eseguendo l’ordine giudiziario, hanno invaso le haciendas, gettando lacrimogeni e sparando proiettili di gomma sulle famiglie, decise a restare in quei fazzoletti di terra che per loro significano la vita.

Il governo
- Tutto questo è avvenuto a due giorni di distanza dall’emissione di un Contadini a lavoromandato di cattura per il leader della Federacion, Odilon Espinola, accusato dal ministro dell’Interno, Nelson Mora, di “apologia della violenza e associazione a delinquere per danneggiare proprietà private”.
Controverse le reazioni dei ministri. Contro il titolare dell’Agricoltura, Antonio Ibanez, che ha screditato i campesinos senza usare mezzi termini, è insorto il segretario di Stato: “Sono persone che vogliono imporre le proprie rivendicazioni e per farlo violano qualche legge. Questo sicuramente non li rende dei guerriglieri”.
Ma intanto alla tavola delle trattative il governo resta assente. “L’esecutivo non sta prendendo parte alle negoziazioni – ha sottolineato Gómez – quindi il conflitto è ben lungi dal risolversi”.

Il conflitto
– E le occupazioni ricominciano. “Per ora la 'Carla Maria' non la invaderemo – fanno sapere dalla Fnc - aspetteremo i risultati delle discussioni, ma il dipartimento di San Joaquin non resterà a guardare”. E in molte altre aree del paese saranno organizzati sit-in per bloccare le strade principali.

I sindacati – I dirigenti dei sindacati contadini intanto sono solidali e uniti. “Stiamo Piantagionivivendo un periodo di unità e solidarietà – hanno affermato. La nostra attenzione va ai feriti della Carla Maria. Non ci dimentichiamo di loro”. E assicurano che resisteranno a ogni altro sgombero, non temendo gli scontri con la forza pubblica. Intanto, tutti assieme - la Federación Nacional Campesina (Fnc), la Mesa Coordinadora Nacional de Organizaciones Campesinas (Mcnoc) e la Organización Nacional Campesina (Onc) -stanno discutendo con la commissione speciale della crisi agraria e con i membri del parlamento, ma aspettano ancora il faccia a faccia col governo, promesso da tempo.

La negoziazione
-  La risoluzione della crisi dovrà passare attraverso il dialogo con la Chiesa e con i settori produttivi per poi arrivare all’Esecutivo. Complesse trattative, mediate dal Parlamento, vero e proprio cardine nella ricerca di una via d’uscita all’emergenza agraria. E umanitaria. L’obiettivo è una riforma agraria, quanto meno equa.
“Chi possiede di più deve avere coscienza di dover rinunciare a qualcosa per darne a chi non ne ha. Mentre i contadini devono capire che la violenza genera violenza”, ha precisato il presidente del senato, Miguel Carrizosa. “E’ necessaria una riforma agraria, che vada addirittura oltre la mera ridistribuzione delle terre. E’ questa l’unica via verso la tranquillità sociale”.

Stella Spinelli

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