Sogna gli aerei che bombardano il suo villaggio, Musa Qala, dov’era stato Gabriele Torsello
Le truppe della Nato si ritirano da Musa Qala: la cittadina nel
sud dell’Afghanistan dove Gabriele Torsello era andato, subito prima del suo
rapimento, per fotografare gli effetti dei bombardamenti aerei alleati.
Il generale britannico David Richards, comandante della
missione Isaf, ha dichiarato che i 120 soldati di Sua Maestà britannica stanno
lasciando
l’area “perché nella zona è stata ristabilita la sicurezza” e “da ormai 35
giorni non si verificano scontri armati”.
Truppe Nato in
difficoltà. La verità, però, pare essere un’altra. I talebani hanno
minacciato di attaccare la città se i britannici non se ne fossero andati. I
notabili locali hanno quindi chiesto il ritiro delle truppe Isaf per evitare
nuovi combattimenti e bombardamenti, e i comandanti britannici hanno accettato
di
buon grado, perché i loro uomini non ce la fanno più. Il generale Ed Butler,
comandante delle forze britanniche in Afghanistan, ha denunciato una situazione
drammatica: alto numero di perdite, morale delle truppe a terra, e perfino
mancanza di viveri e munizioni.
Il generale Richards, non solo ha smentito ogni accordo con
i talebani – nonostante fosse stato più volte riportato dalla stampa britannica
– ma ha mentito sul fatto che a Musa Qala non si combatte e non si bombarda
più.
Hamida, vittima delle
bombe Usa. La parola del generale contro i gemiti della piccola Hamida, una
bimba di Musa Qala, che di giorno non parla più e di notte, facendo incubi,
ripete: “Corri, scappa, arrivano gli aerei!”. Il suo corpo è squarciato dalle
ferite causate dalle decine di schegge di bomba che l’hanno colpita. E’ arrivata
lunedì mattina all’ospedale di Emergency a Lashkargah. Ce l’ha portata suo
papà. “Domenica sera, intorno alle otto - racconta il padre di Hamida - sono tornati
gli aerei e hanno
bombardato. Non ce la facciamo più!”. Hamida non ha potuto essere curata nella
clinica di Musa Qala perché non esiste più: anch’essa distrutta dalle bombe
della Nato. Suo padre l’ha portata in
una clinica privata di Lashkargah dove, a pagamento, le ferite di Hamida sono
state ricucite senza che i frammenti di bomba venissero estratti. Poi l'ha portata
all'ospedale di Emergency.

Bombardamenti senza sosta.
Altri feriti sono arrivati stamane all’ospedale di Emergency da Grishk,
località poco a sud di Musa Qala. I testimoni raccontano che la notte scorsa,
dopo
ore di combattimenti tra talebani e forze britanniche, è intervenuta l’aviazione
Nato. Nabi Jan, residente del villaggio di Tajakano (vicino a Grishk) ha
riferito che un missile lanciato da un aereo ha colpito la sua casa, uccidendo
13 membri della famiglia.
Sempre questa notte, i residenti del villaggio di Ashgho,
nel distretto di Zahri (provincia di Kandahar) hanno riferito alla stampa che
nove
civili, tra cui anche donne e bambini, sono morti sotto le bombe sganciate sulla
zona dagli aerei della Nato. Ma Euan Downie, portavoce di Isaf, pur confermando
il raid, ha dichiarato di “non avere notizia di vittime civili”.
E, nelle stesse ore, altre bombe sono cadute sulla zona di
Kamdesh, nella provincia orientale del Nuristan: i comandi Isaf parlano di 14
“talebani” uccisi. Altri 16 presunti talebani erano stati uccisi ieri
pomeriggio dalle bombe da 500 libre sganciate dai caccia-bombardieri Usa.