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Da oggi la missione “di pace” Isaf della Nato – cui l’Italia
partecipa con quasi 2.000 soldati – assume il comando delle operazioni militari in
tutto l’Afghanistan, anche nelle regioni sud-orientali che finora erano rimaste
sotto esclusivo controllo del Pentagono. Circa 12 mila soldati Usa passeranno
sotto il comando Isaf (attualmente britannico), sopperendo al mancato invio di
truppe da parte degli alleati. Solo 8 mila soldati Usa rimarranno inquadrati
nella missione Enduring Freedom.
Aspettando il comando
unificato Usa. Ma si tratta solo di un fase transitoria e, per così dire,
illusoria. Infatti tra pochi mesi le due missioni verranno unificate sotto comando
statunitense: nel febbraio 2007 il generale Usa Dan McNeill assumerà il comando
sia della missione Isaf che di Enduring Freedom. A quel punto ogni distinzione
tra
le due missioni verrà meno e gli Stati Uniti avranno finalmente raggiunto il loro
obiettivo: coinvolgere le truppe alleate della Nato, formalmente impiegate
nella missione “di pace” Isaf, nella guerra contro i talebani.
“Impossibile
sconfiggere i talebani”. Talebani che però, nel frattempo, sono diventati
così forti che a Washington molti iniziano a dubitare di riuscire a
sconfiggerli militarmente. Pochi giorni fa, il capogruppo della maggioranza
repubblicana al Senato, Bill Frist, ha dichiarato che la guerra contro i ribelli
Talebani “non potrà mai essere vinta” e che occorre uno sforzo per “portare
coloro che si definiscono talebani nel governo del paese”. Secondo il senatore
Frist
i talebani sono ormai troppo numerosi e popolari tra la popolazione per essere
sconfitti sul campo di battaglia.
Iniziano a rivoltarsi
anche i mujaheddin. L’analisi di Frist è esatta. Ma il suo auspicio è
irrealistico. Non solo perché i talebani, dopo cinque anni di guerra e 25mila
morti, non accetterebbero mai di entrare in un governo filo-americano. Ma anche
perché la tendenza attuale è esattamente contraria, nel senso che un numero crescente
di ex comandanti mujaheddin che finora avevano appoggiato l’occupazione Usa e
il governo Karzai hanno deciso di ribellarsi. “Si tratta di comandanti di
piccoli gruppi armati – spiega ad Asia
Times Said Rasul, mullah della provincia di Zabul – che conducono azioni
sporadiche contro le forze Usa e governative agendo in maniera isolata, senza
alcun coordinamento con le strutture di comando dei talebani”.Enrico Piovesana