Un film riaccende la polemica sul colonialismo tra Francia e Algeria, e la Turchia ne approfitta
Dopo la proiezione della première di Indigenes – Days of
Glory, il film del regista algerino Rachid Bouchareb, che racconta la
storia di 4 militari maghrebini arruolati e mandati a combattere in Europa
durante la Seconda Guerra mondiale per conto della Francia, il presidente
francese Jacques Chirac ha annunciato che si batterà perché le pensioni di
guerra dei reduci delle colonie siano equiparate a quelle dei militari
francesi.
Un passato che non passa. Invece di essere accolta
con entusiasmo, la notizia ha scatenato l’opinione pubblica algerina. “Sono ben
altre le colpe che si devono far perdonare i francesi”, ha risposto un algerino
veterano del 1945, “gli orrori compiuti nel mio Paese durante l’occupazione
francese”. Sembra l’ennesimo episodio di una querelle che dura da anni, con
l’Algeria che non ritiene di aver ricevuto da Parigi il giusto riconoscimento
delle violenze subite. Secondo gli storici nordafricani, sarebbero circa un
milione e mezzo le vittime del colonialismo francese. Alle quali va sommato il
sacrificio di tutti i caduti del contingente di 80mila algerini condotto a
forza nel vecchio continente a combattere contro i nazisti e i fascisti. E
spesso utilizzati, secondo un’accusa che ancora oggi molti ex-combattenti
algerini muovono ai francesi, come carne da cannone per le operazioni più
disperate.
I governi francesi che si sono succeduti dopo l’indipendenza
algerina, nel 1962, hanno più o meno fatto autocritica, ma il popolo algerino
non l’ha mai ritenuta sufficiente. Fino a quando, nel 2005, l'articolo 4 di una controversa legge chiedeva nella sostanza ai docenti francesi
“di sottolineare anche gli aspetti positivi del colonialismo francese”.
Legge contro legge. Apriti cielo: dal presidente
Boutefilka all’ultimo algerino la reazione è stata rabbiosa. Manifestazioni e
minacce di boicottaggio ai prodotti francesi (elemento non trascurabile
considerato l’enorme giro di affari che unisce i due paesi), accompagnate da
editoriali infuocati sui giornali algerini.
La diplomazia di Parigi, con grande fatica, riuscì a far
rientrare l’allarme rosso. Ma questo film, accolto subito da un grande
successo, ha rinfocolato le polemiche mai davvero sopite e tornate alla ribalta
in questi giorni, in occasione della scomparsa del grande regista Gillo
Pontecorvo, che nel 1962 vinse l’Oscar con il capolavoro ‘La battaglia di
Algeri’. Per anni il film è stato censurato in Francia, perché raccontava gli
orrori commessi dalle truppe d’oltralpe in Algeria.
Un comportamento per lo meno disdicevole, in particolare per
chi ha appena votato una legge che punisce severamente chiunque metta in dubbio
la veridicità del genocidio armeno. Questa è la visione del governo turco che,
colpito nell’orgoglio dalla legge votata nei giorni scorsi in Francia, ha messo
all’ordine del giorno del Parlamento di Ankara un disegno di legge per
condannare tutti coloro che metteranno in dubbio il genocidio degli algerini compiuto
dai francesi. E’ proprio il caso di dire che ‘chi di legge ferisce’...