13/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il nipote dell'ex presidente egiziano getta ombre su Mubarak
L’11 ottobre si è celebrata la prima udienza del processo a carico di Talaat Sadat, deputato del Parlamento egiziano, accusato di ‘vilipendio delle Forze armate’. Sadat, al quale è stata tolta l’immunità parlamentare, è il nipote dell’ex presidente egiziano Anwar el-Sadat, assassinato il 6 ottobre 1981 da tre militari durante una manifestazione pubblica in diretta tv.
 
il momento dell'omicido di sadatUn vecchia storia. Questa almeno è sempre stata la ricostruzione ufficiale. Il nipote di Sadat ha invece un’altra teoria rispetto alla morte del celebre zio e, in un’intervista televisiva per uno speciale sul 25° anniversario dell’assassinio dell’ex presidente, ha affermato che secondo lui l’omicidio era stato “il risultato di un vasto complotto al quale avevano preso parte la guardia presidenziale, nonché alcuni capi delle forze armate”, accennando anche a un coinvolgimento indiretto dell'attuale capo di Stato, Hosni Mubarak, che allora copriva la carica di vice presidente e che proprio grazie alla morte di Sadat divenne capo dello Stato, carica che ricopre ancora oggi. Le dichiarazioni del nipote di Sadat hanno avuto l’effetto di una bomba e Fathi Sorur, presidente del Parlamento egiziano, ha revocato subito la sua immunità parlamentare. Poche ore dopo Talaal Sadat è stato arrestato. Tanta solerzia si spiega con il fatto che l’apparato di governo dello stato egiziano si regge sulla legislazione d’emergenza proclamata all’indomani dell’attentato.
 
hosni mubarakIl perno del potere. Ma qual è questa versione ufficiale? La magistratura egiziana, a poche ore dall’omicidio di Sadat, ritenne che il movente principale dell’omicidio dovesse essere l’ordine d’arresto presidenziale, nel settembre 1981, per circa 1600 dissidenti, tra integralisti islamici e comunisti. Un mese dopo, il 6 ottobre, l’omicidio al cospetto della televisione, che mostrò le scioccanti immagini dell’accaduto al mondo intero. Secondo le indagini che seguirono, finirono nell’occhio del ciclone i Fratelli Musulmani, accusati di aver voluto punire Sadat per il trattato di pace firmato con Israele nel 1978, che era valso a Sadat il premio Nobel. Il vice-presidente dell’epoca era Hosni Mubarak, che divenne presidente ed emanò un pacchetto di leggi speciali rispetto al momento difficile che attraversava il Paese. Quelle leggi speciali sono ancora in vigore e Mubarak è ancora presidente. Solo negli ultimi anni ha concesso qualche timida riforma, ma continua a tenere ai margini della politica egiziana, anche grazie alle leggi speciali, tutte le opposizioni  e in particolare i Fratelli Musulmani che, in libere elezioni, sarebbero il partito di gran lunga più votato.
 
manifestazione di khyfaiaUn regime a rischio. Questo quadro dà l’idea dell’importanza delle dichiarazioni di Talaat Sadat riguardo alla morte dello zio. Se Mubarak dovesse risultare in qualche modo coinvolto in prima persona, il suo regno entrerebbe in crisi, perché la sua leadership si basa in larga parte ancora sulla sua immagine di ‘salvatore della patria’. Anche se non emergessero colpe personali del Presidente, potrebbe venire meno l’atto di accusa per i Fratelli Musulmani e questo non consentirebbe più di tenerli ai margini della politica, con il conseguente sconvolgimento del quadro politico egiziano. Il movimento dissidente egiziano Kefaya (basta!), variegata coalizione dell’opposizione, ha però negato il proprio sostegno al deputato incarcerato, dichiarando che pur apprezzando il suo ruolo nella lotta alla corruzione e agli scandali governativi, lo considerano un tenace sostenitore dell'accordo di pace con Israele firmato dallo zio quando era al potere. Talat Sadat, dal canto suo, si è detto convinto che sarà condannato a tre anni di carcere, sentenza che consentirà al regime di sbarazzarsi di lui. 

Christian Elia

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