stampa
invia
Crimine di guerra. Nessun 'fuoco amico', nessun 'danno collaterale', l'azione dei militari Usa
fu proditoria e deliberata. Un reato perseguibile penalmente secondo il 'coroner',
che chiederà ai magistrati britannici il rinvio a giudizio dei militari che spararono.
Un crimine di guerra, secondo il Sindacato nazionale dei giornalisti e secondo
la moglie del reporter, Lyn. Lloyd, 50 anni, fu ucciso il 22 marzo 2003 da un
proiettile mentre si trovava su un'ambulanza improvvisata, già ferito durante
uno scontro a fuoco tra statunitensi e iracheni. Nella sparatoria rimase ucciso
anche il suo interprete, il libanese Hussein Othman, mentre un altro tecnico,
il francese Fred Nerac è ufficialmente 'disperso'. Un cameraman, il belga Daniel
Demoustier, è l'unico superstite dell'episodio. Portato sul mezzo di fortuna per
essere soccorso, il reporter fu - afferma l'accusa - colpito alla testa dai soldati
Usa.
Grilletto facile. Il medico legale, Andrew Walker, ha riferito che il giornalista avrebbe potuto
probabilmente sopravvivere alle ferite ricevute, e che non presentava alcuna minaccia
per le forze Usa, dato che viaggiava su un furgoncino civile e si stava allontanando
dai tank statunitensi. La moglie di Lloyd ha dichiarato che "le forze armate degli
Stati Uniti si stanno comportando come cow-boys dal grilletto facile in aree dove
ci sono anche civili". Un'indagine sulle cause dell'incidente è stata completata
dal Dipartimento della Difesa Usa nel 2003. "L'indagine - aveva dichiarato un
portavoce - si limitava alle regole d'ingaggio rispetto al veicolo sul quale viaggiava
Lloyd. E quelle regole - secondo gli americani - sono state rispettate".Luca Galassi