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Barriera anti-uomo. Le sanzioni imposte dalle Nazioni Unite su Pyongyang hanno fatto improvvisamente
accendere i riflettori sulla città cinese di Dandong, il principale punto di passaggio
tra i due Stati. Metropoli di 2 milioni e mezzo di persone, il principale crocevia
del commercio sino-coreano sta vedendo sorgere nelle sue periferie barriere di
cemento armato alte da 2 a 4,5 metri e sormontate da filo spinato. La misura sembrerebbe
una risposta alle pressioni della comunità internazionale su Pechino a seguito
del test nucleare condotto da Pyongyang dieci giorni fa. Ma gli abitanti dell'area
ritengono molto difficile che il commercio tra i due Paesi subisca limitazioni
o interruzioni. Il confine con la Cina, lungo 1.400 chilometri, è per la Corea
l'unica via transitabile verso il mondo esterno. Circa il 40 per cento del suo
volume commerciale viene scambiato con Pechino, che a sua volta fornisce l'80
per cento del petrolio di cui Pyongyang necessita. Le navi coreane continuano
ad approdare sulle coste giapponesi, da dove i parenti inviano merci e denaro,
ma il test nucleare contribuirà probabilmente a far arrestare tale traffico.
Arginare la piena. Più che a dare esecuzione all'embargo, limitando il passaggio di merci, il
'muro' servirà ad arginare la piena dei profughi che si teme investirà la Cina
settentrionale quando l'isolamento della Corea sarà totale. Per la Cina, costruire
barriere è indispensabile per evitare l'instabilità demografica nella zona al
confine. Costruirne troppe, però, significa provocare il collasso della Corea,
e un collasso è proprio ciò che Pechino non desidera, in quanto potrebbe avere
come risultato un afflusso molto maggiore dei 200 mila coreani che hanno attraversato
il confine durante la carestia degli anni '90. Gli osservatori internazionali
ritengono inoltre che la fine della dittatura potrebbe portare alla riunificazione
con la Corea del Sud, alleato degli Usa: altra prospettiva avversata da Pechino.
Sull'orlo del collasso. Il volume d'affari annuo di circa 1,6 miliardi di dollari tra i due Paesi è
fondamentale per la sopravvivenza del regime di Kim Jong Il. Anche per questo
la Cina, che non ama ricevere consigli dagli Stati Uniti in materia di politica
estera, si trova a dover affrontare il dilemma del vicino coreano. Mentre i raccolti
degli ultimi anni si sono rivelati migliori dei precedenti, la gran parte del
Paese dipende ancora dagli aiuti internazionali. Molti ritengono che una nuova
carestia sia alle porte. Se così fosse, con le sanzioni Onu e la recente minaccia
di Pechino di tagliare i rifornimenti di petrolio, il Paese raggiungerebbe prima
del previsto l'orlo del collasso.Luca Galassi