24/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il 5 novembre il paese sceglie il presidente, fra l'apatia generale e il bisogno di reali cambiamenti
Daniel OrtegaA 2 settimane dalle elezioni presidenziali, che si svolgeranno domenica 5 novembre, l’apatia dei nicaraguensi è l’unica certezza. Politici, mass media e istituti di inchieste concordano nel dire quanto sia impossibile fare pronostici realistici su chi sarà il prossimo presidente, prendendo il posto di Enrique Bolaños..
Se per tutta l’estate, nei sondaggi sulle intenzioni di voto, campeggiava Daniel Ortega, capo storico del Fronte sandinista di liberazione nazionale (Fsln) (che negli anni Settanta dette vita alla rivoluzione sandinista per porre fine alla dittatura di Somoza) e presidente del paese dal 1979 al 1990, adesso l’incertezza regna sovrana.
 
Apatia. Un Nicaragua scettico, dunque, sia verso le promesse dei politici, sia verso le reali possibilità di cambiamento. Su 5 milioni e 128 mila abitanti, oltre 4 milioni sono sotto la soglia di povertà. La gente, dunque, è impegnata ogni giorno a lottare contro la mancanza di posti di lavoro, la scarsezza dei servizi sanitari, l’educazione carente, la corruzione, l’insicurezza e la fame, e non ha né tempo né voglia di ascoltare i politici, fidarsi e sperare.
 
Pacto sucio. Al di là di tutte le incertezze, fra i più papabili, ci sono comunque, Daniel Ortega ed Eduardo Montealegre, dell’Alleanza liberale nicaraguense (Aln), gruppo politico anti-Frente per definizione, ed espressione dell’attuale presidente Bolaños, che ha dichiarato guerra al ‘patto’ fra Flsn e Plc, partito liberale costituzionalista, espressione dell’ex presidente Aleman. Se sulla carta il Plc è una coalizione di destra, infatti, in realtà dagli anni Ottanta, e più precisamente dal 1988 quando ancora Ortega era al comando, ha dato vita con l’Fsnl a una manovra di controllo dei poteri, a cominciare da quello giudiziario, che sta tenendo in scacco il Nicaragua.
Un pattp “sucio”contro cui il Movimento di rinnovamento sandinista, capeggiato da Edmundo Jarquin e composto da transfughi del Frente, ne ha lanciato uno “limpio” da stringersi con la gente, per dire basta a una coalizione di poteri trasversale che mette in stallo il paese. Questo è diventato lo slogan più gettonato dai transfughi sandinisti capeggiati da Jarquin.
 
Montealegre, sfidante di OrtegaStrategie di lotta. Dal canto suo, Ortega ha puntato tutto su un nuovo Fronte, ripulito da ogni velleità rivoluzionaria. Per questo ha scelto di appellarsi a concetti quali unità, amore e riconciliazione, centrali in tutta la sua campagna elettorale. Dimostrare di non essere più il rivoluzionario di sinistra pronto a scatenare una guerra per rivoltare il paese è fondamentale per ottenere la poltrona della presidenza.
Una strategia a cui si aggiunge il patto con il Plc che mantiene, così, divisi i due partiti liberali i quali, se uniti, ne segnerebbero una sconfitta. L’Aln di Eduardo Montealegre e il Plc si contendono la stessa fetta di elettorato, ovvero il Nicaragua più profondo, quello liberale per tradizione familiare o anti-sandinista per le esperienze negli anni Ottanta.
Questo stato di cose spiega anche il fallimento del tentativo statunitense di unire il Plc con l’Aln di Montealegre, in nome del “voto utile”, quello che in Nicaragaua da sempre è il voto contro Ortega. Il “pacto sucio” è stato ben più forte di ogni interferenza Usa. Da qui, l’intento statunitense di coinvolgere nella squadra anti-Ortega l’Mrs di Jarquin. L’unico a temere Ortega è, infatti, il governo di Washington. Questo perché il Frente non nasconde il rapporto di amicizia con il venezuelano Chavez, che quindi ripropone la dicotomia dell’America latina degli ultimi tempi o pro-Chavez o pro-Bush.
 
La new entry. In queste elezioni, la vera novità è il successo che sta ottenendo il Movimento rinnovatore sandinista di Jarquin, che può contare su un crescendo senza soluzione di continuità, nonostante abbia a disposizione molti meno fondi per la campagna elettorale, e nonostante sia stato colpito da una grave perdita, la morte del suo leader carismatico, Herty Lewites.
Secondo l’ex membro della direzione nazionale del Frente e oggi candidato a deputato dell’Mrs, Victor Hugo Tinoco, non c’è un solo municipio in cui l’Fsln non “abbia tentato di comprare la nostra gente”. Edmundo Jorquin ha infine raccontato che molte persone non denunciano apertamente la simpatia per l’Mrs per paura: “Ci hanno detto di essere minacciati dai sindaci. Sono le stesse tattiche del somozismo”.
 
Cittadina del Nicaragua che si appresta a votareCosa accadrà il 5 novembre? Per avere un cambiamento reale, quello che servirebbe al paese per avviare riforme strutturali necessarie a combattere la povertà e a frenare l’emigrazione, vera e propria piaga del paese, molti analisti concordano nel dire che occorrerebbe sconfiggere il “pacto sucio”. Non c’è dubbio, però, che se a vincere fosse l’anti-pacto Aln, il suo leader Montealegre diventerebbe immediatamente ostaggio dei tribunali di giustizia, controllati da Ortega. Questo perché Montealegre è al centro di uno scandalo legato al fallimento nel 2000 di alcune banche e all’emissione di Certificati negoziabili di investimento (Ceni). L’unico papabile ad avere le mani libere è, dunque, Jarquin dell’Mrs, che possiede anche la volontà di procedere a trasformazioni importanti di un modello economico che ha portato il paese all’impasse.
 
Stella Spinelli 
Categoria: Elezioni
Luogo: Nicaragua