18/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un film riaccende la polemica sul colonialismo tra Francia e Algeria, e la Turchia ne approfitta
Dopo la proiezione della première di Indigenes – Days of Glory, il film del regista algerino Rachid Bouchareb, che racconta la storia di 4 militari maghrebini arruolati e mandati a combattere in Europa durante la Seconda Guerra mondiale per conto della Francia, il presidente francese Jacques Chirac ha annunciato che si batterà perché le pensioni di guerra dei reduci delle colonie siano equiparate a quelle dei militari francesi.
 
i 4 maghrebini protagonisti di days of gloryUn passato che non passa. Invece di essere accolta con entusiasmo, la notizia ha scatenato l’opinione pubblica algerina. “Sono ben altre le colpe che si devono far perdonare i francesi”, ha risposto un algerino veterano del 1945, “gli orrori compiuti nel mio Paese durante l’occupazione francese”. Sembra l’ennesimo episodio di una querelle che dura da anni, con l’Algeria che non ritiene di aver ricevuto da Parigi il giusto riconoscimento delle violenze subite. Secondo gli storici nordafricani, sarebbero circa un milione e mezzo le vittime del colonialismo francese. Alle quali va sommato il sacrificio di tutti i caduti del contingente di 80mila algerini condotto a forza nel vecchio continente a combattere contro i nazisti e i fascisti. E spesso utilizzati, secondo un’accusa che ancora oggi molti ex-combattenti algerini muovono ai francesi, come carne da cannone per le operazioni più disperate.
I governi francesi che si sono succeduti dopo l’indipendenza algerina, nel 1962, hanno più o meno fatto autocritica, ma il popolo algerino non l’ha mai ritenuta sufficiente. Fino a quando, nel 2005, l'articolo 4 di una controversa legge chiedeva nella sostanza ai docenti francesi “di sottolineare anche gli aspetti positivi del colonialismo francese”.
 
la locandina della battaglia di algeriLegge contro legge. Apriti cielo: dal presidente Boutefilka all’ultimo algerino la reazione è stata rabbiosa. Manifestazioni e minacce di boicottaggio ai prodotti francesi (elemento non trascurabile considerato l’enorme giro di affari che unisce i due paesi), accompagnate da editoriali infuocati sui giornali algerini.
La diplomazia di Parigi, con grande fatica, riuscì a far rientrare l’allarme rosso. Ma questo film, accolto subito da un grande successo, ha rinfocolato le polemiche mai davvero sopite e tornate alla ribalta in questi giorni, in occasione della scomparsa del grande regista Gillo Pontecorvo, che nel 1962 vinse l’Oscar con il capolavoro ‘La battaglia di Algeri’. Per anni il film è stato censurato in Francia, perché raccontava gli orrori commessi dalle truppe d’oltralpe in Algeria.
Un comportamento per lo meno disdicevole, in particolare per chi ha appena votato una legge che punisce severamente chiunque metta in dubbio la veridicità del genocidio armeno. Questa è la visione del governo turco che, colpito nell’orgoglio dalla legge votata nei giorni scorsi in Francia, ha messo all’ordine del giorno del Parlamento di Ankara un disegno di legge per condannare tutti coloro che metteranno in dubbio il genocidio degli algerini compiuto dai francesi. E’ proprio il caso di dire che ‘chi di legge ferisce’...

Christian Elia

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità