09/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Le Corti dichiarano la jihad contro Addis Abeba, la pace è a rischio
Il momento tanto temuto potrebbe essere arrivato. Stamane, a séguito della conquista del centro di Buur Hakaba da parte delle forze congiunte somale ed etiopi, le Corti islamiche hanno dichiarato una guerra santa contro l’Etiopia, accusata di aver invaso il Paese e di essere la principale responsabile dell’instabilità somala.
 
Miliziani delle Corti islamicheControffensiva. Nella prima controffensiva dell’esercito governativo dall’arrivo delle Corti, stamane contingenti delle Forze Armate, sostenuti dalle truppe etiopi, hanno conquistato il centro abitato di Buur Hakaba, a pochi km dalla città di Baidoa, sede delle istituzioni di transizione. L’azione, mirante probabilmente ad allentare la pressione militare delle Corti, che da alcuni mesi controllano la maggior parte del sud del Paese e la capitale Mogadiscio, è durata poche ore, visto che già in tarda mattinata le truppe degli assalitori si sono ritirate apparentemente senza motivo, secondo quanto riferito dalla popolazione locale. L’attacco è stato solo un atto dimostrativo, o governo ed Etiopia hanno preferito non andare fino in fondo per paura di una reazione delle Corti?
 
Guerra santa. Quale che sia il motivo, la mossa ha compattato il fronte delle Corti, nelle ultime settimane visibilmente spaccate tra un’ala moderata e una intransigente, spingendo i signori di Mogadiscio a dichiarare la guerra santa contro l’Etiopia, presente da mesi in territorio somalo in maniera “ufficiosa” con alcune centinaia di soldati schierati a Baidoa, a protezione del presidente Abdullahi Yusuf e del suo governo. Il governo di Addis Abeba al momento non ha rilasciato dichiarazioni, ma le autorità etiopi negano che proprie truppe siano presenti in territorio somalo. Al momento non è chiaro se la jihad sarà seguita da una vera azione militare, o se si tratti esclusivamente di propaganda per rispondere all’attacco su Buur Hakaba. Ma è innegabile che i preparativi militari in corso non lascino presagire nulla di buono.
 
Un miliziano all'esterno di una moschea a MogadiscioKismayo. Oltre al fronte che potrebbe aprirsi presso Baidoa, c’è da mettere in conto la voglia di riscatto della Juba Valley Alliance, la formazione armata ritiratasi da pochi giorni dal porto meridionale di Kismayo proprio a séguito di un attacco delle Corti che con questa mossa, dopo essersi impadronite di buona parte del sud del Paese, si sono assicurate il controllo di tutti i porti somali ad esclusione di quelli nella regione autonoma del Puntland. Membri della Jva hanno reso noto che il gruppo si starebbe riorganizzando, lasciando presagire una controffensiva sulla città portuale. Intanto, circa 2 mila persone al giorno fuggono dal Paese verso il Kenya, in previsione di una ripresa degli scontri. A riprova che il rischio di una ripresa del conflitto si fa sempre più concreto. 

Matteo Fagotto

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