Non solo Hoja de coca e scioperi di cocaleros fanno salire agli onori delle cronache
la situazione in Bolivia. Violentissimi scontri avvenuti a Huanuni fra minatori,
hanno causato la morte di almeno 12 persone e il ferimento di altre 50. Ma il
bilancio è destinato a salire.
In palio? La posta in palio è il controllo delle miniere di Huanuni e il diritto al lavoro.
Da una parte ci sono i minatori asalariados, i vecchi dipendenti delle miniere i quali hanno ancora stretti legami con lo
stato, che li aveva assunti e che reclamano il diritto a lavorare. Dall’altra
i cooperativistas i minatori assunti alla giornata, il cui costo del lavoro è di molto inferiore
ma che allo stesso tempo devono portare a casa qualche soldo per campare.
E, nonostante facciano entrambi parte della cosiddetta classe operaia, da tempo
si scontrano senza esclusione di colpi.
Dunque, al centro delle dispute ci sono i giacimenti di stagno. I lavoratori
cooperativistas hanno tentato di prenderne possesso ma, inevitabilmente, si sono dovuti scontrare
con i minatori statali che hanno cercato di resistere con ogni mezzo, facendo
entrare in scena la violenza.
Come è avvenuto nella giornata di ieri dove, dopo le spranghe e i sassi, sono
spuntate le pistole e i fucili e addirittura la dinamite. “E’ inammissibile questa
guerra fra poveri” racconta Martin Iglesias responsabile dell’Osservatorio spontaneo
e indipendente sulla regione andina, “Proprio in Bolivia dove c’è una grandissima
tradizione sindacale e adesso è in atto uno scontro pesante. Potrebbe non essere
solo il diritto al lavoro e il controllo dei giacimenti la causa degli scontri.
Non sarebbe una novità”.
Le violenze inaspettate hanno gettato la popolazione civile, soprattutto le donne
e i bambini nell’angoscia più profonda. Era da molto tempo che non si verificavano
incidenti così cruenti nel Paese.
Le reazioni. Álvaro García Linera, vice presidente della Bolivia, ha subito fatto sapere
che sarà ufficializzata entro brevissimo tempo un indagine per capire cosa (o
chi) effettivamente ci sia dietro questi scontri.
E intanto monta anche la polemica. I minatori durante la campagna elettorale
per le presidenziali fecero sapere di essere disponibili ad appoggiare Evo Morales
che avrebbe promesso di riformare e migliorare l’industria mineraria. A meno di
un anno di distanza dall’elezione (votazione avvenuta nel dicembre 2005), ancora
nulla è stato fatto e la delusione degli operai si fa sempre maggiore. Lo stesso Evo Morales ha fatto sapere che la situazione è inammissibile e ha
parlato di guerra fratricida. Nelle ultime ore però la situazione sembra essere
tornata sotto controllo grazie all’intervento della polizia e di alcuni battaglioni
dell’esercito.