23/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La lapidazione della 22 enne mostra che l’Iraq è sempre più nelle mani degli islamici
La lapidazione pubblica è una barbarie che nell’immaginario comune viene spesso associata all’Afghanistan dei talebani o alle province più remote del Pakistan. Certo non ci si attendeva che la morte di una giovane ragazza di 22 anni si aggiungesse agli orrori della guerra in Iraq.
 
Donne davanti a ritratto di SaddamIl fatto. È accaduto nella provincia di Al Qaim, circa 300 chilometri da Baghdad, nella parte occidentale dell’Iraq, vicino al confine con la Siria. La notizia è filtrata solo grazie alla testimonianza dei medici che hanno recuperato il corpo martoriato dalle pietre. La giovane, il cui nome non è stato divulgato, è stata accusata di adulterio e condannata da una giuria islamica. L’esecuzione è avvenuta secondo le modalità prescritte dalla sharia, la legge islamica, di fronte all’intera popolazione della città, convocata per assistere alla pena esemplare. Secondo fonti giornalistiche irachene, non si tratterebbe di un caso isolato, al Qaim non è un isola del radicalismo islamico, volantini minatori nei confronti delle donne sono stati distribuiti, negli ultimi giorni, anche in diverse moschee e scuole di Hit, a 250 chilometri dalla capitale. Le donne sotto i 14 anni non devono frequentare le scuole che, in nessun caso, devono essere miste. Gli autori, che minacciano di morte chiunque violerà il divieto, sono sunniti affiliati con la rete di Al Qaeda.
 
Donne in Burqa in IraqRituale. La sharia prevede la pena di morte per l’adulterio, sia per gli uomini che per le donne, ma per essere condannati o difendersi è necessario presentare alcuni testimoni che comprovino la propria versione. La discriminazione sta nel fatto che la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo. La legge islamica prevede che il tradimento debba essere scoperto in flagrante, che l’esecuzione sia pubblica e che il condannato debba essere seppellito nel terreno –fino alla cintola gli uomini, fino alle ascelle le donne. Tra i carnefici è prevista la presenza di un giudice islamico e di un esponente della parte lesa. Il codice prescrive nel dettaglio anche la misura delle pietre da usare, scelte in modo tale da non provocare una morte troppo rapida, i versetti da recitare tra un lancio e l’altro e anche le scappatoie: se il condannato riesce a liberarsi e fuggire viene graziato, cosa che per una donna seppellita è praticamente impossibile.
 
Una pagina del CoranoSharia in Iraq. Dalla caduta del regime laico del Baath di Saddam, l’Iraq è stato invaso da estremisti islamici provenienti dai paesi circostanti, in particolare dalla Siria e dall’Iran. Prima del 2003 casi di lapidazione non si erano mai registrati nel Paese. Oggi, diverse zone, sia sunnite che sciite, sono in mano alle milizie che, oltre a contrastare i militari statunitensi e le forze regolari del governo di Baghdad, sono impegnate nella costituzione di micro regimi islamici. Da un paio di anni almeno, nei dintorni di Baghdad, nel centro e nel sud dell’Iraq, le milizie prendono regolarmente di mira le istituzioni laiche e tutti i civili che  ne sono coinvolti. Il primo obiettivo sono state le università, dove centinaia di docenti di discipline non islamiche sono stati eliminati o costretti all’esilio. Ma la stessa sorte è toccata anche ai rivenditori di alcolici, di musica, ai gestori di internet point, e persino agli sportivi.
 
Bambine irachene in una scuolaLo stato islamico. La lapidazione della giovane è stata eseguita da miliziani sunniti, in una provincia che le truppe statunitensi cercano, senza successo, di controllare dall’inizio della guerra. Ancora oggi diversi militari Usa muoiono ogni giorno nelle operazioni militari in quella zona e nessuna pattuglia, irachena o statunitense, osa avventurarvisi la notte. I miliziani che stanno cercando di imporre il regime islamico fanno parte del Consiglio dei mujaheddin, un gruppo che raccoglie esponenti di Al Qaeda e capi tribali sunniti, ostili tanto alla potenza occupante quanto al governo centrale di Baghdad. Domenica scorsa il governo iracheno ha votato la divisione dell’Iraq in tre aree federali: regione curda al nord, sciita al sud e sunnita nella parte centrale. I sunniti in questo piano risultano svantaggiati per la scarsità di petrolio rispetto alle altre regioni, e in quest’ottica si comprende l’annuncio, dato la scorsa settimana da un gruppo vicino ad Al Qaeda, della creazione di un stato islamico nel centro del paese -con l’aggiunta di Baghdad e di alcune province petrolifere a nord e a sud. Diversi analisti hanno sostenuto si trattasse di vani proclami, ma la lapidazione della giovane è certamente un sintomo e al tempo stesso un monito: l’islamizzazione forzata della regione è iniziata. E i civili di quelle città, ancora una volta, possono solo stare a guardare.
 

Naoki Tomasini

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