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La testimonianza.
Mentre si trovava nei pressi del
passo Nangpa, la colonna dei profughi, composta da circa settanta
persone, è
stata intercettata dai soldati cinesi, che hanno iniziato a sparare
uccidendone alcuni, mentre il resto della compagnia, preso dal panico,
tentava
di disperdersi. Il tutto è successo sotto gli occhi di diversi gruppi
di
alpinisti, che non hanno potuto fare altro che raccontare alla stampa
l’orribile episodio. Uno di loro –rimasto anonimo - ha ripercorso quei
momenti
sul suo blog: “abbiamo visto una fila di tibetani che puntava verso il
passo
Nangpa, una vista abbastanza comune. Poi, all’improvviso, abbiamo
iniziato a
sentire spari, senza preavviso. La fila di persone ha iniziato a
correre nella
neve lungo il fianco della montagna. Quando gli spari sono cessati
abbiamo
visto due figure cadere e non rialzarsi”. Il passo Nangpa, una delle
principali vie commerciali tra Tibet e Nepal, si trova a oltre 5400
metri di altitudine, non distante dal Campo Base Avanzato del monte Cho
Oyu,
dove quel giorno si trovavano almeno dieci spedizioni di scalatori.
Sette vittime. Del gruppo dei profughi, sette persone sono state
uccise, cui una monaca buddista poco più che ventenne e un
bambino, i loro compagni di viaggio hanno dovuto abbandonare i corpi nella
neve. Solo quarantatre sono riusciti a raggiungere il Nepal. Gli altri non è
chiaro che fine abbiano fatto, ma è probabile che siano detenuti dalle forze di
sicurezza cinesi. Lama Tsering, un religioso tibetano in esilio, ha commentato
“quei poveretti saranno torturati e perseguitati per il resto delle loro vite.
Per un tibetano forse è meglio morire che finire nelle mani dei soldati Han”.
Uno dei supersiti che hanno raggiunto il centro per i rifugiati tibetani di
Kathmandù, ha dichiarato “Quando i mitra hanno iniziato a sparare siamo corsi
in tutte le direzioni. Siamo tornati indietro per cercare di evitare i soldati.
Poi, dopo essere rimasti nascosti per ore, abbiamo scavalcato il passo nel
mezzo della notte”. Secondo l’organizzazione International Campain for Tibet,
a
sparare ai profughi dovrebbero essere stati membri del Pap, People Armed Force,
una forza paramilitare cinese che si occupa di sicurezza interna e dei confini.
I militari del Pap sono la sola forza armata che si occupa di sorvegliare gli
alti passi montani del Tibet. Diverse volte in passato questa milizia ha
arrestato e ucciso i tibetani che tentavano di fuggire.
In fuga. Ogni anno sono tra i due e i tremila i
profughi tibetani che cercano di raggiungere il Nepal o l’India, un terzo dei
quali sono bambini. Alcuni lo fanno per raggiungere il Dalai Lama, che si trova
in esilio nella città indiana di Dharamsala, altri per studiare nelle scuole e
nei monasteri tibetani in esilio, dove la loro identità e religione non vengono
perseguite. Il numero delle persone che fuggono dal Tibet cresce in modo proporzionale
all’aumento della presenza cinese sull’altipiano, dove da oltre cinquant’anni
si
consuma il genocidio culturale -e non solo- dei tibetani, perseguitati e uccisi
a causa della fede buddista e della fedeltà al loro capo religioso e politico,
il Dalai Lama. Quest’ultimo ha rinunciato da tempo a rivendicare l’indipendenza
del Tibet, e sta cercando, da alcuni anni, di aprire dei colloqui con Pechino
allo scopo di tutelare i diritti dei tibetani che non sono fuggiti. Le autorità
cinesi
però, hanno sempre respinto le offerte e continuato la repressione.Naoki Tomasini