23/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Applicare contro Pyongyang le sanzioni Onu o adottare la linea morbida? Nell'indecisione, Pechino costruisce muri al confine
Da alcune settimane la Cina sta costruendo lungo la sponda del fiume Yalu, che segna il confine con la Corea del Nord, una barriera di filo spinato lunga - per ora - una ventina di chilometri.
 
 
La barriera di filo spinatoBarriera anti-uomo. Le sanzioni imposte dalle Nazioni Unite su Pyongyang hanno fatto improvvisamente accendere i riflettori sulla città cinese di Dandong, il principale punto di passaggio tra i due Stati. Metropoli di 2 milioni e mezzo di persone, il principale crocevia del commercio sino-coreano sta vedendo sorgere nelle sue periferie barriere di cemento armato alte da 2 a 4,5 metri e sormontate da filo spinato. La misura sembrerebbe una risposta alle pressioni della comunità internazionale su Pechino a seguito del test nucleare condotto da Pyongyang dieci giorni fa. Ma gli abitanti dell'area ritengono molto difficile che il commercio tra i due Paesi subisca limitazioni o interruzioni. Il confine con la Cina, lungo 1.400 chilometri, è per la Corea l'unica via transitabile verso il mondo esterno. Circa il 40 per cento del suo volume commerciale viene scambiato con Pechino, che a sua volta fornisce l'80 per cento del petrolio di cui Pyongyang necessita. Le navi coreane continuano ad approdare sulle coste giapponesi, da dove i parenti inviano merci e denaro, ma il test nucleare contribuirà probabilmente a far arrestare tale traffico.

Il ponte sul fiume Yalu Arginare la piena. Più che a dare esecuzione all'embargo, limitando il passaggio di merci, il 'muro' servirà ad arginare la piena dei profughi che si teme investirà la Cina settentrionale quando l'isolamento della Corea sarà totale. Per la Cina, costruire barriere è indispensabile per evitare l'instabilità demografica nella zona al confine. Costruirne troppe, però, significa provocare il collasso della Corea, e un collasso è proprio ciò che Pechino non desidera, in quanto potrebbe avere come risultato un afflusso molto maggiore dei 200 mila coreani che hanno attraversato il confine durante la carestia degli anni '90. Gli osservatori internazionali ritengono inoltre che la fine della dittatura potrebbe portare alla riunificazione con la Corea del Sud, alleato degli Usa: altra prospettiva avversata da Pechino.

Al confine con la Corea del NordSull'orlo del collasso. Il volume d'affari annuo di circa 1,6 miliardi di dollari tra i due Paesi è fondamentale per la sopravvivenza del regime di Kim Jong Il. Anche per questo la Cina, che non ama ricevere consigli dagli Stati Uniti in materia di politica estera, si trova a dover affrontare il dilemma del vicino coreano. Mentre i raccolti degli ultimi anni si sono rivelati migliori dei precedenti, la gran parte del Paese dipende ancora dagli aiuti internazionali. Molti ritengono che una nuova carestia sia alle porte. Se così fosse, con le sanzioni Onu e la recente minaccia di Pechino di tagliare i rifornimenti di petrolio, il Paese raggiungerebbe prima del previsto l'orlo del collasso.

Luca Galassi

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