stampa
invia
Il Comune della città di Xian, capitale della provincia
dello Shenxi, nel cuore della Cina, vuole costruire una nuova superstrada alla
periferia orientale della città. Per realizzare questo progetto, da diversi
mesi la municipalità sta espropriando e demolendo le case di quattordici
villaggi che si trovano sulla traiettoria della nuova strada. I cittadini che
protestano
vengono minacciati e pestati a morte da squadre di picchiatori al soldo delle
autorità.
L’omicidio di Jin
Zhonghua. Alla gente che da un giorno all’altro si trova la casa abbattuta
dalle ruspe, le autorità comunali della città hanno offerto un indennizzo di
300 yuan (30 euro) a metro quadro. Per questo, moltissimi residenti si sono
rifiutati di firmare gli atti di esproprio. Ma questo non ha fermato i
bulldozer, che sono entrati in azione abbattendo alcune abitazioni. Era il 26
aprile. Tra queste, la casa di Jin Changnian. Quando la famiglia e i vicini hanno
provato a opporre resistenza, sono arrivati una cinquantina di picchiatori
armati di mazze chiodate. Jin Zhonghua è stato picchiato a morte. Altre cinque
persone hanno riportato gravissime ferite.
L’ultimo tentativo di
protesta. In seguito a questo drammatico fatto, il comune ha bloccato i
lavori di demolizione per tutta l’estate. Ma il 12 settembre le ruspe sono
tornate in azione, abbattendo una quarantina di abitazioni, metà delle quali
non erano state legalmente espropriate perché chi le abitava non aveva voluto
firmare i documenti. A quel punto, 400 residenti dei villaggi interessati,
rendendosi conto che con le autorità comunali non c’era alcuna possibilità di
trattativa, sono andati in centro, al palazzo della provincia dello Shenxi. Il
governatore, però, non li ha voluti ricevere, lasciandoli fuori dal cancello,
dove poco dopo sono comparsi nuovamente i picchiatori armati di mazze, stavolta
non chiodate. Otto persone sono rimaste gravemente ferite: tra questi
un’anziana, rimasta paralizzata per una bastonata alla schiena. Fuori dal palazzo
della Provincia c’erano diverse camionette della polizia, ma nessun agente ha
mosso un dito per fermare l’aggressione.Enrico Piovesana