17/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La votazione al Consiglio di Sicurezza non porta a nessun vincitore. Per ora
 
Il presidente del Venezuela Hugo ChavezForse il presidente della Repubblica Bolivariana di Venezuela, Hugo Chavez, non immaginava che per ottenere un seggio nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu (quello provvisorio e destinato a un paese sud americano) ci volesse tanto tempo e tanta fatica.
Forse, Chavez, non immaginava nemmeno che la volontà dichiarata degli Usa di non volere il Venezuela al tavolo del Consiglio di Sicurezza potesse avere un così forte impatto decisionale. Ma così è stato e, ancora adesso, Guatemala e Venezuela si stanno contendendo la poltrona.
Quindi, il duro lavoro diplomatico venezuelano dei mesi scorsi diretto a cercare supporter per ottenere il seggio al Consiglio è risultato piuttosto vano.
Nemmeno gli idilliaci rapporti con i paesi che il Venezuela ha aiutato maggiormente sono  risultati utili a ottenere i due terzi dei votanti e quindi accaparrarsi la desiderata seggiola.
Uno dei fatti più eclatanti è quello che riguarda i rapporti con Haiti. La piccola e povera nazione caraibica ha ottenuto da Chavez petrolio a prezzi di favore, con la possibilità di pagamenti dilazionati nel tempo, e medici che tutelassero la sanità della popolazione devastata da due anni di guerra civile. Nonostante questo, Haiti pare abbia votato per il Guatemala facendo adirare non poco il presidente bolivariano.
Stessa cosa, forse più ipotizzabile visti i rapporti diplomatici, è accaduta con l’Italia. In Venezuela vivono all’incirca 100mila cittadini italiani e quasi un milione di persone di origine italiana. Nonostante questi dati molto importanti e i ripetuti attestati di stima e amicizia, anche l’Italia, per voce del ministro degli Esteri Massimo d’Alema, ha fatto sapere di non aver votato per il Venezuela.
E allora chi si è schierato con Chavez? Stando alle ultime notizie, pare che il Venezuela abbia potuto contare sull’appoggio di Paraguay, Argentina, Brasile, Uruguay e Bolivia, oltre alla Cina, alla Russia e ai paesi della Lega Araba e dei Caraibi (escluso, a quanto si conosce, Haiti).
I votanti a favore del Guatemala sono stati: Colombia, Messico, i paesi del Centro America (“per una questione di vicinanza geografica e amicizia” fanno sapere) e tutte le nazioni filoamericane.
Forse proprio la paura che il Venezuela possa, una volta raggiunto il seggio continuare la propria battaglia contro gli Usa ha fatto in modo che gli ‘amici’ dell’amministrazione Bush si compattassero durante la votazione scalzando il ‘nemico’ Chavez.
 
Il presidente del Guatemala, Oscar BergerLe votazioni. In tutto fino a questo momento sono state 10. Nessuna di queste è risultata determinante per la vittoria finale di uno dei due paesi.
Il vero colpo di scena si è avuto alla sesta votazione quando il conteggio ha stabilito che entrambi i paesi avevano ottenuto 93 voti. Dalla sesta votazione in poi il divario fra Guatemala e Venezuela è andato via via sempre allargandosi e alla fine della decima il risultato ha visto il Guatemala ottenere 110 voti e il Venezuela solo 77.  Nella giornata di oggi riprenderanno le votazioni e non si possono escludere del tutto colpi di scena. Come già accaduto nel 1979, infatti, è possibile che fra i due litiganti ci sia un terzo stato che godrà del seggio.In quella circostanza le votazioni furono 155 e videro protagonisti Colombia e Cuba. Alla fine dei giochi la spuntò il Messico, che venne eletto come candidato di compromesso.
 

Alessandro Grandi

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