10/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente indonesiano Yudhoyono è il favorito per ricevere il premio Nobel per la pace
Essere i favoriti, quando si tratta di vincere il premio Nobel per la pace, non vuol dire avere il riconoscimento già in tasca. Lo sa bene Marti Ahtisaari, l’ex presidente finlandese dato per probabile vincitore nel 2005 fino all’ultimo giorno, per poi essere battuto da Mohamed El Baradei e dall’Aiea, l’agenzia dell’Onu per il nucleare. Quest’anno, a sentire le indiscrezioni degli esperti e le agenzie di scommesse, Ahtisaari è di nuovo il favorito. Con lui, e magari insieme a lui, ci sono il presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono, e il movimento separatista “Aceh Libero” (Gam) . Il primo come mediatore, il secondo come parte in causa con i ribelli, hanno il merito di aver raggiunto un accordo di pace nell’Aceh, la parte occidentale dell’isola di Sumatra devastata dallo tsunami del dicembre 2004, ma in precedenza sconvolta da una guerra trentennale. Venerdì 13 ottobre, quando verrà dato l’annuncio del vincitore, si vedrà se i pronostici saranno stati rispettati.
 
Il presidente indonesiano, Susilo Bambang YudhoyonoI favoriti. L’accordo di pace è stato firmato il 15 agosto 2005, per questo Ahtisaari era stato considerato già l’anno scorso. Le agenzie di scommesse (straniere, vietate in Italia) che accettano puntate sul vincitore, assegnano le quote più basse a chi si è impegnato per la pace nella regione indonesiana. Paddy Power dà Yudhoyono a 3, Ahtisaari a 5. Centrebet mette in ordine il finlandese, l’ex generale indonesiano e i ribelli. In seconda fila, Paddy Power propone Bob Geldof a 7 e Bono a 10, i due cantanti che già l’anno scorso erano tra i favoriti per la loro campagna terzomondista “Make poverty history”. Altri papabili premi Nobel potrebbero essere due attivisti per i diritti umani, l’uigura Rebiya Kadeer che rappresenta la regione cinese musulmana dello Xinjiang, e il bielorusso Aliaksandr Bialiats. Considerate anche l’avvocatessa cecena Lida Yusupova e il procuratore del Tribunale penale internazionale Carla Del Ponte.
 
L'ex presidente finlandese, Marti AhtisaariLa segretezza delle scelte. Ma già qui si entra nel campo delle supposizioni. I cinque membri del Comitato norvegese che assegna il Nobel per la pace sono tenuti alla segretezza totale, e non hanno l’abitudine di rendere pubblici i motivi delle loro scelte. Il tam tam dei favoriti si forma così grazie alle indiscrezioni degli esperti, ma può significare poco: l’anno scorso, fino a qualche giorno prima El Baradei veniva dato vincitore a 23, cioè una quota alta. E la segretezza dura fino a un certo punto. Nel 2005, alla sera della vigilia, la tv pubblica norvegese azzeccò il vincitore, e andò così anche nei due anni precedenti. Il Comitato, comunque, non è neanche tenuto a far conoscere le nomination, che possono essere presentate da ex vincitori del riconoscimento, professori universitari selezionati, giudici internazionali, tutti i membri dei parlamenti nazionali. Qualcuno dei proponenti rivela però la sua indicazione. Per quest’anno, si sa che sono stati nominati anche l’ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani, e l’ambasciatore statunitense all’Onu, John Bolton.
 
Le polemiche. Un Nobel per la pace a Bolton, considerato un denigratore delle Nazioni Unite, farebbe storcere il naso a molti. Ma d’altronde, nei 111 anni di storia del premio le polemiche non sono mai mancate. Un profeta della non violenza come il Mahatma Gandhi, per esempio, è sempre stato snobbato. Altre volte, il Comitato è finito sotto processo perché ha premiato personaggi di secondo piano, creando l’impressione di voler evitare temi scottanti. Di sicuro, la scelta non è mai facile. Meno che mai nel 1973, quando due membri del Comitato si dimisero per protesta contro l’assegnazione del riconoscimento al ministro degli esteri vietnamita Le Duc Tho, insieme al segretario di stato americano Henry Kissinger. 

Alessandro Ursic

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