26/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli Usa trattano con i ribelli sunniti per avere mani libere contro le milizie sciite
Il comando Usa in Iraq sta segretamente trattando con i ribelli iracheni, per tentare di disinnescare la guerra civile nel Paese. Lo rivela il quotidiano britannico Times, che parla di un drammatico ribaltamento della politica militare statunitense, ma una mediazione simile era già stata tentata alla fine del 2005.
 
Militare Usa controlla che un iracheno non indossi la cintura esplosivaAmnistia. Pare che gli Usa abbiano offerto ai ribelli sunniti un’amnistia in cambio della fine degli attacchi, in modo da potersi concentrare sul disarmo delle milizie sciite e sulla loro epurazione dalle forze di sicurezza irachene. La svolta sarebbe motivata dalla grave situazione sul campo, nonostante l’imponente campagna per la sicurezza attuata negli ultimi due mesi. Negli Usa, inoltre, si avvicinano le elezioni di medio termine e gli oltre 80 soldati Usa morti questo mese non giovano certo alla popolarità del presidente. Mentre Bush, nei discorsi pubblici, continua a mostrare il volto inflessibile della lotta al terrorismo, i suoi generali trattano con i ribelli, anche quelli che si sono resi responsabili di attacchi contro i soldati Usa. Secondo il Times, non è escluso che si possa giungere a una conferenza di pace entro gli inizi di novembre. L’ipotesi di amnistia non sembra però conquistare gli sciiti: “L’esercito Usa fa da sempre pressioni sul governo iracheno affinché conceda un’amnistia generale a tutti i combattenti, anche a coloro che hanno ucciso i civili iracheni” ha dichiarato un parlamentare della lista sciita dell’ex premier Allawi.
 
Il video dell'Esercito Islamico in IraqIl potere in carica. I primi colloqui “esplorativi” tra esponenti dell’esercito Usa e i leader della guerriglia sunnita sono avvenuti ad Amman, in Giordania. Tra le milizie coinvolte nella trattativa pare ci fossero anche esponenti dell’esercito islamico in Iraq, il gruppo, vicino ad Al Qaeda, responsabile del rapimento dei reporter francesi Chesnot e Malbrunot e dell’uccisione di Enzo Baldoni. Recentemente la notizia dei colloqui è stata confermata da alcune milizie che hanno preso le distanze da Al Qaeda, in polemica per le uccisioni di civili iracheni. Lo scorso fine settimana si è tenuto un incontro tra ex baathisti ed esponenti delle tribù sunnite, al temine del quale un portavoce mascherato ha confermato la trattativa negando la legittimità del governo di Baghdad: “Noi negoziamo solo con il potere in carica nel Paese e in questo caso si tratta della potenza occupante, gli americani”. Il miliziano, tale Abu Khoula, ha sostenuto che la trattativa coinvolge 17 formazioni armate di stampo nazionalista, che si sono dette disposte a fermare gli attacchi in cambio della liberazione dei loro compagni nelle carceri Usa. “L’incontro è servito per unire le tribù arabe contro l’occupazione, ma anche per combattere contro chi sta cercando di dividere il popolo iracheno” ha spiegato.
 
Miliziani tribali con la bandiera irachenaLa mediazione. Lo scorso 11 ottobre, al tribunale di Baghdad, l’ex ministro dell’Energia del governo ad interim, il sunnita Ayham Al Samara’i veniva condannato per corruzione. Dopo la sentenza i soldati statunitensi sono entrati nell’aula e, tra le proteste dei presenti, hanno preso in consegna il politico che, poche ore dopo, si trovava nell’ambasciata Usa a richiedere asilo. Il precedente tentativo di colloqui con i ribelli risale al novembre dello scorso anno, quando sette gruppi di milizie parteciparono alla conferenza per la riconciliazione nazionale, tenutasi al Cairo, allo scopo di consentire un pacifico svolgimento delle elezioni. Il mediatore di allora era lo stesso Al Samara’i.
 

Naoki Tomasini

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