25/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Le indagini puntano su un poliziotto russo condannato per tortura dopo un articolo della giornalista
Le indagini sull’assassinio di Anna Politkovskaja si sono concentrate su un personaggio che più di una volta aveva apertamente minacciato di morte la giornalista della Novaja Gezeta. Si tratta di Sergei Lapin, noto con il soprannome “il cadetto”: un veterano della guerra in Cecenia, ex ufficiale degli Omon, i corpi speciali della polizia russa. In seguito a un’inchiesta della Politkovskaja, Lapin è stato arrestato e poi condannato per torture.
 
Sergei LapinLapin interrogato in Siberia. Secondo il quotidiano russo Kommersant, gli inquirenti moscoviti e gli agenti dei servizi segreti (Fsb) che lavorano sul caso Politkovskaja, nei giorni scorsi sono andati nella città siberiana di Nizhnevartovsk per interrogare Lapin. Gli investigatori russi hanno interrogato anche sua figlia, sospettata di essere la ragazza che – secondo le immagini registrate dalle telecamere a circuito chiuso di un negozio adiacente all’abitazione della giornalista – avrebbe fatto da “palo” durante l’assassinio del 7 ottobre. Gli investigatori non hanno invece potuto parlare con altri due veterani ex colleghi di Lapin, Alexander Prilepin e Valery Minin, latitanti dal 2002.
 
Zelimkhan MurdalovL’articolo che inchiodò Lapin. Nel settembre del 2001, Anna Politkovskaja aveva pubblicato sul suo giornale un pezzo che, pochi mesi dopo, venne utilizzato dalla magistratura russa per incriminare i tre ufficiali. L’articolo ricostruiva le vicende relative alla sparizione, avvenuta a Grozny il 2 gennaio 2001, di uno studente universitario ceceno di 26 anni, Zelimkhan Murdalov. Il ragazzo, aveva scoperto la Politkovskaja, era stato arrestato dalla squadra di Omon comandata da Lapin e portato in una caserma del quartiere Oktiabrskij e lì, in cella, torturato a morte dallo stesso Lapin. Murdalov fu picchiato alla testa con bastoni, sottoposto a elettroshock e a orrende sevizie: gli vennero strappati i denti, tagliate le orecchie e rotte le braccia. Il giorno dopo, Lapin e i suoi due sottoposti, Prilepin e Minin, presero il corpo senza vita del ragazzo e lo portarono fuori città. Il suo cadavere non è mai stato ritrovato.
 
Anna PolitkovskajaMedaglie al valore e condanna lieve. Grazie all’articolo della Politkovskaja, Lapin venne arrestato nel gennaio 2002 con l’accusa di rapimento, tortura e omicidio. Dopo una breve detenzione, l’ufficiale venne rimesso in libertà perché “non costituiva una minaccia all’ordine pubblico”, nonostante avesse inviato diverse e-mail minatorie alla giornalista della Novaja Gazeta. Nonostante l’inchiesta in corso, Lapin rimase in polizia, in servizio nella sua città di Nizhnevartovsk, e ricevette addirittura una medaglia al valore “per la protezione dell’ordine pubblico”, accompagnata da una lettera firmata dal presidente russo Vladimir Putin. Il processo contro Lapin ebbe inizio solo alla fine del 2003 e, dopo ben nove interruzioni, si concluse nel marzo 2005 con una condanna a undici anni per abusi, maltrattamenti aggravati e falsificazione di documenti. Non per omicidio.
 

Enrico Piovesana

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