09/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La confessione del soldato Usa che ha ammesso l’omicidio di un iracheno a Hamdaniya
scheda del conflitto iracheno
Ha raccontato che la sua squadra giustiziò l’uomo con 10 colpi di pistola alla testa e lo gettò in una buca lungo la strada con accanto un kalashnikov, per far credere che si trattasse di un ribelle ucciso. Una tecnica in uso non solo in Iraq, e diffusa tra i militari impegnati nella "guerra al terrorismo". Grazie a quella confessione, il medico di marina Melson Bacos è stato condannato a un solo anno di carcere, per complicità, anziché i dieci previsti per omicidio volontario. La vittima si chiamava Hashim Ibrahim Awad, aveva 54 anni ed era un iracheno disabile della guerra contro l’Iran del 1980. Nei giorni scorsi a camp Pendelton, in California, si teneva un’udienza del processo per un omicidio avvenuto lo scorso aprile a Hamdaniya, in cui un iracheno, disabile e disarmato, era stato ucciso da un gruppo di sette marine. Uno di loro, il medico di marina Melson Bacos, ha rilasciato una confessione in cui ha rivelato i retroscena dell’operazione, ha scaricato l’accusa di omicidio volontario sui compagni e si è scusato con la famiglia della vittima.
 
La confessione.  “Sapevo che stavamo facendo una cosa sbagliata –ha spiegato Becos-. Ho tentato di dire qualcosa, poi ho deciso di girare lo sguardo”. L’indagine ha rilevato che il suo ruolo nell’omicidio è stato quello di sparare colpi di kalashnikov per aria, per coprire quelli degli M16 sparati contro il disabile iracheno. Con voce sommessa, Bacos ha dichiarato di non aver potuto fare nulla per fermare il piano dei suoi commilitoni. Il soldato Bacos non è un marine e, a quanto a raccontato, la ragione per cui in quella circostanza non si oppose al piano dei suoi compagni di uccidere un civile inerme fu lo spirito di corpo e il desiderio di essere accettato. “Te lo devi guadagnare il rispetto e la fiducia [dei marine ] prima di essere accettato come un loro compagno” ha spiegato, e ha aggiunto: “Io volevo fare parte del gruppo. Ho visto il sergente Hutchins controllare che l’uomo fosse morto e poi sparargli tre colpi nella testa. Quindi il caporale Pennington che applicava le impronte digitali di Awad sull’Ak47 e poi scavava una buca per far credere che i marine lo avessero colto mentre preparava il terreno dove avrebbe piazzato una bomba artigianale”. Secondo la testimonianza, a quel punto il sergente Hutchins chiamò il comando chiedendo il permesso di uccidere un uomo visto mentre posizionava una bomba a lato della strada. Melson Bacos ha raccontato che il piano originale del gruppo di marine consisteva nell’entrare nel villaggio e uccidere un insorto iracheno appena rilasciato dal carcere. I marine si avvicinarono alla casa dove ritenevano si trovasse il ribelle, ma al loro arrivo qualcuno all’interno della casa si svegliò. I sette decisero allora di catturare Awad, colpevole solo di trovarsi nei pressi, per ucciderlo.
 
Impuniti. Un recente studio pubblicato dal Washington Post ha rivelato che, sebbene siano migliaia i civili iracheni morti per mano delle forze armate statunitensi, dal 2003 a oggi solo 39 soldati sono stati accusati formalmente per la morte di 20 civili in tutto. Solo 12 hanno subito delle condanne per la loro condotta.

Naoki Tomasini

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