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Corruzione. Sullo
sfondo della campagna elettorale è arrivata una settimana fa, come una tegola,
la
denuncia di Nuhu Ribadu, capo della Economic
and Finance Crime Commission, secondo cui 31 governatori statali su 36
sarebbero investigati per corruzione. “Sono cifre che fanno riflettere”,
dichiara a PeaceReporter Osita
Nwajah, portavoce della Efcc “e che
mostrano come la strada per ripulire il nostro Paese sia ancora lunga,
nonostante i progressi fatti negli ultimi anni”. La Nigeria è infatti salita di
qualche posizione nell’indice di Transparency
International, che qualche anno fa l’aveva vista addirittura in ultima
posizione, proprio grazie ai lavori della Efcc
e al rinnovato interesse delle autorità sul tema della lotta alla corruzione,
che recentemente ha fatto una vittima eccellente: il vice-presidente Atiku
Abubakar.
Clima
nuovo. Stando al rapporto, tra i gruppi coinvolti figurerebbe
anche il Movement for the Emancipation of
the Niger Delta, il gruppo ribelle responsabile dall’inizio dell’anno di
buona parte degli attacchi agli impianti petroliferi e dei rapimenti ai danni
dei dipendenti delle compagnie straniere. L’alleanza tra gruppi ribelli e
candidati non è nuova: nelle scorse elezioni, furono centinaia le vittime di
violenze correlate alla campagna elettorale, buona parte delle quali candidati
sbrigativamente tolti di mezzo. Il Pdp,
il partito al governo, è il principale accusato di queste pratiche poco
ortodosse, ma secondo Nwajah il problema è più vasto di quanto sembri. “Non è
solo il Pdp che è coinvolto in questo
sistema, è tutta la cultura politica nigeriana a essere sbagliata.
Ciononostante, sono convinto che grazie al nostro lavoro le elezioni del
prossimo anno vedranno un sensibile miglioramento in termini di trasparenza.
Ora che la Nigeria ha accettato di aprire gli occhi su questo problema, i
nostri mezzi sono aumentati a dismisura.” A riprova che, forse, le accuse ai
leader politici non sono così strumentali come sembra? “Può darsi che le
denunce siano politicamente motivate”, conclude il nostro interlocutore, “ma
ciò non significa che siano false.”
Matteo Fagotto