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L’Irs. La questione, che
sta spaccando anche il mondo scientifico, verte sull’adozione dell’Indoor Residual Spraying, un metodo che
consiste nello spruzzare annualmente all’interno delle abitazioni soluzioni liquide
comprendenti una piccola dose di Ddt per liberarsi dalle zanzare, e i cui
risultati nella lotta alla malaria sono impressionanti: in un solo anno, nella
regione sudafricana del Kwazulu-Natal, il programma ha ridotto dell’80 percento
i casi di malaria. “Se usato nelle giuste dosi, l’Irs ha dimostrato di essere
tremendamente efficace, in tutti i Paesi (14 solo in Africa, ndr) dove è stato
adottato”, conferma a PeaceReporter
Richard Tren, dell’ong Africa Fighting
Malaria. “I suoi risultati sono noti già dal 1944, quando fu utilizzato per
la prima volta a Napoli per debellare un’epidemia di tifo, tanto che da
quest’anno l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne raccomanda ufficialmente
l’uso.” Se l’Irs dovesse ripetere le
usuali performance anche in Uganda, risolverebbe i problemi sanitari di un
Paese in cui i casi di malaria, secondo cifre dell’Oms, ammontano a 12 milioni
l’anno.
Contraddizioni.
Finora il governo non si è pronunciato sulla
questione, ma sembra che l’Irs verrà
portato avanti, se non altro per la mancanza di alternative. I risultati
conseguiti dagli altri programmi non si sono infatti dimostrati neanche
lontanamente paragonabili a quelli ottenuti grazie al Ddt. Per la soddisfazione
di chi, come Tren, da anni porta avanti la lotta contro una delle malattie più
letali al mondo, che uccide oltre un milione di persone l’anno (tra cui un
bambino ogni 30 secondi). Con buona pace della Bat, la cui politica, secondo le ong del settore, mira solo a
ritardare il più possibile l’adozione del programma, e a cui Tren dedica la sua
ultima considerazione. “Da quando in qua la le compagnie del tabacco, che
commercializzano prodotti dichiaratamente cancerogeni, si preoccupano della
salute della gente?”
Matteo Fagotto