13/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Domenica alle urne. Le quattro alternative per un paese da 8 milioni di poveri
Cynthia ViteriDomenica prossima, 9.165.125 cittadini ecuadoriani andranno alle urne per dare una veste nuova a un paese dalla povertà disarmante. Su scala nazionale, dovranno scegliere il presidente della Repubblica, il suo vice e 5 parlamentari per il Parlamento andino. Su scala provinciale invece eleggeranno 100 deputati, 67 consiglieri, 674 e i 10 membri delle Giunte parrocchiali rurali.
 
Presidenti in lizza. Quattro i candidati. Cynthia Viteri, unica donna in corsa, è esponente di un partito che si ispira a valori sociali e cristiani. León Roldos è espressione del partito socialdemocratico Rete etica e Democrazia. Alvaro Noboa, uomo ricchissimo e potente, fa parte del Partito rinnovatore istituzionale azione nazionale. E infine, il candidato di sinistra, Rafael Correa, indigeno di Alianza Pais, che i sondaggi danno vittorioso già al primo turno, con la maggioranza assoluta o il 40 per cento dei suffragi e una differenza minima dal secondo più votato del 10 percento.
 
Rafael CorreaI manifesti di governo. Gli aspiranti presidenti hanno programmi chiaramente molto diversi fra loro, più che altro in materia economica e sulla questione del debito estero.
Correa ha il programma più radicale. Si è autodefinito un rappresentante della politica di confronto con gli Stati Uniti, ha dichiarato che non firmerà il Trattato di libero commercio con gli Usa, che chiederà una moratoria sul debito estero, che seguirà le linee politiche inaugurate dal venezuelano Hugo Chavez e dal boliviano Evo Morales. Inoltre, è contro la dollarizzazione del paese - ovvero l'uso del dollaro come moneta nazionale, entrato in vigore il 9 gennaio del 2000 - pur non auspicando certo un ritorno al sucre, la moneta nazionale. Il suo progetto vede l'adozione di una moneta unica per i paesi andini, nonostante sia consapevole della difficoltà di eliminare il dollaro in soli quattro anni. Una posizione presa con dati alla mano: in sei anni sono triplicate le uscite statali e le esportazioni non hanno ottenuto dinamicità, né tanto meno ci hanno guadagnato le importazioni. Anzi, ad aumentare è stata la disoccupazione, che ormai affligge il 10 della popolazione, e la sottoccupazione, che colpisce il 46 per cento della gente. La produttività è calata e il potere di acquisto degli ecuadoriani si è deteriorato, alimentando l’emigrazione.
 
NoboaVicino agli Usa. Noboa, impresario bananero, è l’uomo della Casa Bianca, il difensore dei vantaggi del libero commercio e della globalizzazione. Ha precisato che se vincerà, manterrà la dollarizzazione, considerata fautrice di stabilità macroeconomica e di crescita. Si appella al fatto che il Prodotto interno lordo è raddoppiato in cinque anni e che l’iperinflazione che regnava fino a sei anni fa adesso è un brutto ricordo. Noboa è convinto che la dollarizzazione abbia potuto garantire una separazione fra politica ed economia, tanto che, nonostante le ondate di protesta sociale vissute dal paese negli ultimi anni, l’economia non ne ha risentito. È ovvio che Noboa veda di buon occhio il Tlc e tutto quello che concerne gli Stati Uniti. Quindi, se vincerà, l’Ecuador dirà addio a ogni relazione con Cuba e il Venezuela.
 
Leon RoldosGuerra alla corruzione. Alla Consulta popolare si appella invece Leon Roldos, che pensa sia il popolo a dover definire le principali linee del suo governo, fra le quali le riforme politiche e il trattato di libero commercio. Ha deciso inoltre di puntare sulla produzione di energie alternative, quale risorsa economica, e ha giurato guerra alla corruzione.
Alla stabilità politica, economica e sociale punta Cynthia Viteri, che considera priorità anche la sicurezza e l’efficienza. È favorevole al libero commercio, perché vede i mercati internazionali quali importanti occasioni di crescita dell'occupazione, e sintetizza il futuro dell’Ecuador in due opzioni: “più violenza e più caos” oppure “qualcosa di responsabile”. Viteri propone gente nuova e un cambiamento reale, basato su investimenti per modernizzare in particolare le raffinerie di petrolio.
 
Ormai è dunque questione di giorni e si saprà chi si ritroverà al timone di un paese da 8 milioni di poveri. 

Stella Spinelli

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