24/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Rapito fotografo spagnolo a Gaza, mentre l’estrema destra va al governo in Israele
Il conflitto israelo – palestinese vive una fase di estrema conflittualità. Non è una novità, si potrebbe osservare, ma la situazione tende a peggiorare. Nella notte di ieri Emilio Morenatti, fotografo spagnolo 37enne dell’Associated Press, è stato rapito da un gruppo di uomini armati nella Striscia di Gaza. In Palestina la situazione è fuori controllo, ma anche il fronte interno israeliano non sembra in buona salute. Ieri, dopo due settimane di serrate trattative, il governo Olmert ha annunciato  l’appoggio di Avigdor Lieberman, leader del partito di estrema destra Yisraeli Beitenu, che rappresenta la maggior parte dei due milioni di neo-israeliani arrivati dall'ex Urss. Lieberman è uno degli uomini politici israeliani meno propensi a un accordo di pace con i palestinesi.
 
emilio morenatti, il fotografo spagnolo rapito a gazaIl fronte palestinese. L’anarchia della Striscia di Gaza, e per certi versi anche della Cisgiordania, è sotto gli occhi di tutti. Nel frattempo Haniyeh e Abbas non riescono a trovare un accordo per dar vita a un forte governo di unità nazionale. Il rapimento di Morenatti è l’ennesimo sintomo di come sia Hamas che Fatah non abbiano il controllo della situazione, sempre più ingestibile con il proliferare di gruppi di cani sciolti. Testimoni oculari hanno raccontato di una Volkswagen bianca che, mentre il fotografo spagnolo camminava per le vie di Gaza City, lo ha bloccato.
Dall’auto sono scesi due uomini armati che l’hanno costretto a salire a bordo e si sono allontanati a tutto gas.
Un portavoce di Hamas ha immediatamente condannato l’accaduto, ma il fatto che lo stesso Haniyeh sia stato vittima di un attentato, il 20 ottobre scorso, mentre viaggiava con la scorta per le strade di Gaza, la dice lunga sulla situazione attuale tra i gruppi palestinesi.
Con il rapimento di Morenatti, sale a 24 il numero di stranieri rapiti a Gaza negli ultimi due anni. Un numero senza precedenti nella storia palestinese e che rappresenta un chiaro sintomo di un progressivo deteriorarsi del controllo da parte dei partiti politici sulla popolazione civile e sui gruppi più intransigenti, cominciato con la morte di Yasser Arafat, padre padrone della Palestina, che con tutti i suoi difetti godeva dell’appoggio incondizionato o perlomeno del rispetto di tutti.
A quel punto è cominciato il lento declino dell’establishment di al-Fatah, il partito di Arafat guidato da Abbas, che ha pagato una corruzione diffusa e la strage della Seconda Intifada, cominciata a settembre 2000. La popolazione, stanca di attendere una soluzione del conflitto che non arriva mai, alle elezioni politiche del 25 gennaio 2006 ha premiato Hamas. Ma il blocco internazionale degli aiuti alla Palestina decretati da Usa e Ue per mettere in crisi il governo di Haniyeh ha portato la situazione sull’orlo di una guerra civile, con la popolazione affamata ed esposta alle operazioni israeliane che non sono mai finite, anche dopo il disimpegno da Gaza.
 
lieberman, leader dell'estrema destra israelianaIl fronte israeliano. Il governo di Tel Aviv, da ieri, ha un nuovo sostegno al quale appoggiarsi. E’ il partito Yisraeli Beitenu (Israele, la nostra casa), guidato da Avigdor Lieberman. Quest’ultimo e il suo partito sono il punto di riferimento per la maggioranza dei cittadini israeliani provenienti dall’ex Unione Sovietica. Questo blocco sociale rappresenta circa 2 milioni di persone, delle quali molte non perfettamente inserite nella società israeliana, guidata per lo più dall’élite aschenazita, di origine mitteleuropea. Molti ebrei di origine russa non parlano neanche l’ebraico e ci sono quartieri in alcune città dove si è ricreata una piccola Mosca. Ma il loro voto conta, e parecchio. Lieberman sarà il vice-premier e il suo appoggio permetterà al governo Olmert di resistere alla bufera che ha travolto l’esecutivo dopo la guerra in Libano di questa estate, che sempre più israeliani giudicano un fallimento. Per salvarsi quindi, Olmert apre all’estrema destra, tentando di restare in sella e di sbarrare la strada della rimonta del Likud di Nethanyau nei sondaggi. Ma questa mossa non lascia presagire nulla di buono sulla strada della pace. Lieberman è infatti noto per le sue posizioni oltranziste verso i palestinesi, ma quello che preoccupa di più è che è un fermo sostenitore della linea dura contro Teheran. Inoltre, come a sottolineare che Lieberman si occuperà del dossier nucleare iraniano, verrà creato per lui un ministero degli Affari strategici, che si occuperà delle minacce strategiche che Israele deve affrontare. Questo significa che il clima di sfiducia dell’opinione pubblica verso il ministro della Difesa Peretz è ormai ai livelli di guardia e che Lieberman affiancherà l’operato del leader laburista, in particolare sulle scelte d’intelligence. Ma sembra evidente che l’obiettivo è quello di tenere sotto controllo Ahmadinejad e le sue dichiarazioni bellicose. Lieberman è un falco e, mentre la situazione in Medio Oriente si aggrava, questa non è una buona notizia. 

Christian Elia

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