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Ironia esplosiva. In Arabia Saudita, e in particolare nella città di Gedda,
una delle città più liberali del Paese,
l’usanza di far esplodere botti e razzi artificiali è una tradizione
consolidata. Ma quest’anno c’è una novità. Non sarebbe raro infatti, trovandosi
a passeggio per la via dei negozietti attorno alla porta Bab Makkah di Gedda,
trovare su tutte le bancarelle una scritta che recita più o meno così: “Qui in
vendita i razzi di Hezbollah”. Non si tratta però dei razzi katiuscia che hanno
tenuto in scacco per un mese il nord d’Israele, costringendo alla fuga
centinaia di persone durante l’invasione del Libano. E’ un modo come un altro
di sottolineare con il folklore i fatti di cronaca. E qui si torna a riflettere
sulla vicinanza tra Napoli e Gedda. Come accade infatti nella città partenopea,
dove ogni anno vengono inventati nuovi ordigni esplosivi ai quali vengono dati
nomi stravaganti, anche in Arabia Saudita si ricorre ai fatti e ai personaggi
dell’attualità per dare un nome ai fuochi d’artificio protagonisti dello
spettacolo. Quindi accanto alla
‘Maradona’, ecco ‘Hezbollah’.
Datteri e bombe. Al di là della possibile valutazione sul fatto che ognuno ha
l’attualità che gli è toccata in sorte dal destino, il fenomeno dei razzi
d’artificio porta anche a una riflessione sulla popolarità che il movimento
sciita libanese, filo-iraniano, è riuscito a procurarsi nel mondo arabo e
islamico. Non bisogna dimenticare infatti, che l’Arabia Saudita è il guardiano
dell’ortodossia del culto sunnita e il movimento Hezbollah e l’Iran non sono
proprio amati da quelle parti. Il fatto che i razzi vengano dedicati agli
uomini di Nasrallah significa che, nella sua strategia di comunicazione, Hezbollah
è riuscito a ottenere esattamente quello che desiderava: accreditarsi
come il baluardo della resistenza al governo d’Israele e alle operazioni
militari condotte dall’esercito con la stella di David in Palestina e Libano.
Anche nei paesi che, di solito, non hanno un buon rapporto con gl i sciiti. Christian Elia