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Il blitz della polizia. Da tre settimane che non si verificavano episodi violenti, solo scaramucce politiche,
comizi in piazza, polemiche sul come festeggiare i 50 anni della Rivoluzione d’Ungheria.
E dire che solo il giorno prima era una gioiosa domenica di sole, con i bambini
che giocavano a Corvin Koz e Andrassy ut durante la rievocazione storica, con la
gente che affollava la “Terror Haza”, la casa del terrore ospitata negli ex quartieri
generale della polizia segreta comunista, l'Avh, che rievoca gli orrori del tempo.
All’alba del 23 la polizia ha sgombrato con un blitz Kossuth tèr, la piazza dove
da piu’ di un mese gli ungheresi manifestano spontaneamente contro il governo
e le sue bugie. Piazza che è stata scelta per la commemorazione con le delegazioni
ufficiali di più di 50 Paesi. I manifestanti avevano il permesso di restare fino
al 30 ottobre. Era stato raggiunto un accordo faticoso con le autorità e un muro
di 3 metri era stato eretto in mezzo alla piazza. Per motivi di sicurezza, sin
dal mattino Kossuth tér era isolata per un raggio di 200 metri, la polizia era
in assetto antisommossa. I primi scontri si verificano a Nador utca, si parla
di gente insanguinata e voci di proiettili di gomma sparati dalla polizia. I manifestanti
convergono a Corvin koz. Sono ancora per la maggior parte il popolo della piazza,
il solito popolo colorato con bandiere e cartelli umoristici. Continuano gli slogan,
i comizi improvvisati. La gente occupa i binari del tram, la manifestazione è
ancora pacifica. Arrivano anche due vecchi autocarri del periodo carichi di gente
che partecipò ai moti del '56. Gridano "viva la rivoluzione".
Le provocazioni degli estremisti. L’opposizione, dopo aver posto un ultimatum al governo all’indomani delle elezioni
amministrative del 1 Ottobre, dove ha trionfato nei voti di lista, ma dove non
ha conquistato Budapest e altre importanti città del paese (Szeged, Pécs), ha
preso le distanze dalle cerimonie ufficiali, commemorando l'evento al lotto 301
del cimitero comunale, dove sono sepolti i morti del '56. Alle 4 di pomeriggio
è indetto un comizio del leader di Fidesz, Orban Viktor, ad Asotria. Alle 3 e
mezzo, però, dalla manifestazione vari gruppi si staccano e si avviano verso Deak
tèr, distante 300 metri. Anche qui c’è una piccola rievocazione, con mezzi del
periodo, la scritta a caratteri cubitali 'Szabadsag', libertà. La scritta viene
staccata e posta di fronte alla polizia. I primi scontri avvengono proprio quando
prende la parola Orban: spari rimbombano nell’aria, gli agenti lanciano lacrimogeni,
non si riesce a vedere dall’altro lato della piazza. C’è tanta gente, forse in
7.000 si sono staccati dal corteo principale, alcune centinaia sono estremisti
di destra. In diversi arrivano già preparati, con maschere antigas, passamontagna,
pantaloni militari. Ma ci sono anche semplici curiosi e povera gente che al governo
ha più di una rimostranza da fare.
Scontri e feriti.
Cominciano le provocazioni, qualcuno inizia a spostare a spinta i mezzi
d’epoca presenti, poi all’improvviso un boato, urla di gioia: hanno
messo in moto un vecchio tank del '56 esposto di fronte al teatro
Merlin. Sembra una visione: un carroarmato che avanza per le vie di
Budapest come 50 anni fa e va in testa al corteo. La polizia non
aspettava altro. Partono raffiche di lacrimogeni, poi una carica
di poliziotti a cavallo, camionette che sparano con idranti,
il fumo azzurro urticante avvolge la folla, la Tv mostra
immagini di poliziotti che puntano il fucile e sparano proiettili
di gomma. La polizia ricaccia la gente 500 metri piu’ giu’ verso la
Rakoczi ùt, dove è appena finito il comizio di Fidesz. Dalle 18, per
circa quattro ore è un vero scenario di guerra: poliziotti e
manifestanti sono posizionati in due schieramenti, uno di
fonte all’altro. Ci saranno circa
duemila personeì. Spunta una barricata, con
transenne e cassonetti, la spazzatura viene data alle
fiamme. Barricate sono erette anche nella via accanto,
la Dohany utca. Di fronte, mezzi blindati e una marea nera di
poliziotti in assetto antisommossa, a volto coperto da passamontagna,
caschetto, nessun numero identificativo sulla divisa. La carica a
cavallo arriva alle 22.30. Nel frattempo si apre un secondo
fronte, dall’altro lato della Rakoczi, a difendere il ponte Elisabetta.
Qui la barricata sui due lati è imponente, la polizia carica con una
ruspa. E’l'1.30. Alle 4 del mattino, lungo le strade
transita ancora gente ammanettata.