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Numeri sconvolgenti. Il dato è inatteso. Fino a oggi, secondo le stime più
attendibili, quelle dell’Iraq Body Count (Ibc),
un network di ricercatori
universitari Usa, si parlava di un massimo di 48.693 vittime civili del
conflitto. Lo studio pubblicato dalla John Hopkins è invece frutto del
lavoro di otto medici iracheni,
che lavorano tutti presso l’Università Mustansiriya di Baghdad e i dati
raccolti si riferiscono al periodo tra il 20 maggio e il 10 giugno
scorsi,
esaminando un campione di 1.849 famiglie, composte in media da sette
membri, in
47 zone differenti del’Iraq. Le zone prese in esame sono state scelte
con
particolare riguardo alla densità della popolazione e non in base agli
episodi di
violenza o ai combattimenti che si sono verificati nell’area. Ogni
individuo,
intervistato dai medici, ha riferito dei lutti che hanno colpito la sua
famiglia nei 14 mesi precedenti la guerra e nel periodo successivo.
Questo
elemento ha fornito ai ricercatori un parametro di comparazione secondo
il
quale, prima del conflitto, si avevano 5,5 morti ogni mille persone e
dopo la
guerra 13,3 ogni mille. Il rapporto analizza nel dettaglio la tipologia
delle
vittime: il 56 percento è dovuto
alle ferite da arma da fuoco, il 13 percento all’esplosione
di autobombe o ad altri ordigni e un altro 31 percento è stato causato
dai
bombardamenti o dalle operazioni delle forze di Coalizione. L’enorme
differenza tra le cifre di questo studio e quelle di Iraq Body Count è
dovuta alla specificità dei parametri di ricerca.
Numeri controversi di una dura realtà. Ibc infatti, adotta il criterio del censimento delle vittime
in base agli elenchi degli obitori iracheni. Un fitta rete di medici, patologi,
infermieri e giornalisti sul campo registrano accuratamente tutti i cadaveri
che vengono portati nelle morgue delle città irachene. Il dato però, per forza
di cose, elimina una larga parte delle vittime, in quanto sono tante le
famiglie che in casi specifici, come per l’assedio di Falluja o per la
battaglia di Najaf, hanno seppellito i loro morti in giardino, come accadeva
nella Bosnia degli anni Novanta, per timore dei cecchini e delle violenze in
generale. Altro elemento che manca alle cifre dell’Ibc è quello delle vittime
civili che sono però state registrate come combattenti. E il caso della
confessione del soldato Bacos,
il quale
ha ammesso qualche giorno fa l’abitudine di travestire da miliziani
i civili
uccisi senza ragione per evitare polemiche e accuse. Resta escluso
anche il
numero delle vittime sepolte nelle fosse comuni che, ogni giorno che
passa,
diventano più numerose, in particolare a causa del conflitto
interreligioso tra
sunniti e sciiti. Manca anche in ultima analisi il dato dei corpi
distrutti
dalle bombe, che non possono essere ricomposti e quindi identificati in
ospedale. Il dato dell’Ibc è accurato, perché cita solo vittime civili
certe,
delle quali è stato rinvenuto e identificato il cadavere, ma non può
essere
completo. Christian Elia