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Reazione a sorpresa. Il generale francese Alain
Pellegrini, comandante dell’Unifil, il contingente dei caschi blu inviato dalle
Nazioni Unite in Libano, incontrando la stampa al quartier generale dell’Onu a
New York non usa mezzi termini per criticare le operazioni dell’aviazione
israeliana nel Libano meridionale. Fino ad arrivare a paventare l’ipotesi di
una reazione armata.
La tensione sale. Il 1 ottobre scorso,
l’esercito israeliano ha completato il ritiro delle sue truppe dal sud del
Libano. Eccezion fatta per il villaggio di Ghajar, che sorge a cavallo della
frontiera ed è al centro di una contesa territoriale tra i due paesi. Il
mancato ritiro ha suscitato le proteste del governo di Beirut e le dichiarazioni
minacciose da parte del movimento Hezbollah. La scelta dei vertici militari
d’Israele di mantenere il controllo del villaggio era stata il primo motivo di
attrito con il comandante Unifil, ma il primo vero contrasto è avvenuto il 3
ottobre scorso, quando caccia israeliani hanno sorvolato a bassa quota, compiendo
anche raid simulati, le località di Marjayoun e Nabatiyeh, la parte meridionale
della valle della Bekaa e più a nord l'altopiano dell'Iqlim al Toufah,. L'aviazione
israeliana, nella serata del giorno successivo, ha sorvolato a bassa quota la
città di Baalbek, nel Libano
orientale, roccaforte del movimento sciita Hezbollah. Il 15 ottobre, per
fortuna senza provocare vittime, alcune granate esplodono vicino alla sede
dell’Onu a Beirut. Forse un segnale lanciato ai caschi blu, una minaccia, che
potrebbe essere interpretata come un richiamo all’azione contro le violazioni
dell’aviazione israeliana. E questa sensazione viene confermata il 17 ottobre
scorso, quando l'anziano leader
religioso sciita libanese Mohammad Hussein Fadlallah, punto di riferimento
spirituale per i seguaci di Hezbollah, ha criticato per la prima volta in modo
esplicito i caschi blu, accusandoli di voler ''proteggere Israele e non il Libano''. Mentre il leader religioso tuona contro i
raid aerei, Israele accusa d’inerzia l’Unifil rispetto al traffico d’armi dalla
Siria. Questo dunque il clima nel quale è arrivata la conferenza stampa di
Pellegrini, che con ogni probabilità è preoccupato che i suoi uomini comincino
a trovare atteggiamenti ostili nella popolazione e nei miliziani di Hezbollah,
e ha voluto con la sua dichiarazione prendere le distanze da Israele. La
tensione però, fomentata dalle divisioni interne alla politica libanese, sale
a
vista d’occhio. Christian Elia