09/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Franco Romanò – Sguardo di transito – Azimut editore – Roma
Scritto per noi da
Paolo Lezziero 

La prima di copertinaLa rivisitazione di luoghi e di personaggi che li hanno vissuti e abitati facendo la storia del loro paese, permette a chi c’era, allora, di ritrovare un’emozione o un dolore, e a chi per età non c’era, un ripasso di avvenimenti che spesso la storia ufficiale ignora. Un viaggiatore solitario, Giano, è protagonista del volume Sguardo di transito, di Franco Romanò, saggista milanese, romanziere e poeta. Giano riscopre la Piazza delle Tre Culture, a Città del Messico, chiedendo indicazioni a un giovane che gli indica la stele ricordo: "aquì hubo la masacre de los estudiantes en el ’68...". "Lo so", gli risponde Giano, "sono qui per questo…quattrocento morti…". "No, mucho màs, mucho màs", sottolinea il giovane e si allontana.

Il monumento è essenziale nella sua tragicità, "En memoria de los compagneros caìdos  el dos de octubre de 1968". E riporta  i nomi dei giovani studenti universitari asserragliati  dietro un portone che ora non esiste più, sul retro della cattedrale, preso a cannonate dai militari. Giovani che contestavano la festa delle Olimpiadi  come se tutto nel paese andasse bene, come se non ci fossero problemi. Spazzati via perché avrebbero turbato lo spettacolo.
 
"Questa piazza", scrive Romanò, "era il cuore pulsante della civiltà azteca. Qui avvenne nel 1521 la battaglia più cruenta, l’ultima resistenza  di Cauhautemoc a Cortez e ai suoi uomini. E’ una piazza che nasconde dovunque il sangue e che per un tragico destino è stata il teatro di continui massacri, fino all’ultimo ricordato dalla stele".
Il Messico è stato anche terra di grandi artisti. Nel quartiere di Coyoacan visse, dal 1929 al 1954, una famosa coppia di pittori, Frieda Kahlo  e Diego Rivera. "Oltre ai quadri nella casa ci sono i vestiti di lei, abiti larghi indossati dalle donne messicane, le collane che amava mettersi. Il laboratorio è intatto, con la collezione delle loro opere più un Paul Klee e un Braque".
La loro casa si trova a pochi isolati da un’altra famosa palazzina: quella in cui abitò Leone Trotzky fino al giorno del suo assassinio, avvenuto il 21 agosto del 1940. "Le stanze piccole", annota l’autore, "riflettono fin troppo bene l’immagine di un uomo solo, che era stato certo potente ma che aveva perso tutto…con una vita dominata da un’unica grande e fredda passione….Lo studio lasciato intatto dal giorno dell’attentato di Ramon Mercader".
Il viaggio di Giano  prosegue con Cuba. L’Hotel Habana Libre, il quartier generale  delle truppe di Castro subito dopo la conquista della capitale, è il primo impatto fisico, e poi avviene quello psicologico di chi tanti anni fa ha visto il film "Il nostro agente all’Avana", con le immagini reali, e non da pellicola, della bellissima Baia. Fra i tanti incontri del protagonista,  una  escursione organizzata lo porta alla Granjita, una tenuta agricola con annessa villa che si trova a pochi chilometri da Santiago, dove Castro e i suoi organizzarono l’assalto al Moncada. Impresa rovinosa, ma che segnò l’inizio della rivoluzione. Tra un luogo e l’altro, il protagonista, cercando buona musica, evita a stento, con rispetto per la ragazza che insiste implacabile, incontri di turismo sessuale.
Lo Sguardo di transito passa anche dall’Europa e arriva a Stettino, una cittadina tedesca a poca distanza dal confine polacco, che per secoli è stata fiorente. Poi inizia l’altra storia,  con la sfortuna di trovarsi  sul crinale che segna i destini più tragici della storia europea. Una volta tedesca, una volta polacca, senza identità, sballottata tragicamente da una parte all’altra dei confini.
L’occhio e il diario di  Giano, ricercatori di tracce di storia, comprendono il Portogallo, un "Diario africano", un’escursione a Parigi, l’isola di Rodi "che non delude, nonostante le ferite di una massa di turismo debordante, una marea di idioti che l’attraversano senza vederla". Appunto.
Penso che questa sia l’essenza del volume di Franco Romanò.
Girare mondi che vanno "visti", collegati alla loro storia e a un presente che non può dimenticarla. Lo sguardo può essere "di transito" ma non superficiale e solo consumista. Deve porci in discussione e deve farci osservatori dentro e sotto le cose e i luoghi e le persone che avviciniamo, che vanno affrontate e portate al confronto.
Categoria: Diritti
Luogo: gli articoli