24/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La destra populista provoca la polizia nel cinquantenario della rivoluzione: due morti* e cento feriti
Scritto per noi da
Alessandro Grimaldi
 
Budapest, 24 ottobre 2006. Doveva essere un giorno di festa nazionale, ma cosi’ non è stato. Sono state 24 ore molto dure per Budapest, 24 ore di scontri violenti in vari punti della città mentre il governo e l’opposizione commemoravano divisi i fatti d’Ungheria del 56. Due morti, oltre 100 feriti, 4 dei quali in pericolo di vita, proiettili di gomma sparati ad altezza d’uomo, barricate per difendere il ponte Elisabetta, cariche di poliziotti a cavallo, un deputato dell’opposizione colpito dopo che aveva mostrato la sua tessera, tanto odio reciproco e rabbia che non accenna a diminuire.
 
Assetto antisommossaIl blitz della polizia. Da tre settimane che non si verificavano episodi violenti, solo scaramucce politiche, comizi in piazza, polemiche sul come festeggiare i 50 anni della Rivoluzione d’Ungheria. E dire che solo il giorno prima era una gioiosa domenica di sole, con i bambini che giocavano a Corvin Koz e Andrassy ut durante la rievocazione storica, con la gente che affollava la “Terror Haza”, la casa del terrore ospitata negli ex quartieri generale della polizia segreta comunista, l'Avh, che rievoca gli orrori del tempo. All’alba del 23 la polizia ha sgombrato con un blitz Kossuth tèr, la piazza dove da piu’ di un mese gli ungheresi manifestano spontaneamente contro il governo e le sue bugie. Piazza che è stata scelta per la commemorazione con le delegazioni ufficiali di più di 50 Paesi. I manifestanti avevano il permesso di restare fino al 30 ottobre. Era stato raggiunto un accordo faticoso con le autorità e un muro di 3 metri era stato eretto in mezzo alla piazza. Per motivi di sicurezza, sin dal mattino Kossuth tér era isolata per un raggio di 200 metri, la polizia era in assetto antisommossa. I primi scontri si verificano a Nador utca, si parla di gente insanguinata e voci di proiettili di gomma sparati dalla polizia. I manifestanti convergono a Corvin koz. Sono ancora per la maggior parte il popolo della piazza, il solito popolo colorato con bandiere e cartelli umoristici. Continuano gli slogan, i comizi improvvisati. La gente occupa i binari del tram, la manifestazione è ancora pacifica. Arrivano anche due vecchi autocarri del periodo carichi di gente che partecipò ai moti del '56. Gridano "viva la rivoluzione".

Fumo dei lacrimogeni avvolge un giovaneLe provocazioni degli estremisti. L’opposizione, dopo aver posto un ultimatum al governo all’indomani delle elezioni amministrative del 1 Ottobre, dove ha trionfato nei voti di lista, ma dove non ha conquistato Budapest e altre importanti città del paese (Szeged, Pécs), ha preso le distanze dalle cerimonie ufficiali, commemorando l'evento al lotto 301 del cimitero comunale, dove sono sepolti i morti del '56. Alle 4 di pomeriggio è indetto un comizio del leader di Fidesz, Orban Viktor, ad Asotria. Alle 3 e mezzo, però, dalla manifestazione vari gruppi si staccano e si avviano verso Deak tèr, distante 300 metri. Anche qui c’è una piccola rievocazione, con mezzi del periodo, la scritta a caratteri cubitali 'Szabadsag', libertà. La scritta viene staccata  e posta di fronte alla polizia. I primi scontri avvengono proprio quando prende la parola Orban: spari rimbombano nell’aria, gli agenti lanciano lacrimogeni, non si riesce a vedere dall’altro lato della piazza. C’è tanta gente, forse in 7.000 si sono staccati dal corteo principale, alcune centinaia sono estremisti di destra. In diversi arrivano già preparati, con maschere antigas, passamontagna, pantaloni militari. Ma ci sono anche semplici curiosi e povera gente che al governo ha più di una rimostranza da fare.

Spari ad altezza uomoScontri e feriti. Cominciano le provocazioni, qualcuno inizia a spostare a spinta i mezzi d’epoca presenti, poi all’improvviso un boato, urla di gioia: hanno messo in moto un vecchio tank del '56 esposto di fronte al teatro Merlin. Sembra una visione: un carroarmato che avanza per le vie di Budapest come 50 anni fa e va in testa al corteo. La polizia non aspettava altro. Partono raffiche di lacrimogeni, poi una carica di poliziotti a cavallo, camionette che sparano con idranti, il fumo azzurro urticante avvolge la folla, la Tv mostra immagini di poliziotti che puntano il fucile e sparano proiettili di gomma. La polizia ricaccia la gente 500 metri piu’ giu’ verso la Rakoczi ùt, dove è appena finito il comizio di Fidesz. Dalle 18, per circa quattro ore è un vero scenario di guerra: poliziotti e manifestanti sono posizionati in due schieramenti, uno di fonte all’altro. Ci saranno circa duemila personeì. Spunta una barricata, con transenne e cassonetti, la spazzatura viene data alle fiamme. Barricate sono erette anche nella via accanto, la Dohany utca. Di fronte, mezzi blindati e una marea nera di poliziotti in assetto antisommossa, a volto coperto da passamontagna, caschetto, nessun numero identificativo sulla divisa. La carica a cavallo arriva alle 22.30. Nel frattempo si apre un secondo fronte, dall’altro lato della Rakoczi, a difendere il ponte Elisabetta. Qui la barricata sui due lati è imponente, la polizia carica con una ruspa. E’l'1.30. Alle 4 del mattino, lungo le strade transita ancora gente ammanettata.

Fine della festa. Doveva essere una festa nazionale, un evento importante, unificante. E invece ha diviso, come diviso è il Paese e la sua classe politica. A fronteggiarsi tanti estremisti molto ben organizzati e polizia brutalis, come si dice in ungherese. Negli occhi rimangono due immagini. La prima è della mattina: la polizia intima a una vecchina con la fascia tricolore degli insorti del '56 di arretrare, ma lei si oppone e costringe gli agenti a camminare al suo passo. La seconda del tardo pomeriggio. I lacrimogeni della polizia ci avevano appena sgombrato dal cortile di un palazzo liberty dove avevamo trovato riparo. Con gli occhi rossi, un anziano in abiti lisi era uscito dal gruppo e si era fermato immobile: davanti a lui la muraglia nera della polizia.
Categoria: Politica
Luogo: Ungheria
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