20/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Si prospettano possibili trattative fra il governo Uribe e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia
scritto per noi da
Simone Bruno 
 
Farc, foto di Matt ShonfeldEra il 12 di aprile del 2002: un militare radio alla mano e cane al guinzaglio, fece irruzione nel parlamento della città di Cali. Era spaventato, gridava di uscire perché una bomba era in procinto di esplodere. I parlamentari corsero fuori, un furgone della polizia li aspettava per portarli in salvo. Furono momenti concitati: grida, gente che correva e gli agenti che gli facevano strada.
I deputati entrarono nel furgone che sfrecciò a sirene spiegate verso un luogo sicuro. Alcune pattuglie incontrate nel cammino si offrirono di scortare il camioncino fuori città. E quel furgone lasciò Cali, diretto verso la selva. Le pattuglie tornavano fiere in centro quando ci si rese conto che qualcosa non andava.
 
L'apparenza inganna. Il furgone, il poliziotto, il suo cane e la bomba erano una messa in scena e 12 deputati del parlamento regionale del Valle del Cauca erano ormai prigionieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia, e lo sono tuttora, dopo più di 4 anni.
Di questi 12, e di altri 45 prigionieri (inclusa la franco-colombiana Ingrid Betancourt) si parla quando in Colombia torna alla ribalta il tema dello scambio umanitario, argomento sul quale, sembra, che i guerriglieri e il governo potrebbero presto accordarsi.
Ma come mai il governo che ha dichiarato guerra aperta alla Farc e il gruppo guerrigliero che giurava di non poter negoziare nulla con Uribe, stanno sistemando le sedie intorno al tavolo delle trattative?
 
paramilitariTinte fosche. Il presidente Uribe naviga in acque torbide, con un inizio del secondo mandato molto peggiore di quanto chiunque potesse prevedere: il processo con i paramilitari si è impantanato, l’esercito nazionale è stato protagonista di alcuni degli scandali peggiori che il paese ricordi, i partiti che compongono la sua coalizione di governo sono in guerra aperta e le collusioni tra mafia e politica sono ormai arrivate venute allo scoperto, coinvolgendo anche il Senato. Una situazione che ancora non ha intaccato la popolarità del presidente, ma se le cose continuano in questo modo prima o poi i colombiani cominceranno a sentirsi profondamente delusi.
Il presidente ha anche il timore di essere ricordato come colui che per 8 anni non è riuscito a fare uno scambio umanitario chiesto a gran voce dal paese e che ha portato avanti per lo stesso periodo un’offensiva militare miliardaria contro una guerriglia che sembra godere ancora di ottima salute. I colombiani sono abituati a presidenti che non risolvono nulla per 4 anni, ma non a messia che fanno lo stesso per il doppio del tempo.
 
Alvaro UribeUtile a entrambi. D’altra parte le Farc attraversano un momento contraddittorio: se da un lato la connivenza con il narcotraffico ha permesso loro di crescere militarmente e finanziariamente, dall’altro hanno perso buona parte dei loro contatti internazionali e dell’iniziativa politica nel paese.
Dal canto suo, lo stato si sta rendendo conto che vincere la guerriglia militarmente non è possibile, ma anche la guerriglia non può non aver capito che la possibilità di arrivare al potere per la via armata, motivo stesso della sua esistenza, è irrealizzabile.
Un tavolo di negoziazione è dunque utile a entrambi: darebbe alle Farc una buona visibilità internazionale attraverso la quale spiegare le loro ragioni e cercare di cancellare l’immagine negativa che va diffondendosi nel paese, mentre al governo darebbe la possibilità di rilanciarsi agli occhi dell’opinione pubblica e creare un diversivo di fronte ai tanti scandali che stanno scoppiando.
Le posizioni di entrambi si sono di fatto molto ammorbidite. Il presidente sembrerebbe disposto ad ammettere che in Colombia esiste una “guerra politica” e non solamente dei gruppi terroristi, e sembra pure disposto ad approvare la creazione di un’area smilitarizzata di qualche chilometro quadrato, proposta ora considerata vagliabile dalla guerriglia, che inizialmente chiedeva la creazione di un’area cuscinetto grande come due regioni del paese.
Rimangono da sciogliere comunque punti importanti, come il cessate il fuoco preteso dal governo, o l’inclusione negli accordi di Simon Trinidad e Sonia, due comandanti delle Farc già estradati negli Stati Uniti.
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Colombia