Scritto per noi da
Paolo Lezziero
La rivisitazione di luoghi e di personaggi che li hanno vissuti e abitati facendo
la storia del loro paese, permette a chi c’era, allora, di ritrovare un’emozione
o un dolore, e a chi per età non c’era, un ripasso di avvenimenti che spesso la
storia ufficiale ignora. Un viaggiatore solitario, Giano, è protagonista del volume
Sguardo di transito, di Franco Romanò, saggista milanese,
romanziere e poeta. Giano riscopre la Piazza delle
Tre Culture, a Città del Messico, chiedendo indicazioni a un giovane che gli indica
la stele ricordo: "aquì hubo la masacre de los estudiantes en el ’68...". "Lo
so",
gli risponde Giano, "sono qui per questo…quattrocento morti…". "No, mucho màs,
mucho màs", sottolinea il giovane e si allontana.
Il monumento è essenziale nella sua tragicità, "En memoria de los compagneros
caìdos el dos de octubre de 1968". E riporta i nomi dei giovani studenti universitari
asserragliati dietro un portone che ora non esiste più, sul retro della cattedrale,
preso a cannonate dai militari. Giovani che contestavano la festa delle Olimpiadi come se tutto nel paese andasse bene, come se non ci fossero problemi. Spazzati
via perché avrebbero turbato lo spettacolo.
"Questa piazza", scrive Romanò, "era il cuore pulsante della civiltà azteca.
Qui avvenne nel 1521 la battaglia più cruenta, l’ultima resistenza di Cauhautemoc
a Cortez e ai suoi uomini. E’ una piazza che nasconde dovunque il sangue e che
per un tragico destino è stata il teatro di continui massacri, fino all’ultimo
ricordato dalla stele".
Il Messico è stato anche terra di grandi artisti. Nel quartiere di
Coyoacan visse, dal 1929 al 1954, una famosa coppia di pittori, Frieda
Kahlo e Diego Rivera. "Oltre ai quadri nella casa ci sono i
vestiti di lei, abiti larghi indossati dalle donne messicane, le
collane che amava mettersi. Il laboratorio è intatto, con la collezione
delle loro opere più un Paul Klee e un Braque".
La loro casa si trova a pochi isolati da un’altra famosa palazzina: quella in
cui abitò Leone Trotzky fino al giorno del suo assassinio, avvenuto il 21 agosto
del 1940. "Le stanze piccole", annota l’autore, "riflettono fin troppo bene l’immagine
di un uomo solo, che era stato certo potente ma che aveva perso tutto…con una
vita dominata da un’unica grande e fredda passione….Lo studio lasciato intatto
dal giorno dell’attentato di Ramon Mercader".
Il viaggio di Giano prosegue con Cuba. L’Hotel Habana Libre,
il quartier generale delle truppe di Castro subito dopo la
conquista della capitale, è il primo impatto fisico, e poi avviene
quello psicologico di chi tanti anni fa ha visto il film "Il nostro
agente all’Avana", con le immagini reali, e non da pellicola, della
bellissima Baia. Fra i tanti incontri del protagonista, una
escursione organizzata lo porta alla Granjita, una tenuta
agricola con annessa villa che si trova a pochi chilometri da Santiago,
dove Castro e i suoi organizzarono l’assalto al Moncada. Impresa
rovinosa, ma che segnò l’inizio della rivoluzione. Tra un luogo e
l’altro, il protagonista, cercando buona musica, evita a stento, con
rispetto per la ragazza che insiste implacabile, incontri di turismo
sessuale.
Lo Sguardo di transito passa anche dall’Europa e arriva a Stettino, una cittadina
tedesca a poca distanza dal confine polacco, che per secoli è stata fiorente.
Poi
inizia l’altra storia, con la sfortuna di trovarsi sul crinale che segna i destini
più tragici della storia europea. Una volta tedesca, una volta polacca, senza
identità, sballottata tragicamente da una parte all’altra dei confini.
L’occhio e il diario di Giano, ricercatori di tracce di
storia, comprendono il Portogallo, un "Diario africano", un’escursione
a Parigi, l’isola di Rodi "che non delude, nonostante le ferite di una
massa di turismo debordante, una marea di idioti che l’attraversano
senza vederla". Appunto.
Penso che questa sia l’essenza del volume di Franco Romanò.
Girare mondi che vanno "visti", collegati alla loro storia e a un presente che
non può dimenticarla. Lo sguardo può essere "di transito" ma non superficiale
e solo consumista. Deve porci in discussione e deve farci osservatori dentro e
sotto le cose e i luoghi e le persone che avviciniamo, che vanno affrontate e
portate al confronto.