Il 5 novembre il paese sceglie il presidente, fra l'apatia generale e il bisogno di reali cambiamenti

A 2 settimane dalle elezioni presidenziali, che si
svolgeranno domenica 5 novembre, l’apatia dei nicaraguensi è l’unica certezza.
Politici, mass media e istituti di inchieste concordano nel dire quanto sia
impossibile fare pronostici realistici su chi sarà il prossimo presidente,
prendendo il posto di Enrique Bolaños..
Se per tutta l’estate, nei sondaggi sulle intenzioni di
voto, campeggiava Daniel Ortega, capo storico del Fronte sandinista di
liberazione nazionale (Fsln) (che negli anni Settanta dette vita alla
rivoluzione sandinista per porre fine alla dittatura di Somoza) e presidente
del paese dal 1979 al 1990, adesso l’incertezza regna sovrana.
Apatia. Un Nicaragua scettico, dunque, sia verso le promesse dei
politici, sia verso le reali possibilità di cambiamento. Su 5 milioni e 128
mila abitanti, oltre 4 milioni sono sotto la soglia di povertà. La gente,
dunque, è impegnata ogni giorno a lottare contro la mancanza di posti di
lavoro, la scarsezza dei servizi sanitari, l’educazione carente, la corruzione,
l’insicurezza e la fame, e non ha né tempo né voglia di ascoltare i politici,
fidarsi e sperare.
Pacto sucio. Al di là di tutte le incertezze, fra i più papabili, ci sono
comunque, Daniel Ortega ed Eduardo Montealegre, dell’Alleanza liberale
nicaraguense (Aln), gruppo politico anti-Frente per definizione, ed
espressione dell’attuale presidente Bolaños, che ha dichiarato guerra al
‘patto’ fra Flsn e Plc, partito liberale costituzionalista, espressione dell’ex
presidente Aleman. Se sulla carta il Plc è una coalizione di destra, infatti,
in realtà dagli anni Ottanta, e più precisamente dal 1988 quando ancora Ortega
era al comando, ha dato vita con l’Fsnl a una manovra di controllo dei poteri,
a cominciare da quello giudiziario, che sta tenendo in scacco il Nicaragua.
Un pattp “sucio”contro cui il Movimento di
rinnovamento sandinista, capeggiato da Edmundo Jarquin e composto da transfughi
del Frente, ne ha lanciato uno “limpio” da stringersi con la gente, per
dire basta a una coalizione di poteri trasversale che mette in stallo il paese.
Questo è diventato lo slogan più gettonato dai transfughi sandinisti capeggiati
da Jarquin.
Strategie di lotta. Dal canto suo, Ortega ha puntato tutto su un nuovo Fronte,
ripulito da ogni velleità rivoluzionaria. Per questo ha scelto di appellarsi a
concetti quali unità, amore e riconciliazione, centrali in tutta la sua
campagna elettorale. Dimostrare di non essere più il rivoluzionario di sinistra
pronto a scatenare una guerra per rivoltare il paese è fondamentale per
ottenere la poltrona della presidenza.
Una strategia a cui si aggiunge il patto con il Plc che
mantiene, così, divisi i due partiti liberali i quali, se uniti, ne
segnerebbero una sconfitta. L’Aln di Eduardo Montealegre e il Plc si contendono
la stessa fetta di elettorato, ovvero il Nicaragua più profondo, quello
liberale per tradizione familiare o anti-sandinista per le esperienze negli
anni Ottanta.
Questo stato di cose spiega anche il fallimento del
tentativo statunitense di unire il Plc con l’Aln di Montealegre, in nome del
“voto utile”, quello che in Nicaragaua da sempre è il voto contro Ortega. Il
“pacto sucio” è stato ben più forte di ogni interferenza Usa. Da qui, l’intento
statunitense di coinvolgere nella squadra anti-Ortega l’Mrs di Jarquin. L’unico
a temere Ortega è, infatti, il governo di Washington. Questo perché il Frente
non nasconde il rapporto di amicizia con il venezuelano Chavez, che quindi
ripropone la dicotomia dell’America latina degli ultimi tempi o pro-Chavez o
pro-Bush.
La new entry. In queste elezioni, la vera novità è il successo che sta
ottenendo il Movimento rinnovatore sandinista di Jarquin, che può contare su un
crescendo senza soluzione di continuità, nonostante abbia a disposizione molti
meno fondi per la campagna elettorale, e nonostante sia stato colpito da una
grave perdita, la morte del suo leader carismatico, Herty Lewites.
Secondo l’ex membro della direzione nazionale del Frente
e oggi candidato a deputato dell’Mrs, Victor Hugo Tinoco, non c’è un solo municipio
in cui l’Fsln non “abbia tentato di comprare la nostra gente”. Edmundo Jorquin
ha infine raccontato che molte persone non denunciano apertamente la simpatia
per l’Mrs per paura: “Ci hanno detto di essere minacciati dai sindaci. Sono le
stesse tattiche del somozismo”.
Cosa accadrà il 5 novembre? Per avere un cambiamento reale,
quello che servirebbe al paese per avviare riforme strutturali necessarie a
combattere la povertà e a frenare l’emigrazione, vera e propria piaga del
paese, molti analisti concordano nel dire che occorrerebbe sconfiggere il
“pacto sucio”. Non c’è dubbio, però, che se a vincere fosse l’anti-
pacto
Aln, il suo leader Montealegre diventerebbe immediatamente ostaggio dei
tribunali di giustizia, controllati da Ortega. Questo perché Montealegre è al
centro di uno scandalo legato al fallimento nel 2000 di alcune banche e
all’emissione di Certificati negoziabili di investimento (Ceni). L’unico
papabile ad avere le mani libere è, dunque, Jarquin dell’Mrs, che possiede
anche la volontà di procedere a trasformazioni importanti di un modello
economico che ha portato il paese all’impasse.
Stella Spinelli