Nuova breve telefonata, e nuova richiesta, dei sequestratori di Gabriele Torsello

Nuova telefonata dei rapitori di
Gabriele Torsello a Rahmatullah Hanefi, responsabile afgano della
sicurezza dell'ospedale di Emergency a Lashkargah. “Se non è
possibile ottenere il rimpatrio dell’apostata, allora pretendiamo
il ritiro di tutti i soldati italiani dall’Afghanistan”: questo
il contenuto della breve comunicazione, avvenuta questa sera attorno
alle 19 ora italiana. L'interlocutore di Emergency non ha potuto
parlare questa sera con Gabriele Torsello, nelle mani dai rapitori
dallo scorso giovedì. I suoi sequestratori hanno promesso a
breve un nuovo contatto e, al termine della telefonata, hanno
precisato che anche per la nuova richiesta rimane valido il termine
da loro fissato in precedenza, vale a dire la fine del Ramadan, che
in Afghanistan si conclude domenica sera.
Le tappe del sequestro
Martedì 17 ottobre, alle 20:30 ora afgana, le 18 in Italia, i rapitori
di Gabriele Torsello si sono rifatti vivi. Questa volta, comunicando la
loro richiesta per il rilascio dell’ostaggio: il ritorno in Afghanistan
di Abdul Rahman, l’afgano convertito al cristianesimo, rifugiatosi in
Italia alla fine del marzo scorso per sfuggire alla condanna a morte
per apostasìa. E hanno anche dato un termine di tempo: la fine del
Ramadan, che in Afghanistan si conclude domenica notte. “Altrimenti –
hanno detto – lo uccidiamo”.
Secondo Rahmatullah Hanefi, il responsabile afgano della sicurezza
dell’ospedale di Emergency che ha ricevuto la chiamata, “i rapitori si
sono mostrati irremovibili nella loro richiesta e hanno detto che non
vogliono sentire parlare di soldi”.
Prima di parlare con i sequestratori, Rahmatullah è riuscito a
scambiare due parole con Torsello. “Mi ha detto che oggi stava ‘così
così’, mentre ieri aveva detto che stava bene”.
Lunedì 16 ottobre un nuovo contatto tra Gabriele Torsello e lo staff di
Emergency a Lashkargah: una telefonata alle 21.30 ora locale afgana (le
19.00 in Italia). Gabriele Torsello, il giornalista fotoreporter
scomparso lo scorso giovedì, ha parlato al telefono con il responsabile
afgano della sicurezza dell'ospedale di Lashkargah, rassicurandolo
sulle proprie condizioni di salute. "Sto bene - ha detto Torsello - ci
siamo spostati di zona". Lo staff di Emergency ha parlato anche con i
rapitori di Torsello, che hanno promesso una nuova comunicazione.
Domenica 15 ottobre un portavoce dei talebani, Qari Muhammad Yousaf,
dichiara all'agenzia di stampa Afghan Islamic Press che Torsello "non è
stato rapito dai talebani ma da qualche banda di malviventi". "Con lui,
anzi, abbiamo avuto buoni rapporti", spiega Yousaf, che ha raccontato:
"Lo abbiamo anche portato a Musa-Qala dove ha fotografato le nostre
attività". Ma fonti locali nella zona, contattate da PeaceReporter,
ribadiscono: "i rapitori sono legati alle milizie combattenti
talebane". E Nabi Jan Mullakhel, comandante della polizia della provincia di Helmand,
dichiara ad un'agenzia di
stampa: "A noi risulta che il giornalista italiano sia stato rapito da
militanti talebani nella provincia di Kandahar. Sono in corso negoziati
indiretti". Attorno alle 8 ora italiana (le 10.30 in Afghanistan) c'è
un nuovo contatto tra lo staff di Emergency e gli uomini che dicono
aver sequestrato Gabriele Torsello: dicono che l'ostaggio sta bene e
annunciano la loro intenzione di diffondere in giornata un comunicato
con le loro richieste per il suo rilascio.
Sabato 14 ottobre, l'agenzia di stampa californiana Zuma Press, con cui
collabora Gabriele Torsello, riceve una telefonata da un altro reporter
che si trova in Thailandia. Quest'ultimo racconta di aver ricevuto a
sua volta una telefonata da Kabul: l'interlocutore, che non si è
identificato, ha detto al reporter che Gabriele Torsello aveva “grossi
problemi” in Afghanistan. L'agenzia Zuma Press segnala immediatamente
la cosa all'ambasciata italiana in Afghanistan. Contemporaneamente,
fonti afgane contattano lo staff del centro chirurgico della Ong
Emergency a Lashkargah, e riferiscono la possibilità che un italiano
sia stato rapito, il giovedì precedente, mentre viaggiava in autobus
verso Kabul. Un membro afgano dello staff di Emergency, nel pomeriggio,
riesce a parlare con Torsello sul suo cellulare. Il giornalista
conferma di essere stato rapito, di non sapere dove si trova e chiede
di spiegare ai suoi rapitori le proprie buone intenzioni e il fatto che
è di fede musulmana. Dopo un breve contatto, però, la comunicazione
viene sospesa. Vengono attivati tutti i canali diplomatici nel Paese
per giungere a un esito positivo del sequestro. L'agenzia di stampa
afgana Pajhwok riporta che, in un'altra telefonata al cellulare di
Torsello, uno dei rapitori avrebbe dichiarato: “Siamo talebani e
abbiamo rapito lo straniero perché è una spia”. La stessa agenzia
riporta che tale Gholam Mohammed, il quale dichiara di essere stato in
viaggio con lui, ha raccontato che sono stati fermati da cinque uomini
armati, che hanno prelevato Torsello, sul tratto di strada tra
Lashkargah e Kandahar.
Giovedì 12 ottobre Gabriele Torsello parte da Lashkargah, a bordo di un
autobus pubblico, diretto a Kabul. Nella stessa mattinata, il
giornalista invia dal suo cellulare un messaggio senza testo allo staff
dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, dove Torsello era stato in
visita nei giorni precedenti. L'autobus arriva a Kabul senza Torsello.
L'autista, una volta nella capitale, non dice niente a nessuno e, sulla
strada del ritorno, si ferma a Kandahar e affida l'autobus a un suo
collega che lo riporta a Lashkargah.