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“Questo è un momento cruciale” ha dichiarato oggi il re
giordano, Abdallah II, al presidente palestinese Abu Mazen. “Gli scontri tra
Fatah e Hamas avranno ripercussioni negative sulla causa palestinese”. Abu
Mazen si trova ad Amman per partecipare alla riunione del Comitato Centrale di
Al Fatah, un incontro che dovrebbe delineare gli scenari possibili per il
futuro del governo palestinese, sprofondato nelle lotte intestine e strozzato
dall’embargo internazionale. Ma sulle spalle del
presidente palestinese pesano le recenti rivelazioni, secondo cui le milizie di
Fatah sarebbero state aiutate dagli Stati Uniti e Israele.
42 milioni di dollari. Domenica 15, Ahmed Joussef, un
consigliere del premier Hamiyeh, ha accusato il governo statunitense di avere
fomentato la rivolta contro il suo governo, sponsorizzando gli oppositori e
offrendo formazione per le milizie di Fatah. “Non hanno idea di come trattare
con
gli islamici – ha dichiarato Joussef -. Speravamo che dopo le elezioni
avrebbero aperto le porte del dialogo per trovare una soluzione pacifica, ma
sfortunatamente hanno scelto di trattare con le persone sbagliate”. L’accusa è
molto grave: a ridosso delle elezioni di gennaio, Israele e gli Usa hanno
stanziato 42 milioni di dollari per un piano, il cui scopo era promuovere le
alternative ad Hamas, che aveva democraticamente vinto le elezioni. Quei fondi
sono stati usati per creare centri di addestramento per la guardia
presidenziale –Forza 17 – a Gerico e a Gaza, allo scopo di accendere una guerra
civile nei Territori. Le accuse hanno creato grande imbarazzo nel partito del
presidente, da cui sono subito giunte le smentite. “Sono solo bugie infamanti
–
ha dichiarato Fahmi Zaarir, il portavoce di Fatah in Cisgiordania”. L’agenzia Reuters, però, ha confermato il
progetto per la costruzione del centro di addestramento di Gerico, il cui costo
sarebbe di 20 milioni di dollari, e riferisce che fonti diplomatiche europee
hanno confermato l’intenzione di costruirne un altro a Gaza. Secondo una fonte
vicina ad Hamas, durante il suo ultimo viaggio a Washington, Abu Mazen avrebbe
richiesto a Bush munizioni per le sue forze armate. “Poco dopo la vittoria
di Hamas, militari israeliani hanno scortato diversi camion stipati
di fucili M16 dalla Giordania verso Ramallah e Gaza – si legge sul sito web
palestine-info – e altri quattro sono transitati mercoledì scorso per il valico
di Kerem Shalom, sotto gli occhi dei soldati israeliani.” La fornitura delle
armi viene confermata anche dall’agenzia stampa Quds Press, secondo cui quelle
scorte sono stipate in un complesso dell’Autorità palestinese, noto come
Ansar2.” A fronte del potenziamento delle forze leali al presidente Mazen,
anche Hamas ha tentato di rafforzarsi: in pochi mesi i miliziani in verde sono
passati da 3000 unità a 7500 e, anche in questo caso, ci sono abbondanti fonti
di intelligence che riferiscono di forniture di armamenti dall’Egitto e della
presenza di istruttori siriani, che sarebbero giunti nella striscia di Gaza per
insegnare le tecniche di Hezbollah ai miliziani di Hamas.
Alternative. Il
blocco delle trattative con Hamas sarà certamente oggetto della riunione di
oggi del comitato centrale di Fatah, ma sottotraccia, la partita vera si
giocherà tra le due generazioni all’interno del partito. Da un lato la vecchia
guardia, corrotta e conservatrice,
dall’altra i giovani che spingono per un rinnovamento radicale della dirigenza
e una piattaforma riformista. “Questo sarà l’incontro decisivo” ha dichiarato
un ufficiale di Fatah. “Poi Abu Mazen tornerà a Ramallah e terrà una conferenza
stampa per annunciare le misure drastiche, necessarie per uscire dalla crisi”.
Gli scenari possibili sono due: scioglimento del governo e convocazione di
nuove elezioni, da tenersi entro la fine del 2007, oppure un referendum per
chiedere ai palestinesi se ritengono che Hamas debba cambiare le proprie
posizioni. Naoki Tomasini