stampa
invia
Il voto. La Camera francese ha approvato la bozza di legge, introdotta dall’opposizione
socialista, con 106 voti a favore e solo 19 contrari. Il provvedimento equipara
le sanzioni a quelle imposte a chi nega l’Olocausto. “Un genocidio commesso nella
Prima guerra mondiale non ha meno valore di uno commesso nella Seconda”, ha detto
in aula Philippe Pomezec, un deputato dell’Unione per un movimento popolare (Ump),
il partito di maggioranza. La larga approvazione bipartisan all’Assemblea nazionale
è arrivata nonostante la posizione contraria del governo di Dominique de Villepin.
Ma l’Ump ha lasciato che i suoi deputati votassero secondo coscienza. Per diventare
legge, il testo dovrà essere approvato anche dal Senato e poi firmato dal presidente
Chirac.
Le reazioni della Turchia. Le autorità turche, però, non hanno certo aspettato il Senato. Secondo il ministro
degli esteri Abdullah Gul, l’approvazione è stata “un colpo pesante” per le relazioni
tra i due paesi, e ha creato “una grande delusione” in Turchia. Per il premier
Recep Tayyip Erdogan, “non sono affari della Francia”. Le autorità turche hanno
giurato di volersi impegnare “a tutti i livelli” per impedire al provvedimento
di diventare legge. La faccenda è diventata l’argomento principale dei media turchi.
Due televisioni hanno trasmesso in diretta il dibattito parlamentare di Parigi.
Secondo alcuni quotidiani nazionali, migliaia di persone hanno già promesso di
andare in Francia apposta per negare il genocidio, e così farsi arrestare. Gli
imprenditori francesi temono un boicottaggio dei loro prodotti. Per la Francia,
che nel 2005 ha esportato in Turchia prodotti per un valore di 4,6 miliardi di
euro, non sarebbe una perdita indolore.
Dibattito sulla libertà di espressione. In particolare, Ankara accusa Parigi di usare due pesi e due misure. Come può
l’Unione europea chiedere alla Turchia una maggiore libertà di espressione, se
poi la Francia approva una legge del genere?, si è chiesto Ali Babacan, il maggior
rappresentante turco ai negoziati con la Ue per l’entrata di Ankara. L’obiezione
è stata accolta dal commissario europeo all’allargamento Olli Rehn, che ha messo
in guardia Parigi: “Se questa legge entrerà in vigore, impedirà che si sviluppino
il dialogo e il dibattito necessari” per superare le opposte visioni tra Turchia
e Armenia. E i deputati francesi non hanno preso bene la critica sulla libertà
di espressione, facendo notare che Ankara punisce con il carcere chi menziona
il genocidio armeno. “La Turchia non ha nulla da insegnarci sulla repressione
delle opinioni”, ha detto alla Camera un deputato dell’Ump, Patrick Devedijan,
di origine armena. Come altri 500mila francesi, a formare quella che è considerata
la più grande comunità armena in Europa. Con un occhio alle elezioni del luglio
2007, questo i parlamentari francesi lo sanno.Alessandro Ursic