26/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un editoriale del Bmj si interroga sull'approccio medico nei Paesi poveri
Scritto per noi da
Sergio Cima
 
Strumenti sofisticati per giudicare l’efficacia di una cura, adatti ai fini palati occidentali, ma un tribunale troppo lento e costoso per i Paesi poveri. Sono gli studi clinici randomizzati controllati, oggetto di un'analisi pubblicata sul British Medical Journal, dove si spiega con una metafora che, stando agli integralisti delle medicina basata sulle prove, bisognerebbe sperimentare persino l’efficacia del paracadute.

Copyright - Who/P. Virot Quando l’attesa è mortale.  Fuor di metafora, attendere che il tribunale della scienza si pronunci su ogni questione, finisce per danneggiare chi ha a portata di mano una cura che funziona ma che non ha ancora un pedigree con i fiocchi. Proprio ciò che accade nel mondo povero. Prendiamo per esempio la reidratazione orale per la cura della diarrea infantile. Fino al 1980 la diarrea uccideva oltre 4 milioni e mezzo di bambini. Esisteva una cura in vena, che poneva ovvie difficoltà pratiche. Dopo il 1981 l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) adottò la terapia orale, che aveva mostrato buoni risultati sul campo: l’equivalenza delle due cure fu però dimostrata scientificamente solo molti anni dopo. Passiamo alla circoncisione per la prevenzione dell’Hiv. All’inizio degli anni novanta, in seguito a osservazioni etnografiche ed epidemiologiche, si è raggiunta la convinzione che la circoncisione sia un buon metodo per ridurre il rischio di contagio dal Hiv. Solo dieci anni dopo un trial garantì la scientificità di questa credenza. L’Oms, in ogni caso, ha deciso di aspettare il risultato di altri due studi prima di rendere rapida e accessibile questa misura. Altro esempio, il misoprostolo per l’emorragia post parto, principale causa di mortalità materna nei paesi poveri. Due sono i farmaci utili: il misoprostolo e l’ossitocina. Il primo è più facile da conservare e usare, però un po’ meno efficace del secondo. Per questo motivo varie agenzie internazionali ne hanno ritardato la diffusione massiccia, finché non si sono convinti che la minore efficacia era un problema secondario per chi vive lontano da ospedali. Ancora oggi l’Oms non ha inserito il misoprostolo tra i farmaci essenziali.

Quartiere povero in una città dell'India. Copyright - Who/P. VirotL’approccio paracadute. Insomma, là dove la mortalità è bassa e vengono proposte terapie che danno vantaggi minimi, allora i trial randomizzati vanno bene per dirimere piccole differenze: quando si pesano le pagliuzze va bene il bilancino. Per i macigni ci vuole altro. Dove la mortalità è alta e le risorse sono scarse, ci si deve accontentare dell’approccio paracadute: cioè l’uso delle informazioni che provengono dall’esperienza clinica maturata sul campo. Certo, meno prove significa più incertezza sui rischi e i benefici della cura; ma i rischi che corrono le persone dei paesi poveri sono così grandi che anche una cura non ottimale, ma accessibile, può dare molti vantaggi.

Test di laboratorio. Copyright - Who/P. Virot Non tutti d’accordo.  Alcuni medici hanno reagito negativamente a questa proposta. Zacharyt Bloomgarden, professore di clinica dell’Università di New York, mette in guardia: «E' piena la storia di cure basate sull’esperienza che poi non hanno resistito a una seria sperimentazione e si sono dimostrate addirittura dannose». Vero, ma sul piatto del metodo paracadute pesano tre argomentazioni convincenti. Tutte quelle cure efficaci ma a basso costo rischiano di restare escluse dalle sperimentazioni cliniche: nessuno ha interesse a impegnare migliaia di dollari per avviare studi costruiti a regola d’arte senza che si possa prevedere un ritorno economico dell’investimento. Gli studi randomizzati sono il metodo più raffinato per cercare prove di efficacia, ma altri strumenti empirici, come gli studi osservazionali, possono comunque dare importanti indicazioni. Infine, è sotto agli occhi di tutti, il paracadute funziona.

 
Categoria: Diritti, Salute
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