12/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Da settembre a oggi 3500 migranti hanno attraversato il golfo di Aden, 54 sono morti
Domenica le autorità somale hanno rimpatriato oltre milletrecento migranti etiopi che si stavano per imbarcare per raggiungere lo Yemen. Si tratta del primo tentativo di frenare la tratta degli esseri umani attraverso il golfo di Aden, che da settembre a oggi ha assunto dimensioni record. Gli etiopi sono stati fermati dalle autorità mentre cercavano di imbarcarsi su pescherecci di fortuna nella regione autonoma del Puntland e sono stati deportati a Galadi, oltre il confine tra Etiopia e Somalia. Da settembre a oggi, sono almeno 3500 le persone che hanno tentato le traversate della speranza. I morti accertati sono stati 54, mentre i dispersi sono almeno 60.
 
Allarme. Già il 10 di settembre l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, Unhcr, aveva lanciato l’allarme per il preoccupante flusso di migranti verso lo Yemen, stimato in cento persone al giorno. Il numero dei disperati è in costante crescita, e con esso anche la forza delle reti del contrabbando di uomini. Il porto principale da cui avvengono gli imbarchi è quello di Bossaso, in Puntland, la zona autonoma a nord-est della Somalia. Per tentare di contenere il fenomeno, l’Unhcr ha organizzato a Bossaso una campagna di informazione per avvertire gli sfollati dei pericoli della traversata. Hanno prodotto un video informativo e hanno sollecitato le autorità del Puntland perché da un lato cerchino di fermare il traffico di uomini, dall’altro migliorino i servizi per l’assistenza delle migliaia di sfollati nel Paese.
 
Migranti a un punto di approdo poco distante da BossasoRifugiati. Gran parte dei migranti che tentano la pericolosa traversata del golfo di Aden provengono da Somalia, Etiopia e Sudan, regioni funestate da guerre e crisi umanitarie che hanno prodotto decine di migliaia di sfollati che, naturalmente, premono sulle coste somale nella speranza di raggiungere lo Yemen. Da lì buona parte di quelli che approdano, tenta di dirigersi verso i paesi del Golfo Persico, gli altri verso l’Europa. In genere la tariffe per la traversata dei 300 chilometri di mare vanno da 40 a 70 dollari, una cifra non semplice da racimolare per le persone che giungono in Somalia senza nulla. Durante la traversata il rischio maggiore è dato dagli stessi trafficanti, che spesso si rendono protagonisti di violenze gratuite e abbandonano i passeggeri al largo delle coste yemenite per timore di essere intercettati dalle autorità di Sanaa. Lo Yemen è uno dei pochi Paesi della regione che ha firmato la convenzione per i rifugiati del 1951, e perciò è diventato una delle mete più ambite dai disperati dell’Africa orientale. Attualmente, secondo le cifre dell’Unhcr, i rifugiati registrati sono 88 mila, 84 mila dei quali sono Somali.
 
Polemiche. Il ministero per i Diritti Umani di Sanaa ha recentemente annunciato che i migranti africani sul territorio yemenita sono 750 mila, ma ha aggiunto che l’Unhcr non si prende cura di loro, costringendo le autorità yemenite a provvedere alle loro esigenze basilari. Alcune decine di migliaia di rifugiati africani sono stipati nel campo profughi di Kharaz, nel governorato di Lahi, ma molti di più sono sparsi per le città dell’Arabia Felix come clandestini. Senza un lavoro, senza accesso ai servizi e senza alcuna protezione sociale. 

Naoki Tomasini

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