
“Teheran si è svegliata come tutti gli altri giorni, profondamente disillusa.”
Così Piruz, giovane artista di Teheran, ci racconta al telefono il clima che
si respira nella capitale iraniana.
“Parlando con la gente si avverte un diffuso senso di amarezza. Nessuno si chiede
chi vincerà le elezioni o cosa accadrà domani, lo sanno già. In Iran si sa tutto
con largo anticipo, visto che non cambia mai niente.”
Il tono di Piruz non è quello che ci si può aspettare da un giovane che fa politica
in una giornata molto attesa come questa. “Il problema è che la maggioranza assoluta
degli iraniani è delusa. Non vuole andare a votare oggi e addirittura si rammarica
di averlo fatto in passato.”
La delusione, spiega il pittore di Teheran, è dovuta al naufragio di tutte le
aspettative che avevano accompagnato la salita al potere di Khatami.
“Per tutti, ma soprattutto per donne e giovani, per la prima volta c’era una
speranza di cambiamento reale. La libertà di stampa e quella di fare politica
attiva sembravano finalmente una realtà, ma tutto questo è rimasto solo un sogno.”
Piruz sottolinea come “alla repressione, purtroppo, uno finisce per abituarsi.
Vivi giorno per giorno, sperando che non accada nulla a te o a qualcuno dei tuoi
cari. Alla fine la popolazione si occupa di portare qualcosa in tavola da mangiare,
soprattutto in una città come Teheran, dove il costo della vita è altissimo.”
Khatami, nel 1997, aveva rappresentato una scossa in questo torpore. Il giovane
iraniano racconta come “tantissima gente ritrovò interesse per la politica e la
partecipazione, soprattutto i giovani e le donne. Avevano voglia di cambiare le
cose, perché lo credevano possibile. Alla fine è stato peggio. Se non hai aspettative,
non puoi rimanere deluso. Tutti quelli che avevano creduto in Khatami e nelle
sue promesse ora sono orfani anche della speranza.”
“La reazione a queste elezioni farsa prive di qualunque legittimazione democratica
possono provocare due reazioni”, continua Piruz, “un’astensionismo di massa o
una svolta violenta della delusione popolare. Sinceramente credo che sarà il boicottaggio
del voto a prevalere, ma aspettiamo…non si può mai dire.”
Stando a quello che racconta Piruz, il clero conservatore, che pure si è liberato
in pratica dell’opposizione, avverte comunque il bisogno di assicurarsi una vittoria
sonante nei numeri.
“Le voci che circolano sui taxi collettivi, l’unico posto in Iran, dove si fa
politica liberamente,
parlano di migliaia o addirittura milioni di carte d’identità fatte stampare
per l’occasione”, racconta il pittore di Teheran, “qui non esiste certificato
elettorale. Ci si presenta al seggio con un documento d’identità e si vota. Nessuno
controlla con cura, quindi ci sono personaggi che votano tre volte.”
La città come vive una giornata che, in occidente, è molto attesa?
“Le strade sono un delirio, ma solo per il solito traffico tremendo che soffoca
la capitale, inquinandola in modo infernale. Non ci sono state manifestazioni,
se non qualche protesta alla cittadella universitaria, di cui però non ha notizia
nessuno. I mezzi d’informazione sono così controllati che la gente non li segue,
salvo un paio di testate giornalistiche che sono sempre a rischio di chiusura.
Comunque, fino ad ora, non si notano tentativi di militarizzare la città.”
Non manca invece la propaganda e la retorica, dice Piruz, che racconta di come
“si sentono discorsi allucinati come quello dell’ayatollah supremo Khamenei, che
invita ad andare a votare perché ogni scheda messa nell’urna è un colpo al cuore
degli Stati Uniti!”
Nei giorni che hanno preceduto le elezioni però, le opposizioni escluse, hanno
fatto sentire la loro voce. Soprattutto Reza, il fratello di Khatami, è sembrato
prendere la guida di tutti quelli che chiedono dei cambiamenti.
Questo potrebbe voler dire che magari, i dissidenti, si sono organizzati per
il giorno delle elezioni?
“Lo escludo. Le voci che arrivano dall’estero sono praticamente inascoltate,
semplicemente perché i mezzi d’informazione non le riportano. All’interno poteva
succedere qualcosa di concreto se Khatami, invece di alternare dichiarazioni forti
ad altre tranquillizzanti, ma poi alla fine accettando l’elezioni, avesse dato
le dimissioni mettendosi alla testa dell’opposizione. Come sempre da quando è
al potere, nei momenti decisivi, ha optato per il profilo istituzionale.”
Cosa c’è da aspettarsi allora da questa tornata elettorale?
“Dalle voci che si ascoltano al mercato o per strada credo un boicottaggio di
massa, che sarà più o meno messo a tacere dal regime. Per il resto, la gente mi
sembra più preoccupata del capodanno iraniano, una delle festività non islamizzata
che derivano dalla tradizione persiana del mio Paese,
a cui tengono molto anche se hanno pochi soldi. Staremo a vedere.”