06/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La vendita di armi supererà i livelli raggiunti durante la Guerra Fredda

Le vendite di armi hanno superato i mille miliardi di dollari (834 miliardi di euro), il 34 per cento in più di 10 anni fa. Tale somma è 15 volte maggiore di tutti i soldi impegnati nel mondo in aiuti umanitari.

Un F-16Ritorno al passato. Se l'attuale trend di crescita continuerà, entro la fine dell'anno si saranno superati i livelli raggiunti durante la Guerra Fredda. Il nuovo, preoccupante rapporto è stato pubblicato da 'ControlArms', sigla che riunisce Amnesty International, Oxfam e International action network on small arms (Iansa, una rete di oltre cinquecento associazioni in cento Paesi, tra cui, in Italia, Rete Disarmo). Uno degli aspetti di maggior interesse del rapporto è che il mercato delle armi è diventato più 'globalizzato', con produzioni sempre più spesso risultato di assemblaggi di componenti prodotte ovunque. Una situazione che consente di aggirare le leggi permettendo alle armi di raggiungere anche Stati sottoposti a embargo, o soggetti che violano le leggi internazionali e i diritti umani. Le stesse compagnie sono sempre più 'globalizzate', con strutture produttive delocalizzate, sussidiarie estere e joint venture in Paesi dove la destinazione finale delle armi è spesso sconosciuta.
 
FuciliPiù armi, meno farmaci. Nel 2005 - scrive il rapporto - i cinque maggiori esportatori mondiali, Russia, Stati Uniti, Francia, Germania e Gran Bretagna - hanno continuato a dominare la scena globale, con l'82 per cento delle 100 principali aziende belliche. Sono comparsi nuovi Paesi, che prima non figuravano nella classifica. Israele con quattro aziende, la Corea del SUd con tre, l'India con tre, Brasile, Singapore e Sudafrica con una ciascuno. Nel 2002 il governo indiano ha stracciato la lista nera di Paesi 'sensibili' cominciando a vendere armi a Myanmar (ex Birmania) e Sudan, i cui regimi sono notoriamente sotto embargo perché responsabili di violazione dei diritti umani. Il Congresso degli Stati Uniti ha stimato che Asia, Medio Oriente, America Latina e Africa hanno speso insieme 22,5 miliardi di dollari in armi nel 2004: l'8 per cento in più rispetto al 2003. Tale somma avrebbe potuto consentire a questi Paesi di ridurre la mortalità infantile di due terzi e di far andare a scuola tutti i bambini entro il 2015, raggiungendo due degli Obiettivi del Millennio previsti dall'Onu. Botswana, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Ruanda, Sudan e Uganda hanno raddoppiato le loro spese militari tra il 1985 e il 2000. Nel biennio 2002-2003 il Bangladesh, il Nepal e il Pakistan sono stati tra quei Paesi i cui governi hanno speso più in armi che in sanità pubblica. Mille persone muoiono ogni anno come risultato diretto della violenza armata. Negli ultimi 10 anni, la metà delle violazioni più gravi dei diritti umani e l'85 per cento dei delitti hanno coinvolto l'utilizzo di armi da fuoco. Un numero inquantificabile muore invece a causa degli effetti indiretti dei conflitti armati: economie al collasso, infrastrutture sanitarie devastate, malattie e carestie.
 
ApacheRotori pericolosi. Il rapporto di ControlArms cita l'esempio degli elicotteri 'Apache': prodotti negli Usa ma composti da pezzi forniti da altri Paesi, vengono usati nei Territori Occupati, dove spesso sono coinvolti in azioni in cui le morti di civili sono ormai all'ordine del giorno. La Cina, per citare un altro esempio tratto dalla rivista sulle armi 'Jane's Defence Weekly', ha ricevuto sia assistenza tecnica che componenti militari da Paesi europei per lo sviluppo di un nuovo tipo di elicottero, lo Z-10. Tra le ditte coinvolte nell'operazione anche l'anglo-italiana AgustaWestland.

Luca Galassi

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità