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Il fatto. È accaduto nella provincia di Al Qaim,
circa 300 chilometri da Baghdad, nella parte occidentale dell’Iraq, vicino al
confine con la Siria. La notizia è filtrata solo grazie alla testimonianza dei
medici che hanno recuperato il corpo martoriato dalle pietre. La giovane, il
cui nome non è stato divulgato, è stata accusata di adulterio e condannata da
una giuria islamica. L’esecuzione è avvenuta secondo le modalità prescritte
dalla sharia, la legge islamica, di fronte all’intera popolazione della città,
convocata per assistere alla pena esemplare. Secondo fonti giornalistiche
irachene, non si tratterebbe di un caso isolato, al Qaim non è un isola del
radicalismo islamico, volantini minatori nei confronti delle donne sono stati
distribuiti, negli ultimi giorni, anche in diverse moschee e scuole di Hit, a
250 chilometri dalla capitale. Le donne sotto i 14 anni non devono frequentare
le scuole che, in nessun caso, devono essere miste. Gli autori, che minacciano
di morte chiunque violerà il divieto, sono sunniti affiliati con la rete di Al
Qaeda.
Rituale. La sharia prevede la pena di morte per
l’adulterio, sia per gli uomini che per le donne, ma per essere condannati o
difendersi è necessario presentare alcuni testimoni che comprovino la propria
versione. La discriminazione sta nel fatto che la testimonianza di una donna
vale la metà di quella di un uomo. La legge islamica prevede che il tradimento
debba essere scoperto in flagrante, che l’esecuzione sia pubblica e che il
condannato debba essere seppellito nel terreno –fino alla cintola gli uomini,
fino alle ascelle le donne. Tra i carnefici è prevista la presenza di un
giudice islamico e di un esponente della parte lesa. Il codice prescrive nel
dettaglio anche la misura delle pietre da usare, scelte in modo tale da non
provocare una morte troppo rapida, i versetti da recitare tra un lancio e
l’altro e anche le scappatoie: se il condannato riesce a liberarsi e fuggire
viene graziato, cosa che per una donna seppellita è praticamente impossibile.
Sharia in Iraq. Dalla caduta del regime laico del
Baath di Saddam, l’Iraq è stato invaso da estremisti islamici provenienti dai
paesi circostanti, in particolare dalla Siria e dall’Iran. Prima del 2003 casi
di lapidazione non si erano mai registrati nel Paese. Oggi, diverse zone, sia
sunnite che sciite, sono in mano alle milizie che, oltre a contrastare i
militari statunitensi e le forze regolari del governo di Baghdad, sono
impegnate nella costituzione di micro regimi islamici. Da un paio di anni
almeno, nei dintorni di Baghdad, nel centro e nel sud dell’Iraq, le milizie
prendono regolarmente di mira le istituzioni laiche e tutti i civili che ne sono coinvolti. Il primo obiettivo sono
state le università, dove centinaia di docenti di discipline non islamiche sono
stati eliminati o costretti all’esilio. Ma la stessa sorte è toccata anche ai
rivenditori di alcolici, di musica, ai gestori di internet point, e persino
agli sportivi.
Lo stato islamico. La lapidazione della giovane è
stata eseguita da miliziani sunniti, in una provincia che le truppe
statunitensi cercano, senza successo, di controllare dall’inizio della guerra.
Ancora oggi diversi militari Usa muoiono ogni giorno nelle operazioni militari
in quella zona e nessuna pattuglia, irachena o statunitense, osa avventurarvisi
la notte. I miliziani che stanno cercando di imporre il regime islamico fanno
parte del Consiglio dei mujaheddin, un gruppo che raccoglie esponenti di Al
Qaeda e capi tribali sunniti, ostili tanto alla potenza occupante quanto al
governo centrale di Baghdad. Domenica scorsa il governo iracheno ha votato la
divisione dell’Iraq in tre aree federali: regione curda al nord, sciita al sud
e sunnita nella parte centrale. I sunniti in questo piano risultano
svantaggiati per la scarsità di petrolio rispetto alle altre regioni, e in
quest’ottica si comprende l’annuncio, dato la scorsa settimana da un gruppo
vicino ad Al Qaeda, della creazione di un stato islamico nel centro del paese
-con l’aggiunta di Baghdad e di alcune province petrolifere a nord e a sud.
Diversi analisti hanno sostenuto si trattasse di vani proclami, ma la
lapidazione della giovane è certamente un sintomo e al tempo stesso un monito:
l’islamizzazione forzata della regione è iniziata. E i civili di quelle città,
ancora una volta, possono solo stare a guardare.Naoki Tomasini