18/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Sogna gli aerei che bombardano il suo villaggio, Musa Qala, dov’era stato Gabriele Torsello
Le truppe della Nato si ritirano da Musa Qala: la cittadina nel sud dell’Afghanistan dove Gabriele Torsello era andato, subito prima del suo rapimento, per fotografare gli effetti dei bombardamenti aerei alleati.
Il generale britannico David Richards, comandante della missione Isaf, ha dichiarato che i 120 soldati di Sua Maestà britannica stanno lasciando l’area “perché nella zona è stata ristabilita la sicurezza” e “da ormai 35 giorni non si verificano scontri armati”.
 
Truppe britanniche in AfghanistanTruppe Nato in difficoltà. La verità, però, pare essere un’altra. I talebani hanno minacciato di attaccare la città se i britannici non se ne fossero andati. I notabili locali hanno quindi chiesto il ritiro delle truppe Isaf per evitare nuovi combattimenti e bombardamenti, e i comandanti britannici hanno accettato di buon grado, perché i loro uomini non ce la fanno più. Il generale Ed Butler, comandante delle forze britanniche in Afghanistan, ha denunciato una situazione drammatica: alto numero di perdite, morale delle truppe a terra, e perfino mancanza di viveri e munizioni.
Il generale Richards, non solo ha smentito ogni accordo con i talebani – nonostante fosse stato più volte riportato dalla stampa britannica – ma ha mentito sul fatto che a Musa Qala non si combatte e non si bombarda più.
 
HamidaHamida, vittima delle bombe Usa. La parola del generale contro i gemiti della piccola Hamida, una bimba di Musa Qala, che di giorno non parla più e di notte, facendo incubi, ripete: “Corri, scappa, arrivano gli aerei!”. Il suo corpo è squarciato dalle ferite causate dalle decine di schegge di bomba che l’hanno colpita. E’ arrivata lunedì mattina all’ospedale di Emergency a Lashkargah. Ce l’ha portata suo papà. “Domenica sera, intorno alle otto - racconta il padre di Hamida - sono tornati gli aerei e hanno bombardato. Non ce la facciamo più!”. Hamida non ha potuto essere curata nella clinica di Musa Qala perché non esiste più: anch’essa distrutta dalle bombe della Nato. Suo padre l’ha portata in una clinica privata di Lashkargah dove, a pagamento, le ferite di Hamida sono state ricucite senza che i frammenti di bomba venissero estratti. Poi l'ha portata all'ospedale di Emergency.

Bombardamento Usa
Bombardamenti senza sosta. Altri feriti sono arrivati stamane all’ospedale di Emergency da Grishk, località poco a sud di Musa Qala. I testimoni raccontano che la notte scorsa, dopo ore di combattimenti tra talebani e forze britanniche, è intervenuta l’aviazione Nato. Nabi Jan, residente del villaggio di Tajakano (vicino a Grishk) ha riferito che un missile lanciato da un aereo ha colpito la sua casa, uccidendo 13 membri della famiglia.
Sempre questa notte, i residenti del villaggio di Ashgho, nel distretto di Zahri (provincia di Kandahar) hanno riferito alla stampa che nove civili, tra cui anche donne e bambini, sono morti sotto le bombe sganciate sulla zona dagli aerei della Nato. Ma Euan Downie, portavoce di Isaf, pur confermando il raid, ha dichiarato di “non avere notizia di vittime civili”.
E, nelle stesse ore, altre bombe sono cadute sulla zona di Kamdesh, nella provincia orientale del Nuristan: i comandi Isaf parlano di 14 “talebani” uccisi. Altri 16 presunti talebani erano stati uccisi ieri pomeriggio dalle bombe da 500 libre sganciate dai caccia-bombardieri Usa.

Enrico Piovesana

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