16/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Ecuador al ballottaggio. Un faccia a faccia fra Noboa, ricco bananero, e Correa, della sinistra radicale
Alvaro Noboa e Rafael Correa si giocheranno la presidenza dell’Ecuador al ballottaggio, il 26 novembre prossimo. Questo il risultato, anche se ancora parziale, delle elezioni di ieri. Secondo i dati finora pervenuti dal sistema di conteggio rapido vigente nel paese, con il 63 per cento dei voti scrutinati il vantaggio di Noboa, il re delle banane, su Correa, di Alianza Pais (coalizione di sinistra), si è stabilizzato su quattro punti: 26,77 contro 22,45.
 
Rafael CorreaA ruota. Dando un’occhiata ai suffragi racimolati dagli altri candidati, sorprendente è il 15,83 di Gilmar Gutierrez, fratello del presidente, che ha superato, anche se di poco, il socialdemocratico Leon Roldos. Sul 10 si è fermata la bella social-cristiana Cynthia Viteri.
 
Tutto in regola. Oltre alla scelta del presidente e del suo vice, i 9 milioni e 200 mila ecuadoriani erano chiamati a votare 100 deputati per il Congresso, 5 rappresentanti al parlamento delle Ande, 67 consiglieri provinciali e 647 amministratori comunali. Il governo e gli osservatori dell’Organizzazione degli stati americani (Oea) hanno dichiarato che  tutto si è svolto regolarmente, ma le polemiche non mancano.
 
I perdenti. Al “ringrazio tutti i poveri ecuadoriani” di Alvaro Noboa, hanno fatto da contro canto un arrabbiato Correa, dato come favorito da molti sondaggi, che ha gridato alla frode, e uno sprezzante Roldos che, riferendosi ai capitali di Noboa, ha commentato: “Si è imposto il potere degli assegni”.
Gli analisti sono concordi nel dire che i risultati di ieri delineano una sconfitta dei partiti politici un tempo forti, soprattutto del Social Cristiano e del Pre, relegato nelle ultime posizioni. La disfatta è il frutto della cecità di coloro che si sono considerati i padroni delle rispettive formazioni, trattandole alla stregua di aziende private, mirando solo agli interessi personali. Ma sono pure il segno di una carente democrazia interna.
 
Soldi, soldi, soldi. Secondo il quotidiano ecuadoriano “Hoy”, l’uomo che si presentava fra i più “seri e promettenti” per il futuro del paese, Leon Roldos, della Rete etica e democrazia, appoggiato dalla già debilitata sinistra democratica, è stato il più deludente. “I partiti non hanno avuto la capacità di rinnovarsi, né di generare proposte ideologiche e programmatiche che entusiasmino”. Quindi chi più paga più vince. E in quanto a ricompense da spartire, nessuno può competere con Noboa.
 
Alvaro NoboaSpecchio del continente. Al faccia a faccia, dunque, si presenteranno i due estremi.
Da un lato, Noboa, l’uomo della Casa Bianca, impresario bananero ricco e potente, difensore del libero commercio e della globalizzazione, che ha fra i punti cardine del suo programma il rinnovo del Tlc e la rottura di ogni relazione con gli anti-Usa Cuba e Venezuela.
Dall’altro Correa, il candidato dal programma più radicale. Autodefinitosi rappresentante della politica di confronto con gli Usa, si è detto contrario al Tlc e ispirato alle linee politiche inaugurate dal venezuelano Hugo Chavez e dal boliviano Evo Morales.
L’Ecuador come specchio della suddivisione interna dell’intero continente: chi con Chavez chi con Bush. La partita è appena iniziata.

Stella Spinelli

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