03/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Gabriele Torsello era stato rapito in Afghanistan giovedì 12 ottobre
Venerdì 3 novembre, Gabriele Torsello è stato liberato.  
 
Giovedì 2 novembre, dopo dieci gioni di silenzio, il fotoreporter italiano rapito il 12 ottobre ha chiamato l'ospedale di Emergency a Lashkargah. Una telefonata, giunta attorno alle 16 ora italiana (le 19.30 in Afghanistan), che spazza via ogni dubbio e ogni voce che lo dava per morto. "Si, sto bene, sto bene", ha detto Torsello con voce stanca. "Ma quanto durerà ancora? Chi sono questi che mi tengono?". Il primo pensiero del giornalista è al figlio Gabriele. "Dov'è adesso? Dite di portarlo dalla nonna"
 
Lunedì 23 ottobre, intorno alle 9 ora italiana (le 11.30 in Afghanistan) c'è stato un nuovo contatto tra i sequestratori del fotoreporter Gabriele Torsello e il centro chirurgico di Emergency a Lashkargah. "Non abbiamo parlato con Gabriele, ma ci hanno assicurato che Torsello è in buone condizioni di salute". Questo nuovo contatto teso a rassicurare sulle condizioni fisiche del fotoreporter indicherebbe dunque la decadenza dell'ultimatum posto dai sequestratori e la loro volontà di mantenere un canale di comunicazione aperto.
 
Giovedì 19 ottobre, alle ore 18. 30 ora italiana (le 21.00 in Afghanistan) l'ospedale di Emergency a Lashkargah ha ricevuto una nuova telefonata di Gabriele Torsello, rapito in Afghanistan il 12 ottobre. Torsello ha parlato direttamente con Rahmatullah Hanefi, e ha detto di stare bene e di essere "preoccupato", confermando la scadenza dell'ultimatum domenica sera.
 
 
Mercoledì 18 ottobre, nuova telefonata dei rapitori di Gabriele Torsello a Rahmatullah Hanefi. “Se non è possibile ottenere il rimpatrio dell’apostata, allora pretendiamo il ritiro di tutti i soldati italiani dall’Afghanistan”: questo il contenuto della breve comunicazione, avvenuta attorno alle 19 ora italiana. L'interlocutore di Emergency non ha potuto parlare con Gabriele Torsello, nelle mani dai rapitori dallo scorso giovedì. I suoi sequestratori hanno promesso a breve un nuovo contatto e, al termine della telefonata, hanno precisato che anche per la nuova richiesta rimane valido il termine da loro fissato in precedenza, vale a dire la fine del Ramadan, che in Afghanistan si conclude domenica 22.
 
 
Martedì 17 ottobre, alle 20:30 ora afgana, le 18 in Italia, i rapitori di Gabriele Torsello si sono rifatti vivi. Questa volta, comunicando la loro richiesta per il rilascio dell’ostaggio: il ritorno in Afghanistan di Abdul Rahman, l’afgano convertito al cristianesimo, rifugiatosi in Italia alla fine del marzo scorso per sfuggire alla condanna a morte per apostasìa. E hanno anche dato un termine di tempo: la fine del Ramadan, che in Afghanistan si conclude domenica notte. “Altrimenti – hanno detto – lo uccidiamo”.
Secondo Rahmatullah Hanefi, il responsabile afgano della sicurezza dell’ospedale di Emergency che ha ricevuto la chiamata, “i rapitori si sono mostrati irremovibili nella loro richiesta e hanno detto che non vogliono sentire parlare di soldi”.
Prima di parlare con i sequestratori, Rahmatullah è riuscito a scambiare due parole con Torsello. “Mi ha detto che oggi stava ‘così così’, mentre ieri aveva detto che stava bene”.
 
Lunedì 16 ottobre un nuovo contatto tra Gabriele Torsello e lo staff di Emergency a Lashkargah: una telefonata alle 21.30 ora locale afgana (le 19.00 in Italia).  Gabriele Torsello, il giornalista fotoreporter scomparso lo scorso giovedì, ha parlato al telefono con il responsabile afgano della sicurezza dell'ospedale di Lashkargah, rassicurandolo sulle proprie condizioni di salute. "Sto bene - ha detto Torsello - ci siamo spostati di zona". Lo staff di Emergency ha parlato anche con i rapitori di Torsello, che hanno promesso una nuova comunicazione.
 
 
 
Domenica 15 ottobre un portavoce dei talebani, Qari Muhammad Yousaf, dichiara all'agenzia di stampa Afghan Islam
ic Press che Torsello "non è stato rapito dai talebani ma da qualche banda di malviventi". "Con lui, anzi, abbiamo avuto buoni rapporti", spiega Yousaf, che ha raccontato: "Lo abbiamo
anche portato a Musa-Qala dove ha fotografato le nostre attività". Ma fonti locali nella zona, contattate da PeaceReporter, ribadiscono: "i rapitori sono legati alle milizie combattenti talebane". E Nabi Jan Mullakhel, comandant
e della polizia della provincia di Helmand, dichiara ad un'agenzia di stampa: "A noi risulta che il giornalista italiano sia stato rapito da militanti talebani nella provincia di Kandahar. Sono in corso negoziati indiretti". Attorno alle 8 ora italiana (le 10.30 in Afghanistan) c'è un nuovo contatto tra lo staff di Emergency e gli uomini che dicono aver sequestrato Gabriele Torsello: dicono che l'ostaggio sta bene e annunciano la loro intenzione di diffondere in giornata un comunicato con le loro richieste per il suo rilascio.
 
Photo © Dan Sumption, www.sumption.orgSabato 14 ottobre, l'agenzia di stampa californiana Zuma Press, con cui collabora Gabriele Torsello, riceve una telefonata da un altro reporter che si trova in Thailandia. Quest'ultimo racconta di aver ricevuto a sua volta una telefonata da Kabul: l'interlocutore, che non si è identificato, ha detto al reporter che Gabriele Torsello aveva “grossi problemi” in Afghanistan. L'agenzia Zuma Press segnala immediatamente la cosa all'ambasciata italiana in Afghanistan. Contemporaneamente, fonti afgane contattano lo staff del centro chirurgico della Ong Emergency a Lashkargah, e riferiscono la possibilità che un italiano sia stato rapito, il giovedì precedente, mentre viaggiava in autobus verso Kabul. Un membro afgano dello staff di Emergency, nel pomeriggio, riesce a parlare con Torsello sul suo cellulare. Il giornalista conferma di essere stato rapito, di non sapere dove si trova e chiede di spiegare ai suoi rapitori le proprie buone intenzioni e il fatto che è di fede musulmana. Dopo un breve contatto, però, la comunicazione viene sospesa. Vengono attivati tutti i canali diplomatici nel Paese per giungere a un esito positivo del sequestro. L'agenzia di stampa afgana Pajhwok riporta che, in un'altra telefonata al cellulare di Torsello, uno dei rapitori avrebbe dichiarato: “Siamo talebani e abbiamo rapito lo straniero perché è una spia”. La stessa agenzia riporta che tale Gholam Mohammed, il quale dichiara di essere stato in viaggio con lui, ha raccontato che sono stati fermati da cinque uomini armati, che hanno prelevato Torsello, sul tratto di strada tra Lashkargah e Kandahar.

Giovedì 12 ottobre Gabriele Torsello parte da Lashkargah, a bordo di un autobus pubblico, diretto a Kabul. Nella stessa mattinata, il giornalista invia dal suo cellulare un messaggio senza testo allo staff dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, dove Torsello era stato in visita nei giorni precedenti. L'autobus arriva a Kabul senza Torsello. L'autista, una volta nella capitale, non dice niente a nessuno e, sulla strada del ritorno, si ferma a Kandahar e affida l'autobus a un suo collega che lo riporta a Lashkargah.
Categoria: Guerra, Media
Luogo: Afghanistan
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