16/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Ancora caos nello stato di Oaxaca per manifestanti in sciopero da mesi. Si avvicina la repressione militare
Maestri in protestaLa transizione che il paese sta vivendo per il passaggio del testimone fra Vicente Fox, presidente messicano uscente, e il neo eletto Felipe Calderon, avvenuto 40 giorni fa, questa settimana si troverà ad affrontare una autentica prova del fuoco. Il governo federale dovrà decidere se intervenire o meno con polizia o militari nello Stato di Oaxaca, dove regna il caos ormai da quasi cinque mesi, a causa di una rivolta sociale iniziata dai maestri e poi divenuta simbolo di un generico malcontento sociale. Dopo vari tentativi di approccio diplomatico fatti dal governo centrale, è scattato l'ultimatum che scade oggi: porre fine allo sciopero a oltranza e permettere la riapertura delle oltre diecimila scuole chiuse da mesi. Ma l'accordo ancora manca.
 
Rabbia incrollabile. Aggressioni a mano armata ai membri di Appo, l'Assemblea dei popoli di Oaxaca, si ripetono ormai da giorni, aumentando man mano che l’accordo si allontana.
La tensione è ulteriormente salita dopo che sabato un manifestante è stato ucciso a sangue freddo da un militare. Si tratta di Alejandro Garcia, 41 anni, pittore. Da quel momento la rabbia è diventata incontrollabile e non solo a Oaxaca. Molti manifestanti sono da oltre un mese raggruppati nella piazza dello Zocalo, a Città del Messico, dove sono arrivati attraverso una lunga marcia simbolica. Il cuore della capitale, dunque, è ora un vero e proprio bastione dell'Assemblea dei popoli di Oaxaca. Ed è lì che da sabato si scandiscono slogan del tipo “Alejandro, compagno, la tua morte sarà vendicata”, oppure “Bisogna proseguire nella lotta”.
 
Maestri in marciaIl colpevole. Il pomo della discordia resta la questione del governatore dello stato, Ulises Ruiz. I maestri, accusandolo di essere il principale colpevole della mala-istruzione e di aver usato fin dai primi giorni di sciopero un approccio violento e repressivo, ne chiedono le dimissioni, senza se e senza ma.
 
Alcuni passi avanti. La scorsa settimana i rappresentanti di Appo e alcuni dirigenti del sindacato dei maestri si sono incontrati a Città del Messico con il ministro Carlos Abascal, nell’intento di giungere a una soluzione. La premessa era di accantonare il caso Ruiz e rimandarne la discussione a trattativa finita. Le discussioni si sono, quindi, concentrate sui punti focali che hanno scatenato la rivolta. In primis il misero stipendio degli insegnanti e il pessimo stato delle istituzioni scolastiche, strutturalmente inadeguate e dai programmi superati.
Ne è emersa una lunga trattativa, che sembrava avesse aperto spiragli di speranza. Ma tutto è stato di nuovo sospeso, poco dopo. Un accordo è stato trovato, ma dovrà essere prima approvato dall’Assemblea dei popoli, che se non metterà in discussione i 4mila milioni di dollari offerti dal governo in sei mesi per aumentare gli stipendi dei maestri, punterà sicuramente i piedi sul caso Ruiz, che fino a domani è appeso a una decisione parlamentare.
 
Maestri in piazzaLente d’ingrandimento sul caso Ruiz. Il destino del governatore di Oaxaca è, infatti, appeso all’articolo 76 della Costituzione messicana. Se il Senato domattina darà ragione agli scioperanti, i quali gridano all’ingovernabilità dello Stato e pretendono la testa di Ruiz, il governatore dovrà dimettersi. Altrimenti resterà, ma la guerra dei maestri non si placherà con la diplomazia.
Una sottocommissione di tre senatori ha incontrato tutte le parti in causa: Ulises Ruiz, che dice di avere tutto sotto controllo, l’amministrazione locale, che difende il governatore, i magistrati del Tribunale superiore della giustizia, che hanno riferito come i poteri funzionino anche se in maniera limitata, e infine i rappresentanti sindacali dei maestri e della Appo, che invece hanno mostrato un desolante panorama di non governo. 
 
Occhi puntati sul senato. Tutto è dunque rimandato a domani. Se il Senato dirà che a Oaxaca la governabilità non è a rischio, dando dunque carta bianca a Ruiz, la protesta si radicalizzerà a tal punto che l’intervento delle forze dell’ordine o dei militari sarà solo questione di giorni.

Stella Spinelli

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