20/10/2006
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Morales vuole combattere il narcotraffico salvando, però, le tradizioni culturali del Paese
Scritto per noi da
Serena Corsi
Era chiaro che il nodo della coltivazione di coca in Bolivia sarebbe stato uno
dei più complessi e dibattuti della giunta Morales, visto che il Mas (movimento
al socialismo), dalle cui file proviene il presidente, è nato proprio in seno
alle organizzazioni di coltivatori di coca.
La protezione. La prospettiva, fin dall’inizio, è stata quella di proteggere la foglia (prezioso
elemento culturale per la popolazione boliviana, prevalentemente indigena) da
un piano di sradicamento indiscriminato e complessivo come quello attuato dal
Plan Colombia, co-gestito da Washington e Bogotà. Ma per proteggere la cultura
della coca, garantendosi una certa continuità nelle relazioni diplomatiche con
l’occidente, bisognava al tempo stesso garantire la lotta al narcotraffico, contrastando
la coltivazione intensiva destinata alla produzione di cocaina e alla sua vendita.
Si era quindi stabilito di inviare in loco brigate speciali che avessero il mandato
di sradicare le coltivazioni illegali, in tutto 5000 ettari, individuate soprattutto
nella regione dello Yungas ( a sud-est di La Paz) e del Chaparè ( nella regione
di Cochabamba), ma di garantire anche il diritto di ogni famiglia di continuare
a coltivare una quantità ragionevole per il proprio sostentamento. In questo senso,
la legge 1008 suddivide le coltivazioni in tre categorie: quella familiare e legale,
quella contraddistinta da “eccedenza” (quindi legata al narcotraffico e illegale)
e una terza categoria fra le due, una sorta di zona grigia relativa alle situazioni
difficili da giudicare a priori: ad esempio le terre collettive delle comunità
indigene.
E nei parchi?. Tutte le coltivazioni all’interno dei parchi nazionali sono state incluse nella
seconda categoria e si è deciso di procedere alla sradicazione. Peccato che già
alla prima spedizione qualcosa non sia andato per il verso giusto: a fine settembre
due contadini sono morti nel tentativo di impedire il lavoro delle brigate. Queste,
vistesi inadeguate al compito nei numeri e nei mezzi, hanno chiesto aiuto il governo:
è di pochi giorni fa l’annuncio dell’invio di 500 membri dell’esercito nel Parco
Nazionale Carrasco (Chaparè), nel cui territorio si prevede di sradicare 450 ettari
di coca illegale. A questo fine sono state mobilitate le polizie speciali di La
Paz e Cochabamba. Peraltro è possibile che i narcotrafficanti assoldino a peso
d’oro la popolazione locale rurale per respingere l’arrivo delle milizie, o per
provocare altri scontri che rimbalzino sui media, dando guai al governo. Al quale
però è arrivato nelle ultime ore l’appoggio dei coltivatori di Vandiola, nella
zona delle Yungas, che hanno accettato le condizioni imposte dalla nuova legge e
hanno dichiarato che non opporranno resistenza alle operazioni di controllo del
territorio e di radicazione delle coltivazioni illegali, pilastri del programma
“coca zero” .