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Il presidente georgiano Mikheil Saakashvili alla fine
ha ottenuto quello che voleva: far perdere la pazienza alla Russia. Visto che
il
Cremlino non ha raccolto nessuna delle innumerevoli provocazioni militari attuate
nelle regioni georgiane controllate dai separatisti sostenuti da Mosca (Abkazia
e Ossezia del Sud), giovedì scorso il nazionalista e filo-americano “Sasha” ha
deciso di colpire direttamente l’orgoglio nazionale russo arrestando a Tbilisi
quattro
agenti segreti russi accusati di spionaggio. E’ stata la goccia che ha fatto
traboccare il vaso.
L’embargo russo. La
Russia, dopo aver accusato la Georgia di “terrorismo di Stato”, ha interrotto
le
relazioni diplomatiche con Tbilisi espellendo i rappresentanti georgiani in
Russia e richiamando i propri dalla Georgia. Ha interrotto anche le
comunicazioni stradali, ferroviarie, aeree e marittime tra i due Paesi.
Rimesse ed energia.
La Duma sta inoltre preparando un provvedimento che bloccherà anche i
trasferimenti monetari dalla Russia verso la Gerogia, una misura che impedirebbe
a 300 mila georgiani che lavorano in Russia di inviare le proprie rimesse in
patria, che per l’economia georgiana rappresentano un risorsa assai rilevante,
pari
al 4 per cento del Pil.
La Georgia verso la
Nato. Sullo sfondo di questa crisi c’è la “guerra fredda” tra Usa e Russia
per il controllo sul Caucaso meridionale e, in prospettiva, sulle rotte del
petrolio e del gas del bacino del Mar Caspio. Una partita che al momento vede
Washington in netto vantaggio, con la Georgia che il 16 settembre ha ricevuto
il via libera definitivo all’ingresso nella Nato, previsto per l’anno prossimo.
Per accelerare i tempi, il Senato Usa ha approvato sabato (due giorni dopo l’arresto
delle spie russe) un finanziamento di 10 milioni di dollari destinati alla
Georgia. Mosca, furente all’idea di trovarsi la Nato ai confini meridionali,
potrebbe essere tentata di agire prima che sia troppo tardi, provocando un cambio
di regime a Tbilisi. Enrico Piovesana