14/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La sintesi di un'intervista a Gabriele Torsello, autore del libro di fotografie 'The Heart of Kashmir'
Gabriele Torsello (foto © Kash GT)Il soprannome di Gabriele Torsello, il fotoreporter italiano rapito in Afghanistan, è 'Kash'. In Kahsmir Gabriele ha trascorso sette anni, al termine dei quali ha pubblicato 'The heart of Kashmir' raccolta di fotografie che racconta il cuore diviso di una regione teatro da 50 anni di un conflitto che ha provocato migliaia di morti. Pubblichiamo la sintesi di un'intervista che Gabriele ha realizzato in occasione della presentazione del libro e pubblicata sul sito del 'Muslim Council of Britain' (la Consulta islamica britannica) due anni fa.
 
Sono nato ad Alessano, un piccolo paesino nel sud Italia. Sono sempre stato affascinato dalla natura, in special modo dal mare... non ho mai dato per scontata nessuna parola, nessuna ideologia, la mia attenzione si è soffermata più sul loro significato e sulle loro radici... è stato mio zio a regalarmi la mia prima macchina fotografica, e da ragazzino ho letto due libri del più grande maestro di fotografia in bianco e nero: Ansel Adams. I suoi libri mi hanno aiutato a capire che la fotografia non è solo una tecnica, ma un linguaggio.
 
Avevo quasi 20 anni quando ho terminato i miei studi e ho lasciato il mio paese. A Roma ho realizzato il mio primo foto-documentario sulla vita nelle strade della capitale e sui senzatetto. Per farlo ho deciso che sarei diventato anch'io un senzatetto, per avvicinarmi al loro 'stile di vita' e comprendere meglio i loro sentimenti... per un anno ho lavorato per l'industria cinematografica, un ottimo lavoro e pagato molto bene, ma per me insoddisfacente: non ero felice con me stesso... ricordo che un giorno mi sono svegliato con un pensiero: India. Ho lasciato il lavoro nel cinema... Nel 1994 ho viaggiato in India per tre motivi: sperimentare la vita in un villaggio remoto, incontrare un uomo considerato sacro - Baba - e viaggiare in una zona di guerra... durante il mio soggiorno in India ho saputo del conflitto in Kashmir dai giornali nazionali... chiedevo alla gente le ragioni di tale violenza, ma non ricevevo spiegazione. La risposta più comune era: "E' una regione molto pericolosa, dove la gente muore.."... quanto più a lungo mi soffermavo in India, tanto maggiore era la mia attrazione per il Kashmir.
 
Ci sono arrivato attraversando tutta l'India in treno, ho preso un autobus fino alla valle del Kashmir e sono arrivato alla destinazione finale, Srinagar... è difficile raccontare a parole come quell'esperienza ha cambiato la mia vita. Sono stato testimone di molte atrocità, ma ho incontrato anche gentilezza umana e purezza... tornato in Europa ero determinato a raccontare al mondo intero la storia del popolo kashmiro e della loro vita quotidiana... nel 2002 ho pubblicato da solo il primo libro fotogiornalistico a copertina rigida sul Kashmir del mondo. Cinquemila copie de 'Il cuore del Kashmir' sono state stampate senza nessuno sponsor... la mia prima visita alla regione è stata in un periodo in cui ai media internazionali e agli esperti di diritti umani non era facilmente concesso di entrare nella regione. Ho incontrato una realtà crudele. E' difficile, e continuerà ad esserlo, mostrare le violazioni dei diritti umani in Kashmir, e io non potrò mai voltare le spalle... una volta ho fotografato un kashmiro ucciso dopo essere stato torturato... una donna che piangeva mi ha guardato, gridandomi: "Cosa ne farai di quelle foto, le darai a qualcun altro e nessuno saprà di noi, o mostrerai al mondo cosa succede in Kashmir?". Non ho risposto, ma dentro di me sentivo tutto il suo dolore e la sua rabbia.
Categoria: Guerra
Luogo: Italia