La votazione al Consiglio di Sicurezza non porta a nessun vincitore. Per ora

Forse il presidente della Repubblica Bolivariana di Venezuela, Hugo Chavez, non
immaginava che per ottenere un seggio nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu (quello
provvisorio e destinato a un paese sud americano) ci volesse tanto tempo e tanta
fatica.
Forse, Chavez, non immaginava nemmeno che la volontà dichiarata degli Usa di
non volere il Venezuela al tavolo del Consiglio di Sicurezza potesse avere un
così forte impatto decisionale. Ma così è stato e, ancora adesso, Guatemala e
Venezuela si stanno contendendo la poltrona.
Quindi, il duro lavoro diplomatico venezuelano dei mesi scorsi diretto a cercare
supporter per ottenere il seggio al Consiglio è risultato piuttosto vano.
Nemmeno gli idilliaci rapporti con i paesi che il Venezuela ha aiutato maggiormente
sono risultati utili a ottenere i due terzi dei votanti e quindi accaparrarsi
la desiderata seggiola.
Uno dei fatti più eclatanti è quello che riguarda i rapporti con Haiti. La piccola
e povera nazione caraibica ha ottenuto da Chavez petrolio a prezzi di favore,
con la possibilità di pagamenti dilazionati nel tempo, e medici che tutelassero
la sanità della popolazione devastata da due anni di guerra civile. Nonostante
questo, Haiti pare abbia votato per il Guatemala facendo adirare non poco il presidente
bolivariano.
Stessa cosa, forse più ipotizzabile visti i rapporti diplomatici, è accaduta
con l’Italia. In Venezuela vivono all’incirca 100mila cittadini italiani e quasi
un milione di persone di origine italiana. Nonostante questi dati molto importanti
e i ripetuti attestati di stima e amicizia, anche l’Italia, per voce del ministro
degli Esteri Massimo d’Alema, ha fatto sapere di non aver votato per il Venezuela.
E allora chi si è schierato con Chavez? Stando alle ultime notizie, pare che
il Venezuela abbia potuto contare sull’appoggio di Paraguay, Argentina, Brasile,
Uruguay e Bolivia, oltre alla Cina, alla Russia e ai paesi della Lega Araba e
dei Caraibi (escluso, a quanto si conosce, Haiti).
I votanti a favore del Guatemala sono stati: Colombia, Messico, i paesi del Centro
America (“per una questione di vicinanza geografica e amicizia” fanno sapere)
e tutte le nazioni filoamericane.
Forse proprio la paura che il Venezuela possa, una volta raggiunto il seggio
continuare la propria battaglia contro gli Usa ha fatto in modo che gli ‘amici’
dell’amministrazione Bush si compattassero durante la votazione scalzando il ‘nemico’
Chavez.
Le votazioni. In tutto fino a questo momento sono state 10. Nessuna di queste è risultata determinante
per la vittoria finale di uno dei due paesi.
Il vero colpo di scena si è avuto alla sesta votazione quando il conteggio ha
stabilito che entrambi i paesi avevano ottenuto 93 voti. Dalla sesta votazione
in poi il divario fra Guatemala e Venezuela è andato via via sempre allargandosi
e alla fine della decima il risultato ha visto il Guatemala ottenere 110 voti
e il Venezuela solo 77. Nella giornata di oggi riprenderanno le votazioni e non
si possono escludere del tutto colpi di scena. Come già accaduto nel 1979, infatti,
è possibile che fra i due litiganti ci sia un terzo stato che godrà del seggio.In
quella circostanza le votazioni furono 155 e videro protagonisti Colombia e Cuba.
Alla fine dei giochi la spuntò il Messico, che venne eletto come candidato di
compromesso.