25/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Ben Ali bandisce il velo islamico, mentre insorgono attivisti e religiosi
Mentre in Italia fa discutere l’invito del premier Prodi, rivolto alle donne musulmane, a non nascondersi dietro il velo, anche in un Paese arabo e musulmano come la Tunisia il velo islamico divide.
Il governo del presidente Ben Alì ha infatti varato una campagna contro l’uso del velo in generale.
 
il presidente tunisino ben aliContro il velo. Negli anni Novanta, il governo di Tunisi ha varato una legge che vieta il velo nelle scuole e nelle università e in generale in ogni luogo pubblico. Ma negli ultimi tempi, in particolare durante l’appena trascorso mese sacro del Ramadan, alcuni ministri si sono pronunciati contro l’uso del velo in generale che, assieme alle barbe lunghe per gli uomini, sono stati definiti vettori di oscurantismo e dunque di per sé un pericolo. Meglio, secondo le autorità tunisine, adottare l'abito tradizionale tunisino, sopratutto per le donne di una certa età e nelle zone rurali. Le polemiche non sono mancate, sia da parte di ambienti religiosi che politici. Da un lato i tradizionalisti hanno accusato Ben Alì e i suoi ministri di non essere buoni musulmani, dall’altro lato le associazioni che si battono per il rispetto dei diritti umani in Tunisia hanno accusato il presidente di un’inaccettabile ingerenza nella sfera privata dei cittadini. Ma la linea del governo è dura. “Il velo é uno slogan politico usato da un gruppuscolo che si cela dietro la religione per realizzare progetti politici e rappresenta un pericolo di ispirazione settaria, estraneo al nostro paese, alla nostra cultura e alle nostre tradizioni”, ha dichiarato il ministro degli esteri Abdelwaheb Abdallah.
“Tutti i tipi di estremismo sono degli intrusi nella nostra società e non hanno alcun legame con le nostre tradizioni e la nostra religione. Il velo è un abbigliamento settario, segno distintivo di una frangia dura e rinchiusa su se stessa e simbolo di una appartenenza politica che si nasconde dietro la religione e che cerca di spogliare la donna dei suoi diritti e delle sue conquiste”, ha aggiunto il ministro dell'Interno Rafik Belhaj Kacem.
 
manifestazione di donne islamiche in francia contro la legge che vieta il velo nei luoghi pubbliciIl velo come strumento della politica. In buona sostanza, il governo tunisino vede nella diffusione del velo un sintomo della penetrazione in Tunisia di un Islam più rigoroso che, secondo l’esecutivo di Tunisi, non è autentico e rischia di portare il paese verso realtà estranee, come l’Arabia Saudita o l’Iran. In realtà, da tempo è in atto un conflitto tra il governo laico e dittatoriale di Ben Alì e gli oppositori sia laici che religiosi. Laici come il dottor Munsef al-Marzouqi, attivista che si batte per il rispetto dei diritti umani che, il 21 ottobre scorso, si è presentato spontaneamente davanti ai giudici tunisini che lo hanno accusato di ‘incitamento alla violenza e all’odio settario’, solo perché da Parigi, in un’intervista, aveva dichiarato di ritenere inaccettabile la battaglia contro il velo in quanto si violava la libera scelta religiosa dei cittadini. Ma l’atteggiamento del governo è criticato anche dai religiosi che, come negli anni Novanta, quando fu varato il primo decreto contro il velo, insorsero contro il governo. Il fronte islamista fa capo al partito Ennahda, i cui militanti negli ultimi anni sono stati incarcerati e torturati nelle carceri del regime. Sembra quindi che il vero problema, velo a parte, sia lo stesso potere di Ben Alì che, in quanto filo – occidentale da sempre, non è ben visto da certi ambienti religiosi. Così il dittatore tunisino difende il suo regno forzando una ‘laicizzazione’ di Stato la quale, più che una battaglia civile, sembra una battaglia politica.
 
Christian Elia 
Categoria: Diritti, Donne, Politica, Religione
Luogo: Tunisia