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Domenica le autorità somale hanno rimpatriato oltre
milletrecento migranti etiopi che si stavano per imbarcare per raggiungere lo
Yemen. Si tratta del primo tentativo di frenare la tratta degli esseri umani
attraverso il golfo di Aden, che da settembre a oggi ha assunto dimensioni
record. Gli etiopi sono stati fermati dalle autorità mentre cercavano di
imbarcarsi su pescherecci di fortuna nella regione autonoma del Puntland e sono
stati deportati a Galadi, oltre il confine tra Etiopia e Somalia. Da settembre
a oggi, sono almeno 3500 le persone che hanno tentato le traversate della
speranza. I morti accertati sono stati 54, mentre i dispersi sono almeno 60.
Rifugiati. Gran parte dei migranti che tentano la
pericolosa traversata del golfo di Aden provengono da Somalia, Etiopia e Sudan,
regioni funestate da guerre e crisi umanitarie che hanno prodotto decine di
migliaia di sfollati che, naturalmente, premono sulle coste somale nella
speranza di raggiungere lo Yemen. Da lì buona parte di quelli che approdano,
tenta di dirigersi verso i paesi del Golfo Persico, gli altri verso l’Europa.
In
genere la tariffe per la traversata dei 300 chilometri di mare vanno da 40 a 70
dollari, una cifra non semplice da racimolare per le persone che giungono in
Somalia senza nulla. Durante la traversata il rischio maggiore è dato dagli
stessi trafficanti, che spesso si rendono protagonisti di violenze gratuite e
abbandonano i passeggeri al largo delle coste yemenite per timore di essere
intercettati dalle autorità di Sanaa. Lo Yemen è uno dei pochi Paesi della
regione che ha firmato la convenzione per i rifugiati del 1951, e perciò è
diventato una delle mete più ambite dai disperati dell’Africa orientale.
Attualmente, secondo le cifre dell’Unhcr, i rifugiati registrati sono 88 mila,
84 mila dei quali sono Somali.
Polemiche. Il ministero per i Diritti Umani di Sanaa ha
recentemente annunciato che i migranti africani sul territorio yemenita sono
750 mila, ma ha aggiunto che l’Unhcr non si prende cura di loro, costringendo
le autorità yemenite a provvedere alle loro esigenze basilari. Alcune decine di
migliaia di rifugiati africani sono stipati nel campo profughi di Kharaz, nel
governorato di Lahi, ma molti di più sono sparsi per le città dell’Arabia Felix
come clandestini. Senza un lavoro, senza accesso ai servizi e senza alcuna
protezione sociale. Naoki Tomasini