25/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La British American Tobacco si oppone ai programmi antimalaria in Africa
Dopo un’attesa durata decenni, l’Uganda potrebbe aver trovato una via per sconfiggere la piaga della malaria. Ma 52 compagnie, guidate dalla British American Tobacco, si oppongono all’adozione di un programma che riduce drasticamente i casi di contagio. Il motivo? Potrebbe danneggiare le colture di tabacco, mettendo così in pericolo un business che in Africa ammonta a 750 milioni di dollari l’anno.
 
Addetti del programma IrsL’Irs. La questione, che sta spaccando anche il mondo scientifico, verte sull’adozione dell’Indoor Residual Spraying, un metodo che consiste nello spruzzare annualmente all’interno delle abitazioni soluzioni liquide comprendenti una piccola dose di Ddt per liberarsi dalle zanzare, e i cui risultati nella lotta alla malaria sono impressionanti: in un solo anno, nella regione sudafricana del Kwazulu-Natal, il programma ha ridotto dell’80 percento i casi di malaria. “Se usato nelle giuste dosi, l’Irs ha dimostrato di essere tremendamente efficace, in tutti i Paesi (14 solo in Africa, ndr) dove è stato adottato”, conferma a PeaceReporter Richard Tren, dell’ong Africa Fighting Malaria. “I suoi risultati sono noti già dal 1944, quando fu utilizzato per la prima volta a Napoli per debellare un’epidemia di tifo, tanto che da quest’anno l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne raccomanda ufficialmente l’uso.” Se l’Irs dovesse ripetere le usuali performance anche in Uganda, risolverebbe i problemi sanitari di un Paese in cui i casi di malaria, secondo cifre dell’Oms, ammontano a 12 milioni l’anno.
 
Controindicazioni. Ma parte del mondo scientifico è scettica sull’utilizzo del Ddt, sconsigliato dall’Oms dal 1990 fino a pochi mesi fa (e dai Paesi occidentali già dagli anni ’70) per i possibili effetti a lungo termine sulla salute di uomini e animali. Uno scetticismo a cui si è associata anche la Bat, unitasi a un cartello di 52 compagnie agricole e di allevamento per chiedere ulteriori ricerche e programmi che informino i contadini sulle conseguenze del programma. “Riconosciamo i risultati ottenuti dall’Irs in tutto il mondo”, dichiara a PeaceReporter una portavoce della Bat, “ma non vorremmo che il Ddt diventasse la panacea per tutti i mali. In particolare, potrebbe contaminare i prodotti agricoli che molte famiglie africane immagazzinano nelle proprie case. Se questi prodotti venissero respinti dai mercati (Usa, Unione Europea e Australia hanno norme molto restrittive in materia sanitaria, ndr) l’impatto sull’economia ugandese sarebbe devastante.” Un impatto che si ripercuoterebbe anche sulla forza lavoro, visto che nel Paese la Bat impiega 600 mila persone.
 
Una piantagione di tabaccoContraddizioni. Finora il governo non si è pronunciato sulla questione, ma sembra che l’Irs verrà portato avanti, se non altro per la mancanza di alternative. I risultati conseguiti dagli altri programmi non si sono infatti dimostrati neanche lontanamente paragonabili a quelli ottenuti grazie al Ddt. Per la soddisfazione di chi, come Tren, da anni porta avanti la lotta contro una delle malattie più letali al mondo, che uccide oltre un milione di persone l’anno (tra cui un bambino ogni 30 secondi). Con buona pace della Bat, la cui politica, secondo le ong del settore, mira solo a ritardare il più possibile l’adozione del programma, e a cui Tren dedica la sua ultima considerazione. “Da quando in qua la le compagnie del tabacco, che commercializzano prodotti dichiaratamente cancerogeni, si preoccupano della salute della gente?”

Matteo Fagotto

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità