16/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Abu Mazen, nell’occhio del ciclone, gioca le sue ultime carte: elezioni o referendum
Abu Mazen e Abdallah II“Questo è un momento cruciale” ha dichiarato oggi il re giordano, Abdallah II, al presidente palestinese Abu Mazen. “Gli scontri tra Fatah e Hamas avranno ripercussioni negative sulla causa palestinese”. Abu Mazen si trova ad Amman per partecipare alla riunione del Comitato Centrale di Al Fatah, un incontro che dovrebbe delineare gli scenari possibili per il futuro del governo palestinese, sprofondato nelle lotte intestine e strozzato dall’embargo internazionale. Ma sulle spalle del presidente palestinese pesano le recenti rivelazioni, secondo cui le milizie di Fatah sarebbero state aiutate dagli Stati Uniti e Israele.
 
Militari della Forza 1742 milioni di dollari. Domenica 15, Ahmed Joussef, un consigliere del premier Hamiyeh, ha accusato il governo statunitense di avere fomentato la rivolta contro il suo governo, sponsorizzando gli oppositori e offrendo formazione per le milizie di Fatah. “Non hanno idea di come trattare con gli islamici – ha dichiarato Joussef -. Speravamo che dopo le elezioni avrebbero aperto le porte del dialogo per trovare una soluzione pacifica, ma sfortunatamente hanno scelto di trattare con le persone sbagliate”. L’accusa è molto grave: a ridosso delle elezioni di gennaio, Israele e gli Usa hanno stanziato 42 milioni di dollari per un piano, il cui scopo era promuovere le alternative ad Hamas, che aveva democraticamente vinto le elezioni. Quei fondi sono stati usati per creare centri di addestramento per la guardia presidenziale –Forza 17 – a Gerico e a Gaza, allo scopo di accendere una guerra civile nei Territori. Le accuse hanno creato grande imbarazzo nel partito del presidente, da cui sono subito giunte le smentite. “Sono solo bugie infamanti – ha dichiarato Fahmi Zaarir, il portavoce di Fatah in Cisgiordania”.  L’agenzia Reuters, però, ha confermato il progetto per la costruzione del centro di addestramento di Gerico, il cui costo sarebbe di 20 milioni di dollari, e riferisce che fonti diplomatiche europee hanno confermato l’intenzione di costruirne un altro a Gaza. Secondo una fonte vicina ad Hamas, durante il suo ultimo viaggio a Washington, Abu Mazen avrebbe richiesto a Bush munizioni per le sue forze armate. “Poco dopo la vittoria di Hamas, militari israeliani hanno scortato diversi camion stipati di fucili M16 dalla Giordania verso Ramallah e Gaza – si legge sul sito web palestine-info – e altri quattro sono transitati mercoledì scorso per il valico di Kerem Shalom, sotto gli occhi dei soldati israeliani.” La fornitura delle armi viene confermata anche dall’agenzia stampa Quds Press, secondo cui quelle scorte sono stipate in un complesso dell’Autorità palestinese, noto come Ansar2.” A fronte del potenziamento delle forze leali al presidente Mazen, anche Hamas ha tentato di rafforzarsi: in pochi mesi i miliziani in verde sono passati da 3000 unità a 7500 e, anche in questo caso, ci sono abbondanti fonti di intelligence che riferiscono di forniture di armamenti dall’Egitto e della presenza di istruttori siriani, che sarebbero giunti nella striscia di Gaza per insegnare le tecniche di Hezbollah ai miliziani di Hamas. 
 
Miliziani di Hamas a GazaAlternative. Il blocco delle trattative con Hamas sarà certamente oggetto della riunione di oggi del comitato centrale di Fatah, ma sottotraccia, la partita vera si giocherà tra le due generazioni all’interno del partito. Da un lato la vecchia guardia, corrotta  e conservatrice, dall’altra i giovani che spingono per un rinnovamento radicale della dirigenza e una piattaforma riformista. “Questo sarà l’incontro decisivo” ha dichiarato un ufficiale di Fatah. “Poi Abu Mazen tornerà a Ramallah e terrà una conferenza stampa per annunciare le misure drastiche, necessarie per uscire dalla crisi”. Gli scenari possibili sono due: scioglimento del governo e convocazione di nuove elezioni, da tenersi entro la fine del 2007, oppure un referendum per chiedere ai palestinesi se ritengono che Hamas debba cambiare le proprie posizioni.
 

Naoki Tomasini

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