13/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La Francia vuole punire col carcere chi nega il genocidio armeno. Proteste in Turchia
Tra qualche settimana, se si è in Francia, negare il genocidio degli armeni nell'impero ottomano durante la prima guerra mondiale potrebbe costare 45.000 euro di multa e un anno in carcere. Almeno così capiterà se sarà diventato legge un provvedimento che l’Assemblea nazionale di Parigi ha approvato ieri, provocando la condanna della Turchia. Che ancora oggi nega (e punisce chi la sostiene) l’esistenza del genocidio, costato la vita a oltre un milione di armeni durante e dopo la prima guerra mondiale.
 
Un'immagine delle esecuzioni di armeni nel 1915Il voto. La Camera francese ha approvato la bozza di legge, introdotta dall’opposizione socialista, con 106 voti a favore e solo 19 contrari. Il provvedimento equipara le sanzioni a quelle imposte a chi nega l’Olocausto. “Un genocidio commesso nella Prima guerra mondiale non ha meno valore di uno commesso nella Seconda”, ha detto in aula Philippe Pomezec, un deputato dell’Unione per un movimento popolare (Ump), il partito di maggioranza. La larga approvazione bipartisan all’Assemblea nazionale è arrivata nonostante la posizione contraria del governo di Dominique de Villepin. Ma l’Ump ha lasciato che i suoi deputati votassero secondo coscienza. Per diventare legge, il testo dovrà essere approvato anche dal Senato e poi firmato dal presidente Chirac.
 
Il premier turco Recep Tayyip Erdogan con il presidente francese, Jacques ChiracLe reazioni della Turchia. Le autorità turche, però, non hanno certo aspettato il Senato. Secondo il ministro degli esteri Abdullah Gul, l’approvazione è stata “un colpo pesante” per le relazioni tra i due paesi, e ha creato “una grande delusione” in Turchia. Per il premier Recep Tayyip Erdogan, “non sono affari della Francia”. Le autorità turche hanno giurato di volersi impegnare “a tutti i livelli” per impedire al provvedimento di diventare legge. La faccenda è diventata l’argomento principale dei media turchi. Due televisioni hanno trasmesso in diretta il dibattito parlamentare di Parigi. Secondo alcuni quotidiani nazionali, migliaia di persone hanno già promesso di andare in Francia apposta per negare il genocidio, e così farsi arrestare. Gli imprenditori francesi temono un boicottaggio dei loro prodotti. Per la Francia, che nel 2005 ha esportato in Turchia prodotti per un valore di 4,6 miliardi di euro, non sarebbe una perdita indolore.
 
Dibattito sulla libertà di espressione. In particolare, Ankara accusa Parigi di usare due pesi e due misure. Come può l’Unione europea chiedere alla Turchia una maggiore libertà di espressione, se poi la Francia approva una legge del genere?, si è chiesto Ali Babacan, il maggior rappresentante turco ai negoziati con la Ue per l’entrata di Ankara. L’obiezione è stata accolta dal commissario europeo all’allargamento Olli Rehn, che ha messo in guardia Parigi: “Se questa legge entrerà in vigore, impedirà che si sviluppino il dialogo e il dibattito necessari” per superare le opposte visioni tra Turchia e Armenia. E i deputati francesi non hanno preso bene la critica sulla libertà di espressione, facendo notare che Ankara punisce con il carcere chi menziona il genocidio armeno. “La Turchia non ha nulla da insegnarci sulla repressione delle opinioni”, ha detto alla Camera un deputato dell’Ump, Patrick Devedijan, di origine armena. Come altri 500mila francesi, a formare quella che è considerata la più grande comunità armena in Europa. Con un occhio alle elezioni del luglio 2007, questo i parlamentari francesi lo sanno.

Alessandro Ursic

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità