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La confessione. “Sapevo che stavamo facendo una cosa sbagliata –ha spiegato Becos-.
Ho tentato di dire qualcosa, poi ho deciso di girare lo sguardo”. L’indagine ha
rilevato che il suo ruolo nell’omicidio è stato quello di sparare colpi di
kalashnikov per aria, per coprire quelli degli M16 sparati contro il disabile
iracheno. Con voce sommessa, Bacos ha dichiarato di non aver potuto fare nulla
per fermare il piano dei suoi commilitoni. Il soldato Bacos non è un marine e,
a quanto a raccontato, la ragione per cui in quella circostanza non si oppose
al piano dei suoi compagni di uccidere un civile inerme fu lo spirito di corpo
e il desiderio di essere accettato. “Te lo devi guadagnare il rispetto e la
fiducia [dei marine ] prima di essere accettato come un loro compagno” ha
spiegato, e ha aggiunto: “Io volevo fare parte del gruppo. Ho visto il sergente
Hutchins controllare che l’uomo fosse morto e poi sparargli tre colpi nella
testa. Quindi il caporale Pennington che applicava le impronte digitali di Awad
sull’Ak47 e poi scavava una buca per far credere che i marine lo avessero colto
mentre preparava il terreno dove avrebbe piazzato una bomba artigianale”.
Secondo la testimonianza, a quel punto il sergente Hutchins chiamò il comando
chiedendo il permesso di uccidere un uomo visto mentre posizionava una bomba a
lato della strada. Melson Bacos ha raccontato che il piano originale del gruppo
di marine consisteva nell’entrare nel villaggio e uccidere un insorto iracheno
appena rilasciato dal carcere. I marine si avvicinarono alla casa dove
ritenevano si trovasse il ribelle, ma al loro arrivo qualcuno all’interno della
casa si svegliò. I sette decisero allora di catturare Awad, colpevole solo di
trovarsi nei pressi, per ucciderlo.Naoki Tomasini