Ancora una volta, pugno di ferro del Cremlino contro le organizzazioni che lottano per i diritti umani
scritto per noi da
Giulia Lambertini

A quasi due settimane dall’uccisione di Anna
Politkovskaja - giornalista del bisettimanale
Novaja Gazeta
impegnata in inchieste sulle violazioni dei diritti umani in Cecenia e
sempre profondamente critica nei confronti del presidente
Putin - il Cremlino mette a tacere numerose organizzazioni non
governative. Lo fa applicando una legge approvata nel
dicembre 2005 dalla Duma, in ottemperanza alla quale tutte le Ong
presenti su suolo russo avrebbero duvuto, entro l'11 ottobre,
iscriversi in un apposito registro predisposto dal ministero della
Giustizia. Scopo della registrazione: il monitoraggio delle
organizzazioni presenti in Russia e delle loro attività. Secondo dati
ufficiali, all’Ufficio Federale per le
Registrazioni, sarebbero pervenute più di duecento richieste, ma solo
un'ottantina sarebbero andate a buon fine. Per le restanti
organizzazioni,
l’ordine è di ‘sospendere immediatamente tutte le attività, fino a
quando
la registrazione non sarà stata ultimata’.
Sospesi fino a nuovo ordine. Questa situazione di stallo è stata
confermata
telefonicamente a Peace Reporter dai responsabili di tre importanti
organizzazioni non governative, Alice Henkin, di Human Rights Watch,
Sergej Nikitin di Amnesty International ed Emma Bell, di Médecins Sans
Frontières, obbligata a sospendere le attività in Caucaso, gestite da
delegazioni francesi e belga, ma non quelle delle delegazione olandese.
Tutti e tre hanno dichiarato di aver presentato i documenti richiesti
dalla legge entro il termine stabilito, ma di averli ricevuti indietro
per 'vizi di forma'. I
tre hanno poi aggiunto che, fino a quando la richiesta di registrazione
non sarà stata accettata, le loro organizzazioni sono ufficialmente
sospese e ogni loro attività sul suolo della Federazione Russa è
vietata per legge.
"Sono spiacente di non poter commentare la
situazione" ha detto
Henkin, "ma fino a quando i nostri documenti non saranno conformi alle
richieste del ministero della Giustizia, come portavoce di Human Rights
Watch in Russia non sono autorizzata a parlare con i giornalisti".
Pugno di ferro.
Ma le cose non vanno meglio per le organizzazioni russe. Appena giovedì
scorso, a Nazran (Inguscezia), Ekaterina Sokirjanskaja, avvocatessa
responsabile dell'ufficio inguscio dell'Ong Memorial è stata
brutalmente picchiata dalla polizia, nel corso di una pacifica
manifestazione in ricordo di Anna Politkovskaja. Secondo Andrej Mironov, presidente
di
Memorial intervistato telefonicamente, il pestaggio
della ragazza fa parte di una precisa strategia di intimidazione
elaborata da Mosca nei confronti della sua organizzazione. "Non è un
caso che, delle cinquanta persone presenti alla commemorazione, solo
Katja sia stata presa di mira", ha dichiarato Mironov. "Attaccare lei,
che si è a lungo occupata personalmente delle denunce portate avanti da
civili contro le forze armate russe e le milizie di Kadyrov, è un segno
molto inquietante. Significa attaccare direttamente Memorial e tutte le
sue attività in Cecenia e nel Caucaso. Lavorare in quelle regioni non è
mai stato facile, ma nell'ultimo periodo la situazione è davvero
critica. Putin firma leggi fasciste, come quella che obbliga le Ong
straniere a registarsi, e contro noi russi usa la forza".
Così, mentre il ministero della Giustizia continua a ribadire la
propria buona fede, la vita per le organizzazioni internazionali in
Russia si fa ogni giorno più difficile. E a farne le spese è l'intera
società civile, sempre più impotente davanti alle continue dimostrazioni di forza
del governo.