“Per il Messico è una scoperta senza precedenti”, hanno
dichiarato gli archeologi che si sono trovati di fronte all’altare preispanico
e alla scultura monumentale, venuti alla luce durante gli scavi in via
Guatemala, nel Conjunto Ajaracas, di fronte al Museo del Templo Mayor di Città
del Messico, dove sorgerà il Centro delle Arti dei popoli indigeni.
L'altare. Alvaro Barrera, dell’Istituto Nazionale di Antropologia e
Storia (Inah) e responsabile del Programma di archeologia urbana di Città del
Messico, ha raccontato che si tratta di un altare azteco unico nel suo tipo. È
finemente intarsiato alla base, con due fregi che rappresentano uno il dio
Tlaloc, dio della pioggia, e l’altro una divinità legata all’agricoltura, che
corrisponde al periodo della IV tappa della costruzione del centro cerimoniale
azteco, al tempo dell’imperatore Moctezuma I (1440-1469). La zona della
scoperta era il cuore della Gran Tenochtitlan, la città degli aztechi
conquistata dagli spagnoli nel 1521, al tempo di Moctezuma II.
È la prima volta che un’opera simile viene ritrovata nel
centro cerimoniale ed è la prima volta che gli archeologi si trovano davanti a
questo tipo di sculture. “Sono opere di buona qualità – spiega Barrera – molto
ben fatte con tutti gli attributi ben intagliati”. Ai piedi dell’altare sono
state riscontrate resti di offerte, fra cui conchiglie, lumache e residui di
coppale
Il monolite. La scultura invece “è poco più di 3 metri e mezzo di
larghezza”, spiega Barrera, “in pietra rosa delle Ande”, la stessa usata per la
dea della luna. Potrebbe anche aver avuto forma rotonda o rettangolare, ma dato
che gli studiosi sono tuttora impegnati nei tentativi di riesumarla, è ancora
impossibile saperne di più. Sembra che la parte alta sia riccamente lavorata,
mentre quella inferiore contiene una zona incavata, molto probabilmente utile
a
deporre le offerte.
A prima vista, gli archeologi l’hanno collegata al dio della
pioggia, alla stregua del vicino altare e hanno dedotto che possa corrispondere
al periodo fra il 1505 e il 1521.
Solo fra un po’ di giorni, compiuti i lavori di estrazione,
ne sapremo di più. Ma la soddisfazione è tanta.
Città sepolta. Unanime la considerazione che si tratti di scoperte
importantissime. Gli scopritori le hanno definite addirittura “senza
precedenti”, mentre altri studiosi si limitano a dire che sono le più
significative almeno da 29 anni a questa parte, quando venne trovato il
monolite della dea Coyolxauqui.
Il ritrovamento rientra nei lavori di scavo iniziati nel
2000 per mettere l’aria condizionata al Museo, che hanno già portato alla luce
veri e propri gioielli archeologici, ma mai di questo calibro.