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Vitaly Yerushensky, direttore di Novaya Gazeta, il bisettimanale per cui lavorava Anna Politkovskaya,
racconta che oggi, lunedì 9 ottobre, era prevista la pubblicazione di una sua
scottante inchiesta sulle sparizioni e torture
in Cecenia ad opera delle squadre della morte del primo ministro Ramzan
Kadyrov. “Anna ci stava lavorando da tempo – spiega Yerushensky – raccogliendo
prove
e foto di persone rapite, torturate e uccise dai kadyroviti. Ma non abbiamo fatto
in tempo ad avere il suo articolo e tutto quel materiale è sparito”.
Due piste: Kadyrov o i suoi nemici. I colleghi di Anna, in un messaggio pubblicato
sul sito del loro giornale, dichiarano: “Oggi non sappiamo chi e perché l’abbia
uccisa, ma possiamo avanzare due ipotesi. La prima è quella di una vendetta di
Kadyrov per quello che lei aveva scritto e continuava a scrivere su di lui. La
seconda, l’azione di qualcuno che ha cercato di addossare la colpa al premier
ceceno per impedirgli di arrivare alla presidenza della Cecenia”.
Alkhanov e Putin. Non piace all’attuale presidente ceceno Alu
Alkhanov, che da mesi sta conducendo una sotterranea guerra per il potere
contro Kadyrov. Una guerra emersa alla luce del sole il 28 aprile scorso con scontro
a fuoco tra i miliziani di Kadyrov e le guardie del corpo di Alkhanov, in
seguito al quale Ramzan ha minacciato “una guerra” in caso di ulteriori
provocazioni da parte dell’attuale presidente.
Scomodo per il Cremlino. Kadyrov infatti è sostanzialmente il boss mafioso
più potente della Cecenia. I suoi business principali sono i rapimenti a scopo
di estorsione (chi non viene “riscattato” dai familiari viene accusato di
essere un terrorista, torturato e ucciso) e il petrolio (oltre a possedere tutte
le pompe di benzina “Leader” della Cecenia e del Daghestan, gestisce il
contrabbando regionale di benzina e petrolio). Ma pare che gestisca anche traffici
di armi (provenienti dalle caserme russe), droga e alcool. Enrico Piovesana