22/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Ancora una volta, pugno di ferro del Cremlino contro le organizzazioni che lottano per i diritti umani
scritto per noi da
 Giulia Lambertini
 
 
vladimir putinA quasi due settimane dall’uccisione di Anna Politkovskaja - giornalista del bisettimanale Novaja Gazeta impegnata in inchieste sulle violazioni dei diritti umani in Cecenia e sempre profondamente critica nei confronti del presidente Putin - il Cremlino mette a tacere numerose organizzazioni non governative. Lo fa applicando una legge approvata nel dicembre 2005 dalla Duma, in ottemperanza alla quale tutte le Ong presenti su suolo russo avrebbero duvuto, entro l'11 ottobre, iscriversi in un apposito registro predisposto dal ministero della Giustizia. Scopo della registrazione: il monitoraggio delle organizzazioni presenti in Russia e delle loro attività. Secondo dati ufficiali, all’Ufficio Federale per le Registrazioni, sarebbero pervenute più di duecento richieste, ma solo un'ottantina sarebbero andate a buon fine. Per le restanti organizzazioni, l’ordine è di ‘sospendere immediatamente tutte le attività, fino a quando la registrazione non sarà stata ultimata’. 

Sospesi fino a nuovo ordine. Questa situazione di stallo è stata confermata  telefonicamente a Peace Reporter dai responsabili di tre importanti organizzazioni non governative, Alice Henkin, di Human Rights Watch, Sergej Nikitin di Amnesty International ed Emma Bell, di Médecins Sans Frontières, obbligata a sospendere le attività in Caucaso, gestite da delegazioni francesi e belga, ma non quelle delle delegazione olandese. Tutti e tre hanno dichiarato di aver presentato i documenti richiesti dalla legge entro il termine stabilito, ma di averli ricevuti indietro per 'vizi di forma'. I tre hanno poi aggiunto che, fino a quando la richiesta di registrazione non sarà stata accettata, le loro organizzazioni sono ufficialmente sospese e ogni loro attività sul suolo della Federazione Russa è vietata per legge.
"Sono spiacente di non poter commentare la situazione" ha detto Henkin, "ma fino a quando i nostri documenti non saranno conformi alle richieste del ministero della Giustizia, come portavoce di Human Rights Watch in Russia non sono autorizzata a parlare con i giornalisti".

Pugno di ferro. Ma le cose non vanno meglio per le organizzazioni russe. Appena giovedì scorso, a Nazran (Inguscezia), Ekaterina Sokirjanskaja, avvocatessa responsabile dell'ufficio inguscio dell'Ong Memorial è stata brutalmente picchiata dalla polizia, nel corso di una pacifica manifestazione in ricordo di Anna Politkovskaja. Secondo Andrej Mironov, presidente di Memorial intervistato telefonicamente, il pestaggio della ragazza fa parte di una precisa strategia di intimidazione elaborata da Mosca nei confronti della sua organizzazione. "Non è un caso che, delle cinquanta persone presenti alla commemorazione, solo Katja sia stata presa di mira", ha dichiarato Mironov. "Attaccare lei, che si è a lungo occupata personalmente delle denunce portate avanti da civili contro le forze armate russe e le milizie di Kadyrov, è un segno molto inquietante. Significa attaccare direttamente Memorial e tutte le sue attività in Cecenia e nel Caucaso. Lavorare in quelle regioni non è mai stato facile, ma nell'ultimo periodo la situazione è davvero critica. Putin firma leggi fasciste, come quella che obbliga le Ong straniere a registarsi, e contro noi russi usa la forza".

Così, mentre il ministero della Giustizia continua a ribadire la propria buona fede, la vita per le organizzazioni internazionali in Russia si fa ogni giorno più difficile. E a farne le spese è l'intera società civile, sempre più impotente davanti alle continue dimostrazioni di forza del governo.
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Russia