Venerdì 3 novembre, Gabriele Torsello è stato liberato.
Giovedì 2 novembre, dopo
dieci gioni di silenzio, il
fotoreporter
italiano
rapito il 12 ottobre ha chiamato l'ospedale di Emergency a Lashkargah.
Una telefonata, giunta attorno alle 16 ora italiana (le 19.30 in
Afghanistan), che spazza via ogni dubbio e ogni voce che lo dava per
morto. "Si, sto bene, sto bene",
ha detto Torsello con voce stanca. "Ma quanto durerà
ancora? Chi sono questi che mi tengono?". Il primo pensiero del
giornalista è al figlio Gabriele. "Dov'è adesso?
Dite di portarlo dalla nonna"
Lunedì 23 ottobre, intorno alle 9 ora italiana (le 11.30 in Afghanistan)
c'è stato un nuovo contatto tra i sequestratori del fotoreporter
Gabriele Torsello e il centro chirurgico di Emergency a Lashkargah.
"Non abbiamo parlato con Gabriele, ma ci hanno assicurato che Torsello
è in buone condizioni di salute". Questo nuovo contatto teso a
rassicurare sulle condizioni fisiche del fotoreporter indicherebbe
dunque la decadenza dell'ultimatum posto dai sequestratori e la loro
volontà di mantenere un canale di comunicazione aperto.
Giovedì 19 ottobre, alle ore 18. 30 ora italiana (le 21.00 in Afghanistan) l'ospedale
di Emergency a Lashkargah ha ricevuto una nuova telefonata di Gabriele
Torsello, rapito in Afghanistan il 12 ottobre. Torsello ha parlato
direttamente con Rahmatullah Hanefi, e ha detto di stare bene e di
essere "preoccupato", confermando la scadenza dell'ultimatum domenica
sera.
Mercoledì 18 ottobre, nuova telefonata dei rapitori di Gabriele Torsello a
Rahmatullah Hanefi. “Se non è
possibile ottenere il rimpatrio dell’apostata, allora pretendiamo
il ritiro di tutti i soldati italiani dall’Afghanistan”: questo
il contenuto della breve comunicazione, avvenuta attorno
alle 19 ora italiana. L'interlocutore di Emergency non ha potuto
parlare con Gabriele Torsello, nelle mani dai rapitori
dallo scorso giovedì. I suoi sequestratori hanno promesso a
breve un nuovo contatto e, al termine della telefonata, hanno
precisato che anche per la nuova richiesta rimane valido il termine
da loro fissato in precedenza, vale a dire la fine del Ramadan, che
in Afghanistan si conclude domenica 22.
Martedì 17 ottobre, alle 20:30 ora afgana, le 18 in Italia, i rapitori di
Gabriele Torsello si sono rifatti vivi. Questa volta, comunicando la loro
richiesta per il rilascio dell’ostaggio: il ritorno in Afghanistan di Abdul Rahman,
l’afgano convertito al cristianesimo, rifugiatosi in Italia alla fine del marzo
scorso per sfuggire alla condanna a morte per apostasìa. E hanno anche dato un
termine di tempo: la fine del Ramadan, che in Afghanistan si conclude domenica
notte. “Altrimenti – hanno detto – lo uccidiamo”.
Secondo Rahmatullah Hanefi, il responsabile afgano della sicurezza
dell’ospedale di Emergency che ha ricevuto la chiamata, “i rapitori si sono
mostrati irremovibili nella loro richiesta e hanno detto che non vogliono
sentire parlare di soldi”.
Prima di parlare con i sequestratori, Rahmatullah è riuscito
a scambiare due parole con Torsello. “Mi ha detto che oggi stava ‘così così’,
mentre ieri aveva detto che stava bene”.
Lunedì 16 ottobre un nuovo contatto tra Gabriele Torsello e lo staff di Emergency
a
Lashkargah: una telefonata alle 21.30 ora locale afgana (le 19.00 in
Italia). Gabriele Torsello,
il giornalista fotoreporter scomparso lo scorso giovedì, ha parlato al
telefono con il responsabile afgano della sicurezza dell'ospedale di
Lashkargah, rassicurandolo sulle proprie condizioni di salute.
"Sto bene - ha detto Torsello - ci siamo spostati di zona". Lo staff di
Emergency ha parlato anche con i rapitori di Torsello, che hanno
promesso una nuova comunicazione.
Domenica 15 ottobre un portavoce
dei talebani, Qari Muhammad Yousaf, dichiara all'agenzia di stampa
Afghan Islam
ic Press che Torsello "non è stato rapito dai
talebani ma da qualche banda di malviventi". "Con lui,
anzi, abbiamo avuto buoni rapporti", spiega Yousaf, che ha
raccontato: "Lo abbiamo
anche portato a Musa-Qala dove ha
fotografato le nostre attività". Ma fonti locali nella
zona, contattate da PeaceReporter, ribadiscono: "i rapitori sono
legati alle milizie combattenti talebane". E Nabi Jan Mullakhel,
comandant
e della polizia della provincia di Helmand, dichiara ad
un'agenzia di stampa: "A noi risulta che il giornalista italiano
sia stato rapito da militanti talebani nella provincia di Kandahar.
Sono in corso negoziati indiretti". Attorno alle 8 ora italiana
(le 10.30 in Afghanistan) c'è un nuovo contatto tra lo staff
di Emergency e gli uomini che dicono aver sequestrato Gabriele
Torsello: dicono che l'ostaggio sta bene e annunciano la loro intenzione di diffondere
in giornata un
comunicato con le loro richieste per il suo rilascio.
Sabato 14 ottobre, l'agenzia di
stampa californiana Zuma Press, con cui collabora Gabriele Torsello,
riceve una telefonata da un altro reporter che si trova in
Thailandia. Quest'ultimo racconta di aver ricevuto a sua volta una
telefonata da Kabul: l'interlocutore, che non si è
identificato, ha detto al reporter che Gabriele Torsello aveva
“grossi problemi” in Afghanistan. L'agenzia Zuma Press segnala
immediatamente la cosa all'ambasciata italiana in Afghanistan.
Contemporaneamente, fonti afgane contattano lo staff del centro
chirurgico della Ong Emergency a Lashkargah, e riferiscono la
possibilità che un italiano sia stato rapito, il giovedì
precedente, mentre viaggiava in autobus verso Kabul. Un membro afgano
dello staff di Emergency, nel pomeriggio, riesce a parlare con
Torsello sul suo cellulare. Il giornalista conferma di essere stato
rapito, di non sapere dove si trova e chiede di spiegare ai suoi
rapitori le proprie buone intenzioni e il fatto che è di fede
musulmana. Dopo un breve contatto, però, la comunicazione
viene sospesa. Vengono attivati tutti i canali diplomatici nel Paese
per giungere a un esito positivo del sequestro. L'agenzia di stampa
afgana
Pajhwok riporta che, in un'altra telefonata al
cellulare di Torsello, uno dei rapitori avrebbe dichiarato: “Siamo
talebani e abbiamo rapito lo straniero perché è una
spia”. La stessa agenzia riporta che tale Gholam Mohammed, il quale
dichiara di essere stato in viaggio con lui, ha raccontato che sono
stati fermati da cinque uomini armati, che hanno prelevato Torsello, sul tratto
di strada tra
Lashkargah e Kandahar.
Giovedì 12 ottobre
Gabriele Torsello parte da Lashkargah, a bordo di un autobus
pubblico, diretto a Kabul. Nella stessa mattinata, il giornalista invia dal suo
cellulare un messaggio senza testo allo staff
dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, dove Torsello era stato in
visita nei giorni precedenti. L'autobus arriva a Kabul
senza Torsello. L'autista, una volta nella capitale, non dice
niente a nessuno e, sulla strada del ritorno, si ferma a
Kandahar e affida l'autobus a un suo collega che lo riporta
a Lashkargah.