10/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Al via la campagna elettorale, tra lotta alla corruzione e gruppi armati
E’ cominciato nel fine settimana, con l’avvio del programma per la registrazione dei votanti, il conto alla rovescia verso le elezioni presidenziali e parlamentari di aprile 2007. Tra accuse di corruzione e l’impiego di gruppi armati irregolari, la campagna elettorale di preannuncia calda. Ma secondo gli ufficiali governativi qualcosa sta cambiando, anche nel Paese più corrotto dell’Africa.
 
Il vice-presidente nigeriano Atiku AbubakarCorruzione. Sullo sfondo della campagna elettorale è arrivata una settimana fa, come una tegola, la denuncia di Nuhu Ribadu, capo della Economic and Finance Crime Commission, secondo cui 31 governatori statali su 36 sarebbero investigati per corruzione. “Sono cifre che fanno riflettere”, dichiara a PeaceReporter Osita Nwajah, portavoce della Efcc “e che mostrano come la strada per ripulire il nostro Paese sia ancora lunga, nonostante i progressi fatti negli ultimi anni”. La Nigeria è infatti salita di qualche posizione nell’indice di Transparency International, che qualche anno fa l’aveva vista addirittura in ultima posizione, proprio grazie ai lavori della Efcc e al rinnovato interesse delle autorità sul tema della lotta alla corruzione, che recentemente ha fatto una vittima eccellente: il vice-presidente Atiku Abubakar.
 
Colpi bassi. A fine settembre Abubakar, uno dei maggiori candidati a succedere al presidente uscente Olusegun Obasanjo, è stato sospeso per tre mesi dal People’s Democratic Party proprio per le accuse di corruzione piovutegli addosso, accuse che rischiano di estrometterlo dalla corsa per la nomination del Pdp e quindi dalle elezioni. L’interessato ha gridato al complotto politico, soprattutto a causa della coincidenza temporale tra le accuse e l’inizio della campagna elettorale. L’ennesima prova, secondo Abubakar, del fatto che in Nigeria la campagna elettorale viene combattuta più coi colpi bassi che con i programmi. A confortare in parte la tesi del vice-presidente è arrivato pochi giorni fa un rapporto dell’International Crisis Group, secondo cui i gruppi armati del delta del Niger sarebbero stati “affittati” da alcuni candidati per mettere fuori gioco gli avversari a colpi di fucile.
 
Ribelli del Mend con un gruppo di ostaggiClima nuovo. Stando al rapporto, tra i gruppi coinvolti figurerebbe anche il Movement for the Emancipation of the Niger Delta, il gruppo ribelle responsabile dall’inizio dell’anno di buona parte degli attacchi agli impianti petroliferi e dei rapimenti ai danni dei dipendenti delle compagnie straniere. L’alleanza tra gruppi ribelli e candidati non è nuova: nelle scorse elezioni, furono centinaia le vittime di violenze correlate alla campagna elettorale, buona parte delle quali candidati sbrigativamente tolti di mezzo. Il Pdp, il partito al governo, è il principale accusato di queste pratiche poco ortodosse, ma secondo Nwajah il problema è più vasto di quanto sembri. “Non è solo il Pdp che è coinvolto in questo sistema, è tutta la cultura politica nigeriana a essere sbagliata. Ciononostante, sono convinto che grazie al nostro lavoro le elezioni del prossimo anno vedranno un sensibile miglioramento in termini di trasparenza. Ora che la Nigeria ha accettato di aprire gli occhi su questo problema, i nostri mezzi sono aumentati a dismisura.” A riprova che, forse, le accuse ai leader politici non sono così strumentali come sembra? “Può darsi che le denunce siano politicamente motivate”, conclude il nostro interlocutore, “ma ciò non significa che siano false.”

Matteo Fagotto

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