Negli Usa crescono i dubbi sulla sicurezza delle macchine per il voto elettronico
La lezione del 2000, quando l’esito delle presidenziali fu deciso dalla Corte
Suprema dopo cinque settimane di conteggio dei voti in Florida, non è bastata.
Come non è servita l’odissea dell’Ohio nel 2004, quando le lunghe file ai seggi
impedirono a molti cittadini di esprimere la propria preferenza per Bush o Kerry.
Ora gli Stati Uniti si avvicinano alle elezioni del 7 novembre, che rinnoveranno
il Congresso, con molte incognite sul sistema di voto elettronico, che sarà utilizzato
in circa un terzo delle contee. E dato che i sondaggi prevedono un testa a testa
per il controllo del Congresso, ogni eventuale irregolarità potrebbe condizionare
l’esito delle elezioni.
Vecchi problemi. Oltre la metà dei cittadini Usa voterà facendo un segno su carta che verrà poi
letto da uno scanner ottico, un po’ il sistema usato anche in Italia per il totocalcio.
E’ il sistema che funziona meglio, senza confronti rispetto alle schede punzonate
che nel 2000 furono la fonte di tutti i problemi in Florida. Quel disastro, anche
di immagine, portò lo stato a finanziare con miliardi di dollari l’adozione di
nuovi sistemi di voto. Molte contee hanno investito questo denaro scegliendo il
voto elettronico. Che però, nei test fatti finora e nelle elezioni primarie, hanno
dimostrato di creare più problemi di quanti ne abbiano risolti.
Il problema hacker. In teoria non c'è niente di più facile: si vota toccando la casella apposita
sullo schermo, come quando si fa il biglietto ferroviario alla macchinetta automatica.
Le preferenze vengono poi contate automaticamente da un programma apposito. Ma il
mese scorso, alcuni ricercatori dell’università di Princeton hanno dimostrato
quanto sia facile “rubare le elezioni senza lasciare impronte digitali”, ossia
infettare le macchine di voto elettronico fornite dalla società Diebold, introducendo
un virus che cambia le preferenze dei cittadini. La Diebold ha risposto definendo
lo studio “irrealistico e inaccurato”. Il problema di potenziali hacker è stato
posto anche un’associazione per i diritti civili, che è riuscita ad entrare nel
database di un’agenzia governativa dove erano custoditi i dati di un milione di
cittadini. Sarebbe bastato un clic per cambiare lo status di questi elettori da
attivo a inattivo, precludendo di fatto il loro diritto al voto. Molti esperti
informatici si chiedono inoltre cosa potrebbe succedere se i codici di accesso
ai programmi di conteggio dei voti finissero nelle mani sbagliate.
Nessuna prova. Sono tutte preoccupazioni che potrebbero rimanere senza risposta, perché le macchine
per il voto elettronico non rilasciano una ricevuta, uno scontrino che permetta
un ulteriore conteggio delle preferenze in caso di problemi. Lo scenario di un
computer che va in crash, di una scheda memoria che si guasta, di un monitor mal
funzionante, potrebbe quindi bruciare tutti i voti già avvenuti, senza possibilità
di recuperarli. Con l’aggravante che gli scrutatori sono spesso persone almeno
di mezza età, non proprio esperti di informatica. E che potrebbero avere difficoltà
a gestire casi come quello capitato in Texas, dove durante un test le macchine
hanno aggiunto per sbaglio 100mila voti mai espressi. Alle primarie del Maryland,
invece, si sono guastati i monitor e sono sparite alcune schede memoria. Proprio
nel Maryland, per evitare problemi il 7 novembre, il governatore repubblicano
ha consigliato ai suoi elettori di ricorrere al voto per posta.