stampa
invia
Se le condizioni di vita dei cittadini afgani non miglioreranno
rapidamente, il 70 percento della popolazione potrebbe decidere di
sostenere i talebani. La previsione viene dal generale britannico
David Richards, che comanda i 32.000 soldati Nato in Afghanistan.
“Finiranno per dire 'Non vogliamo i talebani, ma preferiamo la vita
austera e sgradevole che questo comporta piuttosto che altri cinque
anni di combattimenti'”, ha dichiarato il generale Richards.
Il sud è "stabilizzato"?
Il significato che il generale Richards attribuisce al termine
“stabilizzato” sembra però discutibile. Nel sud
dell'Afghanistan gli scontri sono quotidiani, e non accennano a
diminuire. Solo negli ultimi tre giorni si sono contate decine di
morti. I comandi militari Nato hanno dichiarato di avere ucciso 52
combattenti talebani, domenica, in una battaglia nella provincia di
Uruzgan. Un portavoce dei talebani ha confermato lo scontro a fuoco,
ma ha ammesso solo cinque perdite tra le loro fila, precisando invece
che le forze Isaf avrebbero dato fuoco al bazar di Yakhdan,
costringendo la popolazione alla fuga. I talebani hanno anche
rivendicato l'uccisione, domenica, di venti soldati dell'esercito
nazionale afgano nella provincia di Kandahar. E sabato, sempre nella
provincia di Kandahar, un ordigno è esploso contro una
pattuglia di soldati canadesi: un militare è morto. Operazioni militari
sono in corso anche nella confinante provincia di Helmand: secondo
fonti locali, le truppe Nato avrebbero aperto il fuoco dagli elicotteri
Chinook. Il comando di Isaf, per“motivi di sicurezza legati allo svolgimento delle
operazioni”, non ha rilasciato ulteriori informazioni. Cecilia Strada