stampa
invia
Sono sempre di più i giovani che rifiutano l’uso delle armi e non vogliono fare
il servizio militare. La conferma arriva dal Cile, paese che negli ultimi anni
ha stanziato fondi notevoli per acquisti d’armamenti. Venti ragazzi sono stati
ricevuti dalle autorità al palazzo de La Moneda, nella capitale Santiago, si sono
dichiarati pubblicamente obiettori di coscienza e hanno cercato di esporre i motivi
della loro scelta.
Obiezione di coscienza. Nel paese sud-americano svolgere il servizio militare è ancora oggi obbligatorio.
Nonostante questo, da più di dieci anni la Red Cilena de Objecion de Conciencia si batte affinché sia applicato a tutti gli effetti l’articolo 18 della Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo, che si riferisce, appunto, all’obiezione di
coscienza. La Red de Objecion de Conciencia si occupa anche di assistere legalmente
(e gratuitamente) durante i processi tutti i giovani che si dichiarano obiettori.
I commenti da La Red. “Proponiamo un modo diverso di servire il paese – dichiara Luis Venegas, coordinatore
de la Red – un metodo non violento, basato sull’effettivo rispetto dei diritti
umani. E’, il nostro, un modo di difendersi per il quale non servono armi. Basta
guardare quello che accade nelle guerre che si stanno combattendo oggi per capire
che le armi non servono a risolvere i problemi”. L’obiezione di coscienza è un
diritto riconosciuto in quasi cento paesi nel mondo e un argomento di discussione
continua in molti altri. Anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha fatto appello
in molte occasioni a tutti i paesi membri affinché riconoscano questo diritto.
“La violenza genera violenza - dice ancora Venegas - e non risolve i conflitti”.
Nel frattempo, pare che nella città di Concepcion ci siano almeno una cinquantina
di ragazzi pronti a dire no al servizio di leva già da questa settimana. Per loro,
come per i venti ragazzi che davanti alle autorità hanno voluto esprimere il loro
disaccordo sull'uso delle armi, sulla guerra e sulla violenza, la Red de Objecion de Conciencia si augura un’esclusione da eventuali processi, e che il progetto di legge passi
al più presto, in modo che centinaia di ragazzi cileni non si vedano negato un
diritto.Alessandro Grandi